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giovedì 30 gennaio 2020

Anniversario della morte di Gandhi

Il 30 gennaio 1948 venne ucciso il Mahatma Gandhi. Per saperne un po' di più sull'omicidio e sull'assassino potete cliccare qui e qui.
Oggi lo voglio ricordare con una sua breve considerazione sulla carta stampata che può essere utile anche oggi.

"I giornali hanno un'influenza potente. E' compito dei direttori badare a che nei loro giornali non venga pubblicato niente di falso che possa eccitare il pubblico.
I direttori dovrebbero prestare la massima attenzione alle notizie che intendono dare e al modo di darle.
Dove esiste l'indipendenza, è praticamente impossibile per i governi controllare la stampa. E' compito dei lettori tenere strettamente d'occhio i giornali e mantenerli sul retto sentiero. 
Un pubblico illuminato rifiuterà di appoggiare giornali sediziosi o indecenti."

Harijan 19 ottobre 1947            Mohandas Karamchenad Gandhi








giovedì 8 agosto 2019

Quit India



L'8 agosto 1942, il Mahatma Gandhi inferse l’ultima spallata al dominio britannico in India: il “Quit India”, un chiaro invito agli inglesi: fuori dall'India.
“Vi dò un breve mantra – disse Gandhi a migliaia di attivisti riuniti a Bombay - imprimetelo nel vostro cuore e lasciate che ogni vostro respiro gli dia espressione. Il mantra è ‘do or die’, 'agire o morire’. O saremo liberi o moriremo nel tentativo di esserlo”.
La mobilitazione, che doveva consistere in una disobbedienza civile generalizzata, iniziò in tutta l’India il giorno dopo, ma non vi parteciparono i leader del Congresso perché nella notte tra l’8 e il 9 agosto vennero arrestati in massa a cominciare da Gandhi e da sua moglie Kasturba.
L’arresto dei principali esponenti indipendentisti esacerbò ancora di più gli animi e in tutto il subcontinente si verificarono scioperi, boicottaggi, violenze e scontri. Morirono migliaia di manifestanti e gli arresti furono oltre 60.000.
Col passare del tempo, e a seguito della durissima repressione britannica, la mobilitazione perse vigore, ma solo nel 1944 Gandhi e i leader del Congresso vennero liberati. 
Un altro colpo, forse quello decisivo, venne così dato all’illegittima occupazione britannica in India, la strada per l’indipendenza, che venne ottenuta dopo tre anni, era ormai spianata.
"La nostra non è una spinta per il potere – disse il Mahatma - ma puramente una lotta non violenta per l'indipendenza dell'India".






giovedì 31 gennaio 2019

30 gennaio, anniversario della morte di Gandhi

Oggi è l'anniversario della morte di Gandhi. Sulla fine violenta del Mahatma ho già scritto (clicca qui) e anche sul suo assassino.


Oggi lo voglio ricordare con questo suo pensiero.

"Credo che, in un certo qual modo, siamo tutti dei ladri. Se prendo qualcosa di cui non ho bisogno, la rubo a qualcun altro. La natura produce ogni giorno a sufficienza per i bisogni di tutti. Se ciascuno di noi prendesse per sè soltanto il necessario, al mondo non vi sarebbe povertà e non vi sarebbe fame.
Fino a che esisterà diseguaglianza, significherà che abbiamo continuato a rubare.<...>
Ci sono milioni di persone in India che vivono mangiando soltanto una volta al giorno e quel pasto è un chapati (focaccia) senza olio e con un po' di sale. Voi ed io non abbiamo diritto a niente di più fin tanto che questi milioni non saranno vestiti e nutriti."

Mohandas Karamchand Gandhi





lunedì 1 ottobre 2018

2 ottobre, compleanno di Gandhi






Gandhi a Downing Stree - Londra
Nome: Mohandas Karamchand Gandhi

Soprannome: Mahatma o Bapu

Data di nascita: 2 ottobre 1869
Luogo di nascita: Porbandar - Gujarat (India)

Coniuge: Kasturba Makhanji Kapadia (1869-1944), sposata nel 1882

Figli: Harilal (1888-1948), Manilal (1892-1956), Ramdas (1897-1969), Devdas (1900-1957)

Studi: laureato in giurisprudenza all'University College di Londra (1886-1891)

Professione: avvocato in India (1891-1893) e legale dell'azienda Dada Abdullah & Co. nel Natal, provincia del Sudafrica

Fondazione del Natal Indian Congress: 1893

Fondazione dell'Ashram di Phoenix - Durban: 1904

Ritorno definitivo in India: 9 gennaio 1915

Massacro di Amristar13 aprile 1919

Prima campagna di disobbedienza civile: 6 aprile 1919

Marcia del sale: 12 marzo - 6 aprile 1930

Quiet India: 13 aprile 1942, manifestazione nonviolenta di massa contro i britannici

Primo arresto: 1908 in Sudafrica

Numero di arresti: 12

Anni di prigione 13

Indipendenza dell'India e partizione col Pakistan: 15 agosto 1947

Data della morte: 30 gennaio 1948

Nome dell'assassino: Nathuram Vinayak Godse








lunedì 29 gennaio 2018

70th anniversary of Gandhi's death

Gandhi Smriti: the exact place where Gandhi was killed in Delhi
On January 30, 1948, Mohandas Karamchand Gandhi, the Mahatma, was killed by Nathuram Godse, a Hindu fundamentalist.
For details on his death you can click here, for a brief biography of his killer here.
Gandhi was in Delhi and was staying at the Birla House. in the afternoon, at 17.17, when he went to the garden where he prayed every day, he was hit by three gunshots.
This year is the 70th anniversary of his death and I want to remind him with some thoughts of the Mahatma on death.

"What a comforting thought it is to think of death, whenever it comes, as a wise plan in the economy of nature ? If we could realise this law of our being and be prepared for death as a welcome friend and deliverer we should cease to engage in the frantic struggle for life. We shall cease to want to live at the cost of other lives and in contempt of all considerations of humanity.  Such realization is impossible without a due conception of the definite and grave limitations of the body and an abiding faith in God and His unchangeable Law of Karma. [...]
As Hindus we ought to be the least affected by the thought of death, since from the very cradle we are brought up on the doctrines of the spirit and the transitoriness of the body. [...] Our scriptures tell us, that childhood, old age and death are incidents only to this perishable body of ours and that man's spirit is eternal and immortal. That being so, why should we fear death ? And where there is no fear of death there can be no sorrow over it either."


Mohandas Karamchand Gandhi - Young India 1927-1928






70° anniversario della morte di Gandhi

Gandhi Smriti: il luogo esatto dove venne ucciso Gandhi a Delhi
Il 30 gennaio del 1948 Mohandas Karamchand Gandhi, il Mahatma, venne ucciso da Nathuram Godse, un integralista hindu.
Per i particolari sulla sua morte potete cliccare qui, per una breve biografia del suo assassino qui.
Gandhi si trovava a Delhi e alloggiava presso la Birla House. nel pomeriggio, alle 17.17, mentre si recava nel giardino dove quotidianamente pregava, venne colpito da tre colpi di pistola.
Quest'anno ricorre quindi il 70° anniversario della sua morte e voglio ricordarlo con alcuni pensieri del Mahatma proprio sulla morte.

"Che pensiero confortante è pensare alla morte come un piano saggio nell'economia di natura? Se potessimo realizzare questa legge del nostro essere ed essere pronti per la morte come amica benvenuta e liberatrice, smetteremmo di impegnarci nella frenetica lotta per la vita. Smetteremo di voler vivere a spese degli altri e nel disprezzo di ogni considerazione verso l'umanità.
Tale realizzazione è impossibile senza una dovuta consapevolezza dei limiti definiti ed enormi del corpo e senza una fede duratura in Dio e nella Sua Legge immutabile del Karma. [...]
Come indù dobbiamo essere i meno colpiti dal pensiero della morte, perchè sin dalla culla siamo cresciuti con le dottrine sullo spirito e sulla transitorietà del corpo. [...]
Le nostre scritture ci dicono che l'infanzia, la vecchiaia e la morte sono episodi che riguardano solo questo nostro corpo deperibile e che lo spirito dell'uomo è eterno e immortale. Stando così le cose, perché dovremmo temere la morte? E dove non c'è paura della morte non ci può essere alcun dolore per essa". 



Mohandas Karamchand Gandhi - Young India 1927-1928





martedì 16 gennaio 2018

Gandhi secondo Arundhati

Avevo già scritto del volume "Annihilation of caste" di B.R. Ambedkar con introduzione di Arundhati Roy in un precedente post. All'epoca esisteva solo l'edizione in inglese (Ed. Navayana) che mi ero procurato a Mumbai, ora, grazie all'Editrice Castelvecchi, è possibile leggere in italiano il volume e ve lo consiglio caldamente.
Il volume è importante non solo per capire un po' di più il significato del varnasrama dharma, il sistema castale in India, ma anche per avere una visione un po' più critica del pensiero e dell'opera di Gandhi rispetto alla visione agiografica che si è imposta nel mondo.
Non torno a parlare dell'illuminato discorso mai pronunciato da Ambedkar (1936) per cui rimando al vecchio post, volendomi soffermare su quanto A. Roy sostiene di Gandhi in ordine ad alcuni temi quali la razza e le caste. Posizioni per le quali la Roy definisce polemicamente Gandhi "il santo dello status quo".
E' noto che Gandhi fosse assolutamente convinto che la tradizionale organizzazione sociale dell'India fosse un sistema funzionale e rispondente alle esigenze di tutti e sulle caste pensava che "il vasto sistema delle caste rispondeva non solo alle esigenze religiose della comunità, ma anche a quelle politiche. Attraverso il sistema delle caste gli abitanti dei villaggi risolvevano i loro affanni interni e fronteggiavano qualsiasi oppressione" e ancora "io credo che se la società indù è stata in grado di sopravvivere, è perchè è fondata sul sistema delle caste... Distruggere il sistema delle caste e adottare il sistema sociale europeo occidentale significherebbe per gli indù abbandonare il principio dell'occupazione ereditaria, che è l'anima del sistema delle caste."
Gandhi sosteneva l'eguaglianza di tutte le caste e la necessità di far rientrare nel sistema castale i fuoricasta, ma risulta davvero difficile sostenere l'eguaglianza di un pulitore di latrine, che è pulitore di latrine perchè nato da un altro pulitore di latrine, che si potrà sposare soltanto con una pulitrice di latrine e i cui figli saranno pulitori di latrine... con un uomo di casta sacerdotale, un commerciante o anche solo un contadino.
La Roy mette sotto una luce diversa da quella tradizionalmente creduta, anche la famosa vicenda sudafricana di Gandhi cacciato dalla carrozza ferroviaria di Prima Classe perchè non bianco.
"Quello che offese Gandhi - scrive Roy - fu il fatto che gli indiani liberi venuti in Sudafrica per affari fossero trattati alla stessa stregua dei nativi neri africani. La tesi di Gandhi era che gli indiani fossero sudditi britannici e avessero quindi diritto a un trattamento paritario sulla base del decreto della Regina Vittoria del 1858".
E a riprova della scarsa considerazione che Gandhi aveva dei kaffir (così erano chiamati i neri in Sudafrica), Roy ricorda che una delle prime vittorie del Mahatma in quel paese fu quella di ottenere una terza entrata all'Ufficio Postale di Durban che originariamente aveva solo due ingressi uno per i "bianchi" e l'altro per i "negri". La terza entrata era per gli indiani, affinchè non fossero costretti ad utilizzare l'entrata destinata ai "negri".




Arundhati about Gandhi

I had already written about "Annihilation of caste" by B.R. Ambedkar with introduction of Arundhati Roy in a previous post. At that time there was only the English edition (Ed. Navayana) that I had obtained in Mumbai, now, thanks to Editrice Castelvecchi, you can read the volume in Italian and I highly recommend it.
The book is important not only to understand a little more the meaning of varnasrama dharma, the caste system in India, but also to have a slightly more critical view of Gandhi's thought and work with respect to the hagiographic vision that it is imposed in the world.
I do not go back to talk about the enlightened speech never pronounced by Ambedkar (1936) so I refer to the old post, wanting to dwell on what A. Roy supports Gandhi in order to some issues such as race and caste. Positions for which Roy defines polemically Gandhi "the saint of the status quo".
It is well known that Gandhi was absolutely convinced that the traditional social organization of India was an absolutely functional system responding to the needs of everyone and on caste thought that "the vast organisation of caste answered too only the religious wants of the community, but it answered too its political needs. The villagers managed their internal affairs through the caste system , and through it they dealt with any oppression from the ruling power o powers" and again "I believe that if the Hindu society has been able to stand, it is because it is founded on the caste system ... To destroy the caste system and adopt the Western European social system would means that Hindus must give up the principle of hereditary occupation which is the soul of the caste system."
Gandhi belived that there should be no hierarchy between castes, that all castes should be considered equal and that avarna castes should be brought into caste system. But it is very difficult to support the equality of a latrine cleaner, who is a latrine cleaner because he was born of another latrine cleaner, who can marry only with a latrine cleanser and whose children will be latrine cleaners ... with a man of priestly caste, a merchant or even a peasant or a worker.
The Roy puts in a different light from that traditionally believed, even the famous South African story of Gandhi chased by the train carriage First Class because not white.
"Gandhi - writes Roy - was not offendet by racial segregation. He was offended that passenger indians who had come to South Africa to do business, were being treayed on a par with native Black Africans. Gandhi's argument was that passengers Indians were British subjects and therefore had the right to equal treatment on the basis of Queen Victoria's 1858 proclamation.
And as evidence of the poor consideration that Gandhi had about kaffir (as blacks were called in South Africa), Roy recalls that one of Mahatma's first victories in that country was to get a third entry to the Durban Post Office which originally had only two doors one for "white" and the other for "blacks". The third entry was for the Indians, so that they were not forced to use the entrance intended for the "blacks".





giovedì 24 agosto 2017

Ancora Delhi


Nella foto di fianco potete vedere il luogo esatto dove il Mahatma Gandhi venne ucciso il 30 gennaio 1948. Siamo a Gandhi Smriti la residenza messa a disposizione di Gandhi a Delhi dal grande industriale indiano Birla. Ora c'è un memoriale e  un museo multimediale sul Mahatma. 
La visita è molto emozionante anche perché è possibile ripercorrere il percorso esatto fatto da Gandhi per andare dalla casa al luogo in cui fu ucciso mentre si recava alla preghiera serale. Lungo il percorso infatti sono state disegnate per terra le orme dei piedi.
I Lodi Gardens sono un altro posto di Delhi da visitare assolutamente. Si tratta di un parco curatissimo realizzato nel 1400 all'interno del quale, tra una vegetazione rigogliosa, sono collocati monumenti molto belli come la Bara Gumbaud (foto a destra) altre tombe e moschee tutte appartenenti ai regni Sayyid e Lodi che governarono Delhi dai primi anni del 1400 al 1526.
Si può viceversa fare assolutamente a meno di andare a visitare il Lakshmi Narayana Temple, conosciuto come Binda Mandir, che venne inaugurato da Gandhi nel 1938 e aperto a tutti, inclusi fuoricasta e non hindu, ma di scarso interesse sia artistico che di culto.







sabato 21 gennaio 2017

January 30, Anniversary of Gandhi's death



The January 30, 1948 Nathuram Godse killed Mahatma Gandhi in Delhi, while he was on his way to prayer.

* * * * * 

Non-possession is allied to non-stealing. A thing not originally stolen must nevertheless be classified as stolen property if we possess it without needing it. Possession implies provision for the future. A seeker after truth, a follewer of of the law of love, cannot hold anything against tomorrow. God never stores for the morrow; He never creates more than what is strictly needed for the moment. If, therefore, we repose faith in His providence, we should be assured that He will give us every day our daily bread, meaning everything we require.[...]
Our ignorance or negligence of the Dine Law, which gives to man from day to day his daily bread and no more, has given rise to inequalities with all the miseries attendant upon them.
The rich have a superfluous store of things which they do not need, and which are therefore neglectet and wasted; while millions starve to death for want of sustenance. 
If each retained possession only of what he needed, no one would be in want and all would live in contentment. As it is, the rich are discontented no less than the poor. The poor man would fain become a millionaire, and the millionaire a multi-milionaire. [...]
If only the rich keep their own property within moderate limits, the starving will be easily fed and willlearn the lesson of contentment along with the rich.
perfect fulfilment of the ideal of non-possession requires that man should, like the birds, have no roof over his head, no clothing and no stock of food for the morrow. He will indeed need his daily bread, but it will be God's business, and not his, to provide it. Only very very few, it any at all, can reach this ideal. We ordinary seekers may not be repelled by the seeming impossibility. But we must keep the ideal costantly before us, and in the light thereof critically examine our possessions and try to reduce them.
Civilization, in the real sense of the term, consists not in the multiplication, but in the deliberate and voluntary reduction of wants.


Mohandas Karamchand Gandhi



30 Gennaio: Anniversario della morte di Gandhi




Il 30 gennaio 1948 Nathuram Godse uccise il Mahatma Gandhi a Delhi, mentre si stava recando alla preghiera.


* * * * *


"Il non possedere è alleato del non rubare. Una cosa inizialmente non rubata va ugualmente considerata rubata se la possediamo senza averne bisogno.
Il possesso implica l'accumulo per il futuro. Un cercatore della verità, un seguace della legge dell'amore, non può avere nulla in vista del domani. Dio non fa mai scorte per il domani. Non crea mai più cose di quelle che sono strettamente necessarie per il momento presente. Quindi, se abbiamo fede nella sua provvidenza, dobbiamo essere certi che ogni giorno ci darà il nostro pane quotidiano, cioè tutte le cose che ci occorrono.[...]
La nostra ignoranza o negligenza della legge di Dio, che dà all'uomo giorno per giorno il suo pane quotidiano e niente di più,  è all'origine di tutte le diseguaglianze con tutte le miserie che ad esse si collegano. I ricchi hanno scorte superflue di cose di cui non hanno bisogno e che restano, perciò, dimenticate e sprecate, mentre ci sono milioni di morti per mancanza di sostentamento.
Se ognuno si limitasse a possedere soltanto ciò di cui necessita, nessuno si troverebbe in stato di bisogno e tutti vivrebbero appagati. 
Così come stanno le cose, i ricchi sono scontenti non meno dei poveri. Il povero diventerebbe volentieri milionario e il milionario multimilionario.[...]
Se i ricchi trattenessero le loro proprietà in quantità ragionevoli, si potrebbe facilmente nutrire gli affamati ed insegnare loro la lezione di sapersi accontentare, insieme ai ricchi.
Il perfetto conseguimento dell'ideale del non-possesso comporta che un uomo dovrebbe, come gli uccelli, non avere nè tetto sopra la testa, nè vestito, nè alcuna riserva di cibo per il domani. Egli dovrebbe considerare necessario solo il pane quotidiano, ma sarà compito di Dio non suo di fornirglielo. Soltanto pochissimi, se mai alcuno, riescono a raggiungere tale ideale. Noi, comuni cercatori, non dobbiamo lasciarci scoraggiare dall'apparente impossibilità. Dobbiamo bensì tenere costantemente di fronte a noi questo ideale e, alla sua luce,  esaminare criticamente il nostro possesso e cercare di ridurlo.
La civiltà, nel vero senso del termine, non consiste nella moltiplicazione, ma nella deliberata e volontaria riduzione dei bisogni."

Mohandas Karamchand Gandhi





domenica 17 aprile 2016

Ambedkar and Annihilation of Caste

B. R. Ambedkar
I just finished reading "Annihilation of Caste: The annotated critical edition" of Bhimrao Ramji Ambedkar with the introduction of Arundhati Roy entitled "The Doctor and the Saint" (Ed. Navayana - New Delhi).
This is the inaugural speech that Ambedkar would have to say in 1936 at a conference which was later canceled because of the explosiveness of the contents of the text which he had previously sent to the organizers.
Ambedkar (1891-1956) was a lawyer, graduated in the United States and the United Kingdom in law and economics, chairman of the committee that wrote the constitution of independent India. But it was also, or above all, a Dalit, an outcast, and throughout his life he fought against the institution of castes in India and came to the belief that the castes were inextricably linked to Hinduism and to eliminate them it was necessary to abandon the Hindu faith, which he did by converting to Buddhism.
In the text, in rational and consequential way, Ambedkar says just that.
The existence of castes "killed public spirit - says Ambedkar - has destroyed the sense of public charity" and disputes the view that the castes represent a normal division of labor, not being based on attitudes, but on the birth and on the "dogma of predestination".
And the blame for this where it is? In Hinduism. "What is wrong is our religion - Ambedkar writes  - which inculcated the notion of caste and the real remedy is to destroy the belief in the sanctity of the shastras, the sacred texts of Hinduism" beginning with the Rig Veda, in which it gives account of the birth of castes, ending with Manusmirti (the Code of Manu) with respect to which Ambedkar says "there is no code of laws more infamous regarding social rights that the laws of Manu."
Hinduism criticism continues in the text to be maintained that "the Hindu religion, as contained in the Vedas and smirtis, is nothing but a mass of  sacrificial, social, political, and sanitaryrules and regulations, all mixed up. What is called religion is really by the Hindus is nothing but a multitude of commands and prohibitions" and concludes "I have no hesitation in saying that such a religion must be destroyed".
The text could not be accepted by the conference organizers, they tried to convince Ambedkar to change it but getting only a rejection. The conference was then canceled and Ambedkar published the text at their own expense.
The controversy that the publication aroused was great and even Mahatma Gandhi intervened in Harijan magazine in defense of Hinduism and its texts. But I will speak about in a future post.






Ambedkar e le caste

B.R. Ambedkar
Ho appena finito di leggere "Annihilation of caste: The annotated critical edition" di Bhimrao Ramji Ambedkar con l'introduzione di Arundhati Roy dal titolo "Il dottore ed il santo" (Ed. Navayana - New Delhi).
Si tratta della prolusione che Ambedkar avrebbe dovuto pronunciare nel 1936 ad un convegno che poi venne annullato proprio per l'esplosività del contenuto del testo che aveva preventivamente inviato agli organizzatori.
Ambedkar (1891-1956) era avvocato, laureato negli Stati Uniti e nel Regno Unito in discipline giuridiche ed economiche, presidente della commissione che scrisse la costituzione dell'India indipendente. Ma era anche, o soprattutto, un Dalit, un fuori casta e per tutta la sua vita lottò contro l'istituzione delle caste in India giungendo alla convinzione che le caste erano indissolubilmente legate all'induismo e che per eliminarle era necessario abbandonare la fede hindu, cosa che lui fece convertendosi al buddhismo.
Nel testo, in modo razionale e consequenziale, Ambedkar sostiene proprio questo. 
L'esistenza delle caste "ha ucciso lo spirito pubblico - dice Ambedkar - ha distrutto il senso della carità pubblica" e contesta l'opinione che le caste rappresentino una normale suddivisione del lavoro, non essendo basata su attitudini, ma sulla nascita e sul "dogma della predestinazione"
E la colpa di tutto questo dove si trova? Nell'induismo. "Ciò che è sbagliata è la nostra religione - scrive Ambedkar - che ha inculcato la nozione di casta e il reale rimedio è distruggere la fede nella santità dei shastra, i testi sacri dell'induismo" a cominciare dal Rig Veda, nel quale si dà conto della nascita delle caste, per finire con Manusmirti (il Codice di Manu) riguardo al quale Ambedkar dice "non esistono leggi più infami riguardo ai diritti sociali che le leggi di Manu".
La critica all'induismo continua nel testo fino a sostenersi che "la religione Hindu come contenuta nel Veda e nelle smirti, non è nient'altro che una massa di norme e regole sacrificali, sociali, politiche e sanitarie mescolate insieme, ciò che è chiamata religione hindu non è nient'altro che una moltitudine di comandi e proibizioni" e conclude "non ho esitazione a dire che tale religione deve essere distrutta".
Il testo non poteva essere accettato dagli organizzatori del convegno che cercarono di convincere Ambedkar a modificarlo ottenendo però solo un rifiuto. Il convegno venne allora annullato e Ambedkar pubblicò il testo a proprie spese.
La polemica che la pubblicazione suscitò fu ovviamente grandissima ed anche il Mahatma Gandhi vi intervenne nella rivista Harijan in difesa dell'induismo e dei suoi testi. Ma di questo parlerò in un prossimo post.

venerdì 30 gennaio 2015

30 gennaio 1948: in ricordo di Gandhi


Il 30 gennaio 1948 il Mahatma Gandhi venne ucciso. Come ogni anno lo ricordo con un suo pensiero.


"Il non possedere è alleato del non rubare. Una cosa inizialmente non rubata va considerata rubata se la possediamo senza averne bisogno. Il possesso implica l'accumulo per il futuro. Un cercatore della verità, un seguace dell'Amore, non può trattenere niente in vista del domani. Dio non fa mai scorte per il domani. Dio non crea mai niente di più di ciò che è strettamente necessario per il momento. Se abbiamo fede nella sua provvidenza, dobbiamo essere certi che ogni giorno ci darà ogni cosa ci occorrerà."

M. K. Gandhi




giovedì 2 ottobre 2014

Buon Compleanno Gandhi!

La stanza di gandhi a Mumbai

2 ottobre 1865 Anniversario 
della nascita di Gandhi

"Secondo me Dio è verità e amore, etica e moralità, assenza di paura. Dio è la sorgente della luce e della vita e tuttavia egli è al di sopra e al di là di esse. Dio è coscienza. Dio è lo stesso ateismo degli atei perchè nel suo infinito amore, permette all'atea di esistere. Dio è il cercatore di cuori, è colui che trascende discorso e ragione. Conosce noi e i nostri cuori meglio di noi stessi, non ci prende in parola perchè sa che spesso non parliamo seriamente, alcuni consapevolmente altri inconsapevolmente. Egli è un Dio personale per coloro che hanno bisogno della sua presenza personale, è un Dio con un corpo per coloro che hanno bisogno del suo tocco. E' la più pura delle essenze. Per coloro che hanno fede egli semplicemente 'è'. Egli è tutte le cose per tutti gli uomini. Lui è i noi e tuttavia sopra e oltre di noi."

Mohandas Karamchand Gandhi

(Young India 5 marzo 1925)


Happy Birthday Gandiji!

Gandhi's room in Mumbai
October 2, 1869 - The anniversary of Gandhi's birth

"To me God is truth and love, God is ethics and morality, God is fearlessness, God is the source of light and life and yet he is above and beyond all these. God is conscience. He is even the atheism of the atheist. For in his boundless love God permits the atheist to live. He is the searcher of hearts. He transcends speech and reason. He knows us and our hearts better than we do ourselves. He does not take us at our word for he knows that we often do not mean it, some knowingly and others unknowingly. He is a personal God to those who need His personal presence. He is embodied to those who need His touch. He is the purest essence. He simply is to those who have faith*. He is all things to all men. He is in us and yet above and beyond us".


Mohandas Karamchand Gandhi

(Young India March 5, 1925)









martedì 12 agosto 2014

Ancora Madurai



Mandala dipinto sul soffitto dello Sri Meenakshi Templum

Questo tempio lo vedrei e lo rivedrei. Si chiama Meenakshi Amman Temple ed è dedicato a Shiva e alla sua sposa, la Dea dagli occhi di pesce, Meenakshi appunto.
Questa ragazza, ovviamente bellissima, quando nacque aveva tre mammelle e le venne predetto che avrebbe perso il suo terzo seno quando Shiva l'avrebbe sposata. E così fu. Ora ai due dei e' dedicato questo tempio enorme, si estende per oltre sei ettari, che è sormontato da dodici gopuram, altissime torri (la più alta supera i 60 metri) intarsiate con migliaia di figure del Mahabharata, del Ramayana e dei vari Purana.
L'interno del tempio, costruito nel 1600, è assolutamente suggestivo, i soffitti sono dipinti con migliaia di mandala e storie di dei e i santuari si susseguono fino ad arrivare a quelli di Shiva e Meenakshi.
Di grande impatto la sala delle mille colonne, la sala della danza, il museo e la sala dedicata alla meditazione.


A Madurai, il Gandhi Museum e' un altro posto che vale la pena visitare. Oltre ad una dettagliata storia dell'India sotto il giogo britannico e della lotta per l'indipendenza, vi si trovano alcuni oggetti appartenuti al Mahatma, oggetti di uso quotidiano come gli occhiali, i sandali, alcune stoviglie per terminare con la veste che indossava al momento del suo assassinio, veste che è ancora macchiata del sangue di Gandhi.
Ma quando siete a Madurai, non limitatevi alle tre attrattive indicate dalle guide (Tempio di Meenaksi, Tirumalai Nayak Palace e Gandhi Museum), andate anche al Tiruparankundram.
Si tratta di un tempio un po' fuori dal centro dedicato a Murugan o Kartikeya (figlio di Dhiva e Parvati).
E' un tempio cui possono accedere anche non hindu ed è frequentato da molti fedeli e pochi turisti. Oltre a innumerevoli tabernacoli dedicati alle divinità shivaiti (Shiva, Parvati, Ganesh) ci sono molte statue e santuari dedicati a Murugan e al suo vahana, il pavone.
Il tempo ad oggi è stato clemente, pur essendo in piena stagione dei monsoni c'è sempre stato il sole.
A domani.

venerdì 2 maggio 2014

"Fa' quello che la tua coscienza ti dice"

"Fa' quello che la tua coscienza ti dice e la tua forza ti permette di fare. Ciò che gli altri possono consigliare non è il nostro dharma. Il dharma di ognuno è ciò che un uomo crede di essere. Come può un altro uomo conoscere il nostro cuore? Dovremmo, quindi, pregare Dio per aiutarci a riconoscere il nostro percorso. Egli è l'unica vera guida.
Questo scriveva Gandhi il 10 agosto 1935 a Bhujangigal Chhaya in una lettera che, insieme ad un'altra, è stata battuta all'asta la scorsa settimana.
Il testo è molto significativo e in linea con i principi etici dell'induismo e, in particolare, col messaggio della Bhagavad Gita, testo amatissimo da Gandhi.
Si tratta del concetto di svadharma o dharma individuale. Nell'induismo non c'è una morale che vale per tutti, ma una morale che vale per quella data persona, in quel determinato contesto temporale e sociale.  Ciò non significa relativismo etico nè significa che ognuno si sceglie la morale che più gli piace,  significa invece la necessità per ciascuno di conoscere se stesso al fine di individuare il proprio dharma. Si tratta di un impegno personale  fondamentale e - come scrive il Mahatma nella lettera - nessuno può aiutarci se non Dio.
Il testo delle lettere è in lingua Gujarati, la lingua di Gandhi,  una è scritta a mano e l'altra scritta a macchina e firmata dal Mahatma. Le lettere sono state vendute rispettivamente per 1.500.000 rupie (circa 18.000 euro) e 900.000 rupie (circa 11.000 euro).







"Do what your conscience tells you"

Do what your conscience tells you and your strength permits you to do. What others may advise is not one’s dharma. Dharma is what a man himself believes to be such. How can another man know our heart? You should, therefore, pray to God to help you recognise your path. He is the only true guide.”
This, on August 10, 1935, Gandhi wrote to Bhujangigal Chhaya in a letter which, along with another, was auctioned last week.
The text is very significant and in line with the ethical principles of Hinduism and, in particular, with the message of the Bhagavad Gita, text beloved by Gandhi.
This is the concept of svadharma or individual, personal dharma. In Hinduism there is not a morality which applies to everyone, but a morality which applies to a particular person, at that particular time and social context. This does not mean ethical relativism nor means that everyone chooses the moral he likes most, it means the need for everyone to know himself in order to identify his own dharma. It is a fundamental and personal commitment - as Mahatma wrote in that letter Mahatma - no one can help us but God.
The text of the letters is in Gujarati language, the language of Gandhi, one of those is a handwritten and one typed and signed by the Mahatma and which have been sold respectively to 1,500,000 rupees (about € 18,000 ) and 900,000 rupees ( approximately 11,000 Euros ).




sabato 15 febbraio 2014

The end justifies the means?


The end justifies the means? This the thought of Gandhi.

"The means may be likened to a seed, the end to a tree, and there is just the same inviolable connection between the means and the end as there is between the seed and the tree. We reap exactly what we sow."


M. K. Gandhi