domenica 23 novembre 2014

Which side is Krishna?



Krishna
Mahabharata. Attempts to avoid war between cousins Pandavas and the userpers Kauravas had failed. The war was inevitable and the two contenders were trying to form alliances with the neighboring king to put together numerous, powerful and victorious armies.
But which side is Krishna? The God, incarnation of Vishnu, the king of Dwaraka and his large and powerful army of invincible warriors, would support Yudhishthira and the other four Pandava brothers or Duryodhana? Krishna was related to both and the alliance with him was too precious.
It was urgent to send a mission to the kingdom of Dwaraka. For the Pandavas, Arjuna was sent, while the Kauravas left the same Duryodhana, the king who had usurped the throne of Hastinapura cousins winning by deception a dramatic game of dice.
Duryodhana came with a slight advance and then went first to the room where Krishna was still asleep and sat on the throne placed at the head of the bed. Arjuna followed him and stood with her hands folded at the foot of the bed where the king was sleeping.
When Krishna woke up, he saw Arjuna first and then Duryodhana and asked:
"Why do you come to me?"
"Soon there will be a great war between us - said Duryodhana - and we want to know with whom will fight your army. You are a friend and relative of both, and we know that you do not preferences."
"Given the situation here is what I will - Krishna said - one of you will be able to choose my powerful and invincible army, the other will choose me, I will be alone and I will not."
Duryodhana, to hear the offer, was glad to have come first because the first choice was his according to the tradition and he would choose the armies of Dwaraka and certainly not the help of one man.
"I came first - then told Duryodhana - and tradition has it that it is the first I choose." 
"You will also come first - Krishna said - but when I woke up I saw Arjuna first who was at my feet, in addition the tradition want that the youngest speaks first, then Arjuna will choose first."
On Duryodhana fell despair, he was certain that Arjuna would choose the army, but the Pandava hero said:
"I choose you, Krishna, alone and unarmed. I have no doubt. You will be my driver, you'll drive my chariot."
Duryodhana jumped for joy, had obtained the support of a strong and numerous army, now he was able to fight on the field of battle the hated cousins and their armies.
The outcome of the bloodiest war of humanity, depend on this choice too. Arjuna chose Krishna, the God on earth, which led him into the field of battle, telling him what to do and what not to do, and in front of that high moral guidance, the stronger and more numerous armies of the Kauravas succumbed.

Da che parte sta Krishna?


Krishna
Mahabharata. I tentativi di comporre il dissidio tra i cugini Pandava e gli usurpatori Kaurava erano falliti. La guerra era inevitabile e i due contendenti stavano cercando di stringere alleanze con i re confinanti per mettere insieme eserciti numerosi, potenti e vittoriosi.
Ma Krishna con chi stava? Il Dio, avatara di Vishnu, re di Dwaraka e il suoi numeroso e potente esercito di guerrieri invitti, avrebbe appoggiato Yudhishthira e gli altri quattro fratelli Pandava o viceversa Duryodhana? Krishna era parente di entrambi e l’alleanza con lui era troppo preziosa.
Era urgente inviare una missione nel regno di Dwaraka. Per i Pandava venne inviato Arjuna, mentre per i Kaurava partì lo stesso Duryodhana, il re che aveva usurpato il trono di Hastinapura ai cugini vincendo con l’inganno una drammatica partita a dadi.
Duryodhana arrivò con un leggero anticipo e quindi entrò per primo nella camera in cui Krishna ancora dormiva e si mise a sedere sul trono posto a capo del letto. Arjuna lo seguì e rimase in piedi con le mani giunte ai piedi del letto sul quale dormiva il re.
Quando Krishna si svegliò vide per primo Arjuna e poi Duryodhana e chiese:
“Per quale motivo siete venuti da me?”
“Fra poco ci sarà una grande guerra tra noi – disse Duryodhana – e  vogliamo sapere con chi schiererai il tuo esercito. Sei amico e parente di entrambi e sappiamo che non fai preferenze.”
“Vista la situazione ecco quello che farò – replicò Krishna –  uno di voi potrà scegliere il mio potente ed invitto esercito, l’altro potrà scegliere me, da solo e senza che io possa mai combattere.”
Duryodhana, a sentire l’offerta, si rallegrò di essere giunto per primo perché a lui spettava per tradizione la prima scelta e avrebbe scelto le armate di Dwaraka e non certo l’aiuto di un solo uomo per quanto saggio.
“Io sono arrivato per primo – disse allora Duryodhana - e la tradizione vuole che sia io il primo a scegliere.” “Tu sarai anche arrivato per primo – rispose Krishna – ma quando mi sono svegliato io ho visto prima Arjuna che era ai miei piedi, inoltre la tradizione vuole che parli per primo il più giovane, quindi sarà Arjuna a scegliere per primo.”
Su Duryodhana cadde lo sconforto, era certo che Arjuna avrebbe scelto l’esercito, ma l’eroe Pandava disse:
“Scelgo te Krishna, solo e senza armi. Non ho dubbi. Sarai il mio cocchiere, tu guiderai il mio carro.”
Duryodhana saltò di gioia, aveva ottenuto l’appoggio di un esercito forte e numeroso, ora poteva con tranquillità affrontare sul campo di battaglia gli odiati cugini e le loro armate.
L’esito della guerra più sanguinosa dell’umanità, dipese anche da questa scelta. Arjuna scelse Krishna, il Dio in terra, che lo guidò nel campo di battaglia, dicendogli cosa fare e cosa non fare e, di fronte a quella altissima guida morale, le più forti e numerose armate del Kaurava nulla poterono.

sabato 15 novembre 2014

Caffè indiano

Caffè indiano
Il profumo è intenso sin da quando comincia ad uscire dalla moka. Il gusto è corposo. Dopo averlo bevuto rimane un retrogusto dolce e amaro al tempo stesso. Buonissimo. E’ il mio prezioso caffè indiano che ho comprato questa estate, ma che sta – purtroppo – per finire. 

L’ho comprato in un caratteristico negozietto di Thiruvananthapuram, la ex Trivandrum, capitale del Kerala. Si trova in M.G. Road. E si chiama Sanker’s Coffe & Tea.
Al banco si può scegliere la miscela che si preferisce e la quantità voluta. Il gestore è molto gentile e spiega natura, origini e provenienza di ogni prodotto. E’ possibile farlo macinare in diretta o portarselo a casa in 
chicchi.
Quello che ho comprato l’ultima volta è originario di Wayanad, uno dei distretti del Kerala, stato sudoccidentale dell’India. E’ un posto splendido, collocato sulla catena montuosa dei Ghat Occidentali e dominato da una foresta tropicale lussureggiante.
Il nome deriva dalle parole Vayal, che significa riso, e Nadu, che significa luogo, terra. E’ la terra del riso, ma non solo, anche del tè, del pepe, dello zenzero e, appunto, del caffè. 
Se siete in zona, fate una deviazione perché merita davvero. 
Ora vi lascio perché il caffè è uscito.






Indian coffee

Indian coffe
The aroma is intense since it starts to get out of moka. The taste is full-bodied, after drinking remains a aftertaste sweet  and bitter at the same time. Delicious. It is my precious Indian coffee that I bought this summer, but that is - unfortunately - to finish. I bought it in a quaint little shop in Thiruvananthapuram, the former Trivandrum, capital of Kerala. It is located in M.G. Road. It is called Sanker's Coffee & Tea.

At the shop you can choose the mix that you prefer and the quantity desired. The manager is very helpful and explains the nature, origins and provenance of each product. It can do grind live or take it home in grains.
The one I bought last time originates in Wayanad, one of the districts of Kerala, the south-western State of India. It is a beautiful place, located on the mountain range of the Western Ghats and dominated by a lush tropical forest.
The name comes from the words Vayal, which means rice, and Nadu which means place, land. That is the land of rice, but not only, also tea, pepper, ginger and, of course, coffee. If you're in the area, make a detour because it deserves it.

Now I leave because my coffee is ready.

domenica 19 ottobre 2014

Nandin: il gioioso devoto di Shiva

Il vahana di Shiva, il veicolo del grande Dio, è un toro: Nandin, 
In sanscrito Nandin significa "il gioioso" e questo placido animale è anche il più fervente devoto del Mahadeva.
Il toro simboleggia il vigore, la virtù, la dirittura morale e la saggezza, ma anche l'istinto sessuale dominato da Shiva.
Insieme alla vacca, il toro è considerato un animale sacro in India, portatore di buona sorte e saggezza.
La sua impronta, nandipada, è altrettanto sacra e portatrice di fortuna.
Nandin è sempre a guardia della porta di Shiva ed impedisce ai disturbatori di distogliere Shiva dalle sue occupazioni: meditare o amoreggiare con Parvati.
In tutti i templi, davanti alla sala dove è collocata l'immagine di Shiva, il Lingam, è posto sempre Nandin e poichè è poco rispettoso per un semplice mortale rivolgersi direttamente al grande Dio, i fedeli sussurrano in un orecchio di Nandin le proprie richieste. Sarà poi il toro a riferirle al Dio.
Soprattutto nell'India del sud, le immagini e le statue del toro Nandin sono molto diffuse. 



Uno dei Nandin più grandi è a Mysore, città del Karnataka, dove a metà della collina di Chamundi c'è un toro enorme, alto cinque metri, scolpito in un unico blocco di pietra nel 1659 e raffigurato nella foto di lato.
Un altro Nandi enorme è dinnanzi al meraviglioso Brihadishvara temple, il tempio di Shiva di Thanjavur (o Tanjore). 
Una statua lunga sei metri di granito che guarda verso la porta principale del tempio.









Fedeli shivaiti nel Tempio della Dea Meenakshi a Madurai che sussurrano nell'orecchio di Nandin le proprie richieste al Dio Shiva.









Nandin ha molti epiteti, tra questi Tandavatalika quando suona e accompagna la danza di Shiva Nataraja, Nandikeshvara che significa 'Signore della gioia'.











In questo bassorilievo in ottone posto alla base della bandiera di un tempio shivaita è raffigurato Nandin che conduce Shiva e Parvati rappresentati dallo Shivalingam.
















Nandin: the joyful devotee of Shiva

The vahana of Shiva, the vehicle of the great God, is a bull Nandin.   

Nandin in Sanskrit means "joyful" and this placid animal is also the most fervent devotee of Mahadeva. 
The bull symbolizes vigor, virtue, the moral rectitude and wisdom, but also the sexual instinct dominated by Shiva. 
Along with the cow, the bull is considered a sacred animal in India, the bearer of good fortune and wisdom. 
Its imprint, nandipada, it is equally sacred and bearer of good fortune. 
Nandin is always guarding the door of Shiva and prevents jamming to distract Shiva from his occupation: meditating or loving with Parvati. 
In all the temples, in front of the room where is placed the image of Shiva, the Lingam, is always placed Nandin because it is disrespectful for a mere mortal to apply directly to the great God, the faithful whisper in bull's ear their requests. It will then be the bull in reference to their God. Especially in South India, the images and statues of the bull Nandin are widespread. 





One of the biggest bull is Nandin in Mysore, city of Karnataka, where on the Chamundi Hill is a huge bull, five meters high, carved from a single block of stone in 1659 and depicted in the photo to the side. 
Another huge Nandi is before the wonderful Brihadishvara Temple, the Shiva temple of Thanjavur (or Tanjore). A six-meter long statue of granite that looks toward the main door of the temple.












Faithful Shaiva in Temple of Goddess Meenakshi in Madurai whisper in the ear of Nandin their requests to God Shiva.













Nandin has many epithets, including Tandavatalika when he plays and accompanies the dance of Shiva Nataraja and Nandikeshvara which means 'joy of the Lord'. 












In this bas-relief brass at the base of the flag of a Shaiva temple is depicted Nandin leading Shiva and Parvati represented by the Shivalingam.













giovedì 2 ottobre 2014

Buon Compleanno Gandhi!

La stanza di gandhi a Mumbai

2 ottobre 1865 Anniversario 
della nascita di Gandhi

"Secondo me Dio è verità e amore, etica e moralità, assenza di paura. Dio è la sorgente della luce e della vita e tuttavia egli è al di sopra e al di là di esse. Dio è coscienza. Dio è lo stesso ateismo degli atei perchè nel suo infinito amore, permette all'atea di esistere. Dio è il cercatore di cuori, è colui che trascende discorso e ragione. Conosce noi e i nostri cuori meglio di noi stessi, non ci prende in parola perchè sa che spesso non parliamo seriamente, alcuni consapevolmente altri inconsapevolmente. Egli è un Dio personale per coloro che hanno bisogno della sua presenza personale, è un Dio con un corpo per coloro che hanno bisogno del suo tocco. E' la più pura delle essenze. Per coloro che hanno fede egli semplicemente 'è'. Egli è tutte le cose per tutti gli uomini. Lui è i noi e tuttavia sopra e oltre di noi."

Mohandas Karamchand Gandhi

(Young India 5 marzo 1925)


Happy Birthday Gandiji!

Gandhi's room in Mumbai
October 2, 1869 - The anniversary of Gandhi's birth

"To me God is truth and love, God is ethics and morality, God is fearlessness, God is the source of light and life and yet he is above and beyond all these. God is conscience. He is even the atheism of the atheist. For in his boundless love God permits the atheist to live. He is the searcher of hearts. He transcends speech and reason. He knows us and our hearts better than we do ourselves. He does not take us at our word for he knows that we often do not mean it, some knowingly and others unknowingly. He is a personal God to those who need His personal presence. He is embodied to those who need His touch. He is the purest essence. He simply is to those who have faith*. He is all things to all men. He is in us and yet above and beyond us".


Mohandas Karamchand Gandhi

(Young India March 5, 1925)









martedì 23 settembre 2014

Un risciò e tre pensieri

Stasera anche Sunil dovrà ricredersi. Non prenderò il solito tchai annacquato. Voglio samosa, dal e il curry di pesce. E’ da tanto che sento quel profumino, ma non ho mai potuto assaggiarlo. Stasera sì. E me li dovrà servire caldi e non potrà prendermi in giro, perché pago.
Ha scelto me. Il bianco sahib che è uscito dal tempio ha scelto me. Non ero neppure il primo della fila, ma è salito sul mio risciò. L’ho portato subito all’albergo. Pioveva perché quest’anno il monsone è venuto, e come se è venuto! Ma io sono andato come un treno. Sotto la pioggia l’ho portato subito dove mi ha detto. Quando la strada sale, appena prima del viale che porta all’albergo, mi sono alzato sui pedali, avevo il cuore in gola, ma non ho fatto una piega. Avevo paura che il piede mi scivolasse sui pedali, ma ce l’ho fatta. Il sahib deve essere rimasto contento. Mi ha dato cento rupie! Da non credere. A volte non le faccio nemmeno in un mese. Oggi è stata una buona giornata. Finalmente!


* * * * * 


Non so se ho fatto bene. Mi sembra una forma di schiavismo, forse ho sbagliato, ma mi sono detto, “se lo uso, posso aiutare questo disgraziato,” così sono salito. Potevo prendere il motorisciò o andare a piedi, ma pioveva e allora sono salito su quel risciò a pedali. In India talvolta non so come comportarmi. La fila era lunga, ma quell’uomo mi sembrava il più disperato di tutti e anche se non era il primo, ho scelto lui. Era pelle e ossa e a un certo punto si è anche dovuto alzare sui pedali. Non ce la faceva. La pioggia era battente e la strada era un po’ in salita. Sopra quel carretto mi sono sentito un verme. Mi vergognavo a farmi vedere, ma nessuno ha fatto caso a noi in questo caos di città. Alla fine gli ho dato cento rupie. Credo che la corsa ne valesse meno, molto meno. Ma quell’uomo mi ha fatto pena e io mi sentivo un po’ in colpa. Poi, in fin dei conti, cento rupie sono poco più di un euro.


* * * * *


Perché non ha preso il mio risciò? Ero il primo della fila, sono forte, il risciò è pulito, senz’altro più nuovo di quello di Rahul, ma quel sahib ha scelto lui. Regge l’anima coi denti quello, ma non si è tirato indietro. Quella corsa spettava a me. E’ andato all’albergo, alla fine c’è anche una salita, sarà schiantato. Non è giusto. A me neanche ha guardato, è andato diretto sul quel risciò.  E chissà quanto lo ha pagato. Gli avrà dato cinquanta rupie quel bastardo. Mi facevano proprio comodo quei soldi. Il riso a casa è finito. Lenticchie e ceci basteranno per due, tre giorni. E quello mi va a rubare una corsa e che corsa! Cinquanta rupie volate vie. La donna che è salita sul mio risciò subito dopo si è fatta portare a casa e poi è venuto fuori che non aveva soldi. Le ho detto, “dammi almeno una rupia”. Ma era a secco. Che dovevo fare? Se lo sapevo, non la caricavo nemmeno. Che giornata schifosa!





A rickshaw and three thoughts

Tonight Sunil also should think again about me. I will not take the usual watered tea, I want samosa, dal and fish curry. It been so long that I feel the smell of it, but I never got to taste it. Tonight yes. And he will serve them hot and can not make fun of me because I pay. 
He chose me. The white sahib who came out of the temple chose me. I was not even the first in line, but he rose on my rickshaw. I took him immediately to the hotel. It was raining because this year the monsoon came, and as if it came! But I went like a train. In the rain I took once where he told me. When the road goes, just before the driveway leading to the hotel, I got up on the pedals, I had my heart in my throat, but I did go. I was afraid that my foot slipped on the pedals, but I did it. The sahib must have been happy. He gave me a hundred rupees! Do not believe it. Sometimes I do not even in three months. Today was a good day. Finally!


* * * * *



I do not know if I did well. It seems to me a form of slavery, maybe I'm wrong, but I said to myself, "if I use it, I can help this unfortunate man," so I went up. I could take the motorisciò or go on foot, but it was raining and then I got on the bicycle rickshaw. In India sometimes do not know how to behave. The line was long, but that man seemed the most desperate of all, and although he was not the first, I chose him. He was skin and bones and at one point he also had to get up on the pedals. He could not go. The rain was pouring and the road was a little uphill. Above this barrow I felt like a worm. I was ashamed to see me, but no one has paid attention to us in this chaos of the city. In the end I gave him a hundred rupees. I think the race it was worth less, much less. But this man has made me pain and I felt a bit guilty. Then, in the end, one hundred rupees are little more than a euro.


* * * * *

Why did not he took my rickshaw? I was the first in line, I'm strong, the rickshaw is clean, certainly newer than that of Rahul, but the sahib chose him. He holds his own soul with his teeth, but he did not pull back. That race was mine. He gone to the hotel, at the end there is also a climb, he will be crashed. It's not fair. He has not even looked at me, he went direct on Rahul rickshaw. And who knows how much he paid. Will have given him fifty rupees, bastard! I really needed that money. The rice at home is over. Lentils and chickpeas enough for two, three days. And that man steals me a race and that race! Fifty rupees flown away. The woman who climbed on my rickshaw immediately after went at home and then it came out that she had no money. I said, "give me at least a rupee." But she did have not a penny. What could I do? If I knew, I could not get her. What a lousy day!

venerdì 29 agosto 2014

Grazie India!

Barche di pescatori a Chennai
Tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine e così il mio viaggio in India termina oggi. Come tutti gli altri viaggi, e' stato bello e impegnativo, interessante e coinvolgente.
Voglio ripercorrerne velocemente le tappe e pubblicare alcune foto.
Chennai e' la prima città che ci ha ospitato, col mare e le spiagge assolate ed i templi di Shiva e di Vishnu che mi rimarranno nella memoria.
Da Chennai siamo scesi a Madurai, la città tempio vista e rivista. Qui ho potuto rincontrare vecchi amici, visitare il Gandhi Memorial con la veste macchiata di sangue che il Mahatma indossava al momento del suo assassinio e il Tempio di Murugan, poco fuori la città. Il mio sarto di fiducia mi ha confezionato rapidamente quattro paia di pantaloni.
Tanjore e' stata una tappa veramente memorabile, il Tempio di Shiva col suo Lingam di sei metri e' veramente qualcosa di suggestivo e artisticamente superbo.
Negozietto di articoli devozionali
Poi in treno fino a Kanyakumari, la punta d'India dove si uniscono i tre mari. Il Vivekananda Memorial e il monumento al poeta Thiruvalluvar.
Il treno ci ha poi portato nella capitale del Kerala, Thiruvanandapuram, la vecchia Trivandrum di cui mi piace ricordare il bel palazzo del Maharaja.
Da Trivandrum a Ernakulam in treno e poi di li' a Cochin, la mia seconda casa. Tanti amici, tanti ricordi, tante cose da veder e da fare, le camicie da comprare.
Per concludere la magica Mumbai, la capitale economica dell'India, dove tutto è possibile e le contraddizioni del subcontinente raggiungono la loro massima espressione. Respingente e avvolgente.

Ancora una volta: grazie India!



Mahabalipuram

Lingam nel tempio di Tanjore

Il nostro piatto a Cochin

Targa di taxi a Mumbai

Skyline di Mumbai



Thank you India!

Fisher boat in Chennai
Everything that has a beginning also has an end, and so my journey in India ends today. Like all the other trips, it was beautiful and challenging, interesting and engaging.I want to retrace the steps quickly and to post some pictures.
Chennai was the first city that hosted us, with the sea and the sunny beaches and temples of Shiva and Vishnu which will remain in my memory.
From Chennai we went down to Madurai, the temple city over and over again. Here I was able to meet again with old friends, visit the Gandhi Memorial, with his clothes stained with blood that the Mahatma was wearing at the time of his assassination and the Murugan Temple, just outside the city. My tailor trust me quickly packed four pairs of pants.
Tanjore was a truly memorable stage, the Temple of Shiva Lingam with his six feet is something really impressive and artistically superb.
Devotional shop
Then train to Kanyakumari, the tip of India where they join the three seas. The Vivekananda Memorial and the monument to the poet Thiruvalluvar.
The train has also led us to the capital of Kerala, Thiruvanandapuram, the old Trivandrum which I like to remember the beautiful palace of the Maharaja.
From Trivandrum to Ernakulam by train and then Cochin, my second home. So many friends, so many memories, so many things to see and do, buy the shirts.
To conclude, the magic Mumbai, the economic capital of India, where everything is possible and the contradictions of the subcontinent reach their maximum expression. Rejecting and involving city.





 Once again, thank you India!

Mahabalipuram

Lingam in Tanjore



 
Our dish in Cochin




Mumbai Taxi





Mumbai skyline








mercoledì 27 agosto 2014

Ancora Mumbai


Ho scattato queste due foto alle 18.00 all'interno di Victoria Terminus, la principale stazione ferroviaria di Mumbai. Non rendono bene l'idea del caos, dei rumori, degli odori, della quantità di gente che c'erano. Sembrava che il miliardo e passa di indiani fossero tutti lì dentro.


Comunque Mumbai e' veramente una città pazzesca. Guardate la foto qui sotto. Siamo in Mahatma Gandhi Road, nella strada delle banche, delle società finanziarie e delle grandi assicurazioni, il cuore finanziario di Mumbai. Ad un angolo della strada questa signora tiene due mucche e prepara delle polpette con il mangime. Le persone le danno qualche rupia e lei prende una polpetta e la da' da mangiare alle mucche. Il devoto tocca l'animale, si tocca la fronte e va a lavorare.


Abbiamo concluso la serata andando al cinema. Ci siamo visti Mardaani, un film poliziesco in hindi. Si narra la storia di una poliziotta di Mumbai che sgomina una banda che rapisce e avvia alla prostituzione bambine indiane. 






Mumbai again

I took this photo to 18.00 inside Victoria Terminus, the main train station in Mumbai. It doesn't give a good idea of ​​the chaos, the noise, the smells, the amount of people that were there. It seemed that the billion or more Indians were all there.


However, Mumbai is a really crazy city. Look at the picture below. We are in Mahatma Gandhi Road, in the street of banks, financial companies and big insurance companies, the financial hub of Mumbai. At one corner of the street this lady keeps two cows and prepares meatballs with the feed. People give her a few rupees and she takes a meatball and give it to the cows. The devotee touches the animal, touches their own forehead and goes to work.


We ended the evening by going to the cinema. We saw Mardaani, a detective film in Hindi. It tells the story of a woman police officer in Mumbai who vanquishes a gang that kidnaps girls and starts to prostitution in India.



martedì 26 agosto 2014

Mumbai, what wonderful city!

Mumbai, what wonderful city! Hostile and aggressive, but also cozy and charming. Chaotic and noisy, but also quiet and relaxing. It seems the navel of India, where part and collects everything that happens on the continent.
I've wanted to visit for the umpteenth time, because it is a city that fascinates me.
No program, go for a stroll on the city and see what you find, and especially those who are.
Obviously there are some points of reference. The first is the legendary Leopold Café, photographed below. It is one of Shantaram and a thousand other novels set in Bombay.
And then the Mumbai Devi Temple, the temple dedicated to the patron goddess of the city.
Great ride in the crazy Chor Bazar, while the Crawford Market is getting a bit too touristy.
Always striking the Haji Ali Dargan although the area is more and more dirty.
Then I got lost and only a taxi took me back to the right path!
Tomorrow others around.



Leopold Caffè 

Mumbai, che città!


Mumbai, che città! Ostile e aggressiva, ma anche accogliente e affascinante. Caotica e rumorosa, ma anche quieta e rilassante. Pare l'ombelico dell'India, il punto in cui parte e si raccoglie tutto ciò che succede nel continente. 
L'ho voluta visitare per l'ennesima volta, perché è una città che mi ammalia.
Nessun programma, andare a zonzo per la città e vedere cosa trovi e, soprattutto, chi trovi.
Ovviamente ci sono alcuni punti di riferimento. Il primo e' il mitico Leopold Caffè, qui sotto fotografato. Si' quello di Shantaram e di altri mille romanzi ambientati a Bombay.
E poi il Mumbai Devi Temple, il tempio dedicato alla dea patrona della città.
Ottimo il giro nel pazzesco Chor Bazar, mentre il Crawford Market sta diventando un po' troppo turistico.
Sempre suggestiva l'Haji Ali Dargan anche se la zona e' sempre più sporca.
Poi mi sono perso e solo un taxi mi ha riportato sulla retta via!
Domani altro giro.


Il Leopold Caffè 




venerdì 15 agosto 2014

Un giorno a Kanyakumari



Il 68* Giorno dell'Indipendenza dell'India lo abbiamo trascorso a Kanyakumari, Capo Comorin, l'estrema punta meridionale del continente indiano, la' dove si uniscono l'Oceano Indiano, il Mare del Bengala e il Mare Arabico.
Il posto e' molto bello e suggestivo, il sole batteva forte, ma si stava bene perché tirava un gran vento.
La mattina in albergo e' cominciata con una piccola cerimonia per festeggiare il Giorno dell'Indipendenza dell'India dal Raja britannico. Tutto il personale era schierato ad assistere all'alza bandiera.



A Kanyakumari ci sono due o tre cose da vedere. Innanzitutto colpisce l'occhio l'enorme statua costruita su uno scoglio vicino alla riva rappresentante il poeta tamil Thiruvalluvar. La statua e' alta 133 piedi (circa 40 metri) tanti quanti sono i capitoli del Thirukural, la principale opera del poeta. 
Accanto allo scoglio di Thiruvalluvar, si erge il Vivekananda Memorial, un edificio costruito dove il monaco discepolo di Ramakrishna medito' nel 1892.
Il Memorial e' raggiungibile col traghetto.
Poche cose sono raccolte nel Gandhi Memorial, edificio dove vennero poste le ceneri di Gandhi nel lungo viaggio che fecero in tutta l'India prima di essere sparse come da volontà del Mahatma.
Interessante il Kumari Amman Temple, il tempio dedicato a Kanya (che significa vergine) Kumari che da' il nome alla località.
Molto consigliabile allontanarsi da questi luoghi turistici e andare a piedi lungo la strada principale. Dopo poco si trova la 'vera India': un tempio non segnato sulle guide, ma molto bello e alcuni negozi con oggetti per tutti i giorni da non perdere.
Stasera festa grande per l'Indipendenza!



One day in Kanyakumari







68th Independence Day of India we spent in Kanyakumari, Cape Comorin, the extreme southern tip of India, where they join the Indian Ocean, the Sea of ​​Bengal and the Arabian Sea.
The place is very beautiful and evocative, the sun was beating fast, but it was fine because it blew a great wind.
The morning at the hotel started with a small ceremony to celebrate the Independence Day of India from British Raja. All the staff were deployed to tribute to the Indian flag.








A Kanyakumari there are two or three things to see. First strikes the eye the huge statue built on a rock near the shore representative of the Tamil poet Thiruvalluvar. The statue is high 133 feet (40 meters) as many as the chapters of Thirukural, the main work of the poet.
Next to the rock of Thiruvalluvar, stands the Vivekananda Memorial, a building where the disciple of Ramakrishna meditated in 1892.
The Memorial is reachable by ferry.
Few things are collected in the Gandhi Memorial building where Gandhi's ashes were placed in the long journey that they did in the whole of India before being scattered as the will of the Mahatma.
Interesting Kumari Amman Temple, the temple dedicated to Kanya (which means virgin) Kumari that give name of the location.
Very advisable to get away from these tourist spots and walk along the main road. After a while you will find the 'real India': a temple not marked on the tourist if books, but very nice and a few shops with items for every day not to be missed.
Tonight a big party for Independence!










HAPPY INDIPENDENCE DAY!!!!!!!