domenica 9 dicembre 2018

Nandin: the joyful devotee of Shiva

The vahana of Shiva, the vehicle of the great God, is a bull Nandin.  
Nandin in Sanskrit means "joyful" and this placid animal is also the most fervent devotee of Mahadeva.
The bull symbolizes vigor, virtue, the moral rectitude and wisdom, but also the sexual instinct dominated by Shiva. 
Along with the cow, the bull is considered a sacred animal in India, the bearer of good fortune and wisdom. 
Its imprint, nandipada, it is equally sacred and bearer of good fortune. 
Nandin is always guarding the door of Shiva and prevents jamming to distract Shiva from his occupation: meditating or loving with Parvati. 
In all the temples, in front of the room where is placed the image of Shiva, the Lingam, is always placed Nandin because it is disrespectful for a mere mortal to apply directly to the great God, the faithful whisper in bull's ear their requests. It will then be the bull in reference to their God. Especially in South India, the images and statues of the bull Nandin are widespread. 





One of the biggest bull is Nandin in Mysore, city of Karnataka, where on the Chamundi Hill is a huge bull, five meters high, carved from a single block of stone in 1659 and depicted in the photo to the side. 

Another huge Nandi is before the wonderful Brihadishvara Temple, the Shiva temple of Thanjavur (or Tanjore). A six-meter long statue of granite that looks toward the main door of the temple.












Faithful Shaiva in Temple of Goddess Meenakshi in Madurai whisper in the ear of Nandin their requests to God Shiva.














Nandin has many epithets, including Tandavatalika when he plays and accompanies the dance of Shiva Nataraja and Nandikeshvara which means 'joy of the Lord'. 













In this bas-relief brass at the base of the flag of a Shaiva temple is depicted Nandin leading Shiva and Parvati represented by the Shivalingam.














Nandin: il gioioso devoto di Shiva

Il vahana di Shiva, il veicolo del grande Dio, è un toro: Nandin, 
In sanscrito Nandin significa "il gioioso" e questo placido animale è anche il più fervente devoto del Mahadeva.
Il toro simboleggia il vigore, la virtù, la dirittura morale e la saggezza, ma anche l'istinto sessuale dominato da Shiva.
Insieme alla vacca, il toro è considerato un animale sacro in India, portatore di buona sorte e saggezza.
La sua impronta, nandipada, è altrettanto sacra e portatrice di fortuna.
Nandin è sempre a guardia della porta di Shiva ed impedisce ai disturbatori di distogliere Shiva dalle sue occupazioni: meditare o amoreggiare con Parvati.
In tutti i templi, davanti alla sala dove è collocata l'immagine di Shiva, il Lingam, è posto sempre Nandin e poichè è poco rispettoso per un semplice mortale rivolgersi direttamente al grande Dio, i fedeli sussurrano in un orecchio di Nandin le proprie richieste. Sarà poi il toro a riferirle al Dio.
Soprattutto nell'India del sud, le immagini e le statue del toro Nandin sono molto diffuse. 



Uno dei Nandin più grandi è a Mysore, città del Karnataka, dove a metà della collina di Chamundi c'è un toro enorme, alto cinque metri, scolpito in un unico blocco di pietra nel 1659 e raffigurato nella foto di lato.
Un altro Nandi enorme è dinnanzi al meraviglioso Brihadishvara temple, il tempio di Shiva di Thanjavur (o Tanjore). 
Una statua lunga sei metri di granito che guarda verso la porta principale del tempio.









Fedeli shivaiti nel Tempio della Dea Meenakshi a Madurai che sussurrano nell'orecchio di Nandin le proprie richieste al Dio Shiva.



Nandin ha molti epiteti, tra questi Tandavatalika quando suona e accompagna la danza di Shiva NatarajaNandikeshvara che significa 'Signore della gioia'.












In questo bassorilievo in ottone posto alla base della bandiera di un tempio shivaita è raffigurato Nandin che conduce Shiva e Parvati rappresentati dallo Shivalingam.












lunedì 26 novembre 2018

26 novembre 1949: entrata in vigore della Costituzione Indiana

Il 26 novembre 1949 entrò in vigore la Costituzione Indiana che era stata approvata dalla Constituent Assembly il 26 gennaio 1949. Quest'ultima data è ricordata solennemente ogni anno nella Festa della Repubblica.
La Consituent Assembly, che era presieduta da B. R. Ambedkar, era stata eletta a suffragio universale e si riunì per la prima volta il 9 dicembre 1946 quando ancora l'India non aveva ottenuto l'Indipendenza che venne formalizzata il 15 agosto del 1947.
Questo il Preambolo della Costituzione nel testo oggi vigente.

"Noi popolo dell'India, avendo solennemente deciso di costituire l'India come Repubblica Democratica Sovrana Socialista e laica e di assicurare a tutti i suoi cittadini:

  • GIUSTIZIA sociale, economica e politica;
  • LIBERTA' di pensiero, espressione, credo, fede e culto;
  • EGUAGLIANZA di condizioni e di opportunità;
e di promuovere tra tutti FRATERNITA', assicurando la dignità dell'individuo e l'unità e l'integrità della nazione,
nella nostra Assemblea Costituente, questo 26 novembre 1949 adottiamo, promulghiamo e stabiliamo questa Costituzione."


Indian Emblem by User:Indianvipjatt
La Costituzione Indiana è la più lunga delle Costituzioni conosciute contando 395 articoli e 12 allegati. La lunghezza è dovuta anche alla grandezza e alla diversità e alla varietà del territorio e della popolazione dello Stato (culturale, linguistica, religiosa, sociale, etc.).
L'India, denominata con l'antico nome di Barath, viene costituita come Unione, una Repubblica federale parlamentare con la tripartizione dei principali poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) classico nelle costituzioni liberali occidentali.
Gli Stati attualmente sono 29 cui si aggiungono 7 territori con amministrazione speciale tra cui il territorio della capitale Delhi.
I poteri dello Stato Centrale e quelli degli Stati Federali sono suddivisi nel VII allegato alla carta costituzionale:
  • Union List (poteri centrali): 97
  • State List (poteri dei singoli Stati): 66
  • Concurrent List (poteri concorrenti): 47
Inutile dire che detta ripartizione ha molte volte comportato l'intervento del massimo organo giudiziario indiano, l'High Court, per risolvere conflitti sulle competenze.
Ogni Stato ha i propri organi (Presidente, Governatore, Parlamento, etc.) e la propria lingua ufficiale.
L'India ha un Presidente che ha funzioni di garanzia e di rappresentanza e che viene eletto dal Parlamento integrato dalle rappresentante dei Parlamenti statali.
Il Parlamento si divide in Camera Alta o Consiglio degli Stati (Raj Sabha) e la Camera del Popolo (Lok Sabha). Oltre a legiferare, il Parlamento nomina il Primo ministro che abitualmente, ma non obbligatoriamente, è il leader del partito o della coalizione uscita vincitrice dalle urne.
L'Hindi, nella scrittura devanagari, è prevista dall’art. 343 come lingua ufficiale dell'Unione. Venne anche previsto che negli atti ufficiali e nelle corti di giustizia si continuasse ad usare la lingua inglese per quindici anni. Questo termine è stato poi continuamente prorogati fino ad oggi.
Accanto all'Hindi come lingua dell'Unione, vengono riconosciute altre 22 lingue ufficiali elencate nell'allegatp VII e precisamente: assamese, bengali, bodo, dogri, guajarati, hindi, kannada, kashmiri, maithili, malayalam, marathi, oriya, panjabi, sanscrito, santholi, sindhi, tamil, telegu, urdu, napali, konkani e manipuri.





November 26, 1949: entry into force of the Indian Constitution

On November 26, 1949, the Indian Constitution, approved by the Constituent Assembly on January 26, 1949 (Republic Day), came into force.                                                                                                  
Indian Emblem by User:Indianvipjatt
The Consituent Assembly, which was presided over by B. R. Ambedkar, had been elected by universal suffrage and met for the first time on December 9, 1946, when India had not yet obtained the Independence that was formalized on August 15, 1947.

This is the Preamble of the Constitution in the current text.

We, the people of India, having solemnly resolved to constitute India into a SOVEREIGN SOCIALIST SECULAR DEMOCRATIC REPUBLIC and to secure to all its citizens: 
JUSTICE, social, economic and political; 
LIBERTY of thought, expression, belief, faith and worship; 
EQUALITY of status and of opportunity; 
and to promote among them all FRATERNITY assuring the dignity of the individual and the unity and integrity of the Nation; 
IN OUR CONSTITUENT ASSEMBLY this twentysixth day of November, 1949, do HEREBY ADOPT, ENACT AND GIVE TO OURSELVES THIS CONSTITUTION

The Indian Constitution is the longest of the known Constitutions counting 395 articles and 12 annexes. The length is also due to the size and diversity and variety of the territory and the population of the state (cultural, linguistic, religious, social, etc.).

India, named with the ancient name of Barath, is constituted as a Union, a parliamentary Federal Republic with the tripartite of the main powers (legislative, executive and judiciary) classic in Western liberal constitutions.

The States are currently 29 to which are added 7 territories with special administration including the territory of the capital Delhi.

The powers of the Central State and those of the Federal States are subdivided into the VII attached to the constitutional charter:

Union List (central powers): 97
State List (powers of States): 66
Concurrent List (competing powers): 47

Needless to say, this division has often involved the intervention of the highest Indian judicial body, the High Court, to resolve conflicts of jurisdiction.

Each State has its own organs (President, Governor, Parliament, etc.) and its own official language.

India has a President who has functions of guarantee and representation and that is elected by the Parliament integrated by the representative of the State Parliaments.

The Parliament is divided into the Upper House or Council of States (Raj Sabha) and the People's Chamber (Lok Sabha). In addition to legislating, Parliament appoints the Prime Minister who habitually, but not necessarily, is the leader of the party or coalition that emerges victorious from the polls.

Hindi in the Devanagari writing is constituted by the art. 343 as the official language of the Union and the use of English for fifteen years is then foreseen in official documents and courts of justice and then continuously extended until today.

Alongside Hindi as the language of the Union, 22 other official languages ​​are listed in Annex VII, namely: Assamese, Bengali, Bodo, Dogri, Guajarati, Hindi, Kannada, Kashmiris, Maithili, Malayalam, Marathi, Oriya, Panjabi, Sanskrit, santholi, sindhi, tamil, telegu, urdu, napali, konkani and manipuri.

domenica 18 novembre 2018

Un risciò e tre pensieri

Stasera anche Sunil dovrà ricredersi. Non prenderò il solito tchai annacquato. Voglio samosa, dal e il curry di pesce. E’ da tanto che sento quel profumino, ma non ho mai potuto assaggiarlo. Stasera sì. E me li dovrà servire caldi e non potrà prendermi in giro, perché pago.
Ha scelto me. Il bianco sahib che è uscito dal tempio ha scelto me. Non ero neppure il primo della fila, ma è salito sul mio risciò. L’ho portato subito all’albergo. Pioveva perché quest’anno il monsone è venuto, e come se è venuto! Ma io sono andato come un treno. Sotto la pioggia l’ho portato subito dove mi ha detto. Quando la strada sale, appena prima del viale che porta all’albergo, mi sono alzato sui pedali, avevo il cuore in gola, ma non ho fatto una piega. Avevo paura che il piede mi scivolasse sui pedali, ma ce l’ho fatta. Il sahib deve essere rimasto contento. Mi ha dato cento rupie! Da non credere. A volte non le faccio nemmeno in un mese. Oggi è stata una buona giornata. Finalmente!


* * * * * 


Non so se ho fatto bene. Mi sembra una forma di schiavismo, forse ho sbagliato, ma mi sono detto, “se lo uso, posso aiutare questo disgraziato,” così sono salito. Potevo prendere il motorisciò o andare a piedi, ma pioveva e allora sono salito su quel risciò a pedali. In India talvolta non so come comportarmi. La fila era lunga, ma quell’uomo mi sembrava il più disperato di tutti e anche se non era il primo, ho scelto lui. Era pelle e ossa e a un certo punto si è anche dovuto alzare sui pedali. Non ce la faceva. La pioggia era battente e la strada era un po’ in salita. Sopra quel carretto mi sono sentito un verme. Mi vergognavo a farmi vedere, ma nessuno ha fatto caso a noi in questo caos di città. Alla fine gli ho dato cento rupie. Credo che la corsa ne valesse meno, molto meno. Ma quell’uomo mi ha fatto pena e io mi sentivo un po’ in colpa. Poi, in fin dei conti, cento rupie sono poco più di un euro.


* * * * *


Perché non ha preso il mio risciò? Ero il primo della fila, sono forte, il risciò è pulito, senz’altro più nuovo di quello di Rahul, ma quel sahib ha scelto lui. Regge l’anima coi denti quello, ma non si è tirato indietro. Quella corsa spettava a me. E’ andato all’albergo, alla fine c’è anche una salita, sarà schiantato. Non è giusto. A me neanche ha guardato, è andato diretto sul quel risciò.  E chissà quanto lo ha pagato. Gli avrà dato cinquanta rupie quel bastardo. Mi facevano proprio comodo quei soldi. Il riso a casa è finito. Lenticchie e ceci basteranno per due, tre giorni. E quello mi va a rubare una corsa e che corsa! Cinquanta rupie volate vie. La donna che è salita sul mio risciò subito dopo si è fatta portare a casa e poi è venuto fuori che non aveva soldi. Le ho detto, “dammi almeno una rupia”. Ma era a secco. Che dovevo fare? Se lo sapevo, non la caricavo nemmeno. Che giornata schifosa!






lunedì 1 ottobre 2018

2 ottobre, compleanno di Gandhi






Gandhi a Downing Stree - Londra
Nome: Mohandas Karamchand Gandhi

Soprannome: Mahatma o Bapu

Data di nascita: 2 ottobre 1869
Luogo di nascita: Porbandar - Gujarat (India)

Coniuge: Kasturba Makhanji Kapadia (1869-1944), sposata nel 1882

Figli: Harilal (1888-1948), Manilal (1892-1956), Ramdas (1897-1969), Devdas (1900-1957)

Studi: laureato in giurisprudenza all'University College di Londra (1886-1891)

Professione: avvocato in India (1891-1893) e legale dell'azienda Dada Abdullah & Co. nel Natal, provincia del Sudafrica

Fondazione del Natal Indian Congress: 1893

Fondazione dell'Ashram di Phoenix - Durban: 1904

Ritorno definitivo in India: 9 gennaio 1915

Massacro di Amristar13 aprile 1919

Prima campagna di disobbedienza civile: 6 aprile 1919

Marcia del sale: 12 marzo - 6 aprile 1930

Quiet India: 13 aprile 1942, manifestazione nonviolenta di massa contro i britannici

Primo arresto: 1908 in Sudafrica

Numero di arresti: 12

Anni di prigione 13

Indipendenza dell'India e partizione col Pakistan: 15 agosto 1947

Data della morte: 30 gennaio 1948

Nome dell'assassino: Nathuram Vinayak Godse








mercoledì 22 agosto 2018

Creation

Sri Yantra
Then was not non-existent nor existent.
There was no realm of air, no sky beyond it.
What covered in, and where and what gave shelter? 
Was water there, unfathomed depth of water?
Death was not then, nor was there aught immortal.
No sign was there, the day's and night's divider.
That One, breathless, breathed by its own nature.
Apart from It was nothing whatsoever.
Darkness there was: at first concealed in darkness
All was indiscriminated chaos.
All that existed then was void and form less: by the great power of warmth was born that Unit.
Thereafter rose desire in the beginning.
Desire was the primal seed and germ of Spirit.
Sages who searched with their heart's thought discovered the existent's kinship in the non-existent.
Transversely was their severing line extended: what was above it then, and what below it?
There were begetters, there were mighty forces, free action here and energy up yonder.
Who verily knows and who can here declare it, whence it was born and whence comes this creation?
The Gods are later than this world's production. 
Who knows then whence it first came into being?
He, the first origin of this creation, whether he formed it all or did not form it,
Whose eye controls this world in highest heaven, he verily knows it, or perhaps he knows not.

Rig Veda X, 129



Le origini dell'universo

Sri yantra
In quel tempo non c'era ciò che non è e non c'era neppure ciò che è.
Non c'era lo spazio e non c'era il cielo che lo sovrasta.
Cosa si muoveva? E dove? Protetto da chi?
Esisteva l'acqua e i suoi impenetrabili abissi?
In quel tempo non c'era la morte e non c'era l'immortalità.
Non c'era il giorno e non c'era la notte.
Quell'Uno respirava per suo stesso potere, senza l'aria.
Oltre a Lui niente altro esisteva.
Al principio c'erano solo le  tenebre che nascondevano altre tenebre.
Tutto era caos indistinto.
Il seme dell'esistenza era avvolto dal nulla e nacque come Ekam, Uno, grazie al proprio ardore.
Al principio, sopra di Lui, si mosse il desiderio, il primo atto che fecondò la mente.
Il legame tra essere e non essere lo trovarono nel proprio cuore i poeti grazie alla meditazione.
La loro linea venne tesa, cosa esisteva sotto e cosa sopra?
Vi furono dispensatori di seme e forze che generarono?
Sotto era l'energia, sopra l'impulso.
Ma chi davvero sa, chi potrebbe dire da dove è giunta questa creazione?
Al di qua della creazione ci sono gli dèi, chi può dire da dove proviene?
Da dove proviene questa creazione e fu Lui a crearla oppure no?
Gli occhi di chi dai più alti cieli presiedono questo mondo?
Lui certamente lo sa oppure non lo sa.

Rig Veda X, 129



sabato 21 luglio 2018

Satyavrata between earth and sky




Trishanku
The Ramayana tells us that Satyavrata was the third ruler of Ayodhya, the city that will be the capital of Rama's kingdom. Satyavrata was very devoted and asked the court sage, Vasishta, to celebrate a sacrifice that would allow him to ascend to Indraloka, which is Indra's paradise, with his own mortal body.
Vasishta refused, saying him was not possible and the king then addressed the sons of the wise man. These were angry and cursed Vasishta forcing him to become a candala,  an outcast, and forcing him to twelve years of exile.
During his exile there occurred a tremendous famine and Satyavrata, thanks to the skills acquired during the exile, fed the family of the sage Visvamitra, great opponent of Vasishta who had taken his place at the court of the king.
Here the traditions diverge, but I like to tell the story of how Satyavrata fed the hungry poor people with Kamadhenu, the sacred cow that emerged from samutramanthan, the churning of the ocean, the cow belonged to Vasishta.
For this reason Satyavrata is also known as Trishanku, or 'triple sinner', having committed three grave sins: stealing a cow, killing it, eating its meat.
Of course Visvamitra was very happy for the triple sin and he promised Satyavrata to celebrate the great sacrifice to allow him to climb into the paradise of Indra with the mortal body as he desired.
The sons of Vasishta tried to impede the sacrifice, but Visvamitra reduced them to ashes and threw them a terrible curse: they should have been reborn seven hundred times as an outcast.
In the end the sacrifice was regularly performed with the participation of rishis and sages from all over India and Satyavrata ascended with his own mortal body to heaven. But once he reached Indraoka, just Indra and the other gods opposed him as he entered: "A mortal body is not allowed to enter the paradise of Indra!"
While poor Satyavrata stood between heaven and earth, hanging upside down, a great diatribe arose between the gods and the sage Visvamitra who threatened the gods to create a new heaven, Trishanku's heaven, and new gods in place of existing ones starting with Indra.
Having said that, the sage, with the great powers he had acquired in years and years of austerity and meditation, created a new constellation and was about to create a new sky and, above all, new gods, when Indra proposed an agreement.
"The new constellation can remain and Satyavrata can remain among the new stars, but he does not enter paradise and you Visvamitra desist from your intentions."
Visvamitra understood that he could not pull over the rope and accepted.
So poor Satyavrata-Trishanku is there in heaven upside down and can neither return to earth nor access heaven.
For this reason, in certain parts of India even today, when a person is in a situation of uncertainty, they say "you are like Trishanku" e the situations of uncertainty are described as
"Trishanku's heaven".






Satyavrata tra terra e cielo




Trishanku in cielo
Il Ramayana ci narra che Satyavrata fu il terzo sovrano di Ayodhya, la città che sarà la capitale di Rama. Satyavrata era molto devoto e chiese al saggio di corte, Vasishta, di celebrare un sacrificio che gli consentisse di ascendere all'Indraloka, cioè il paradiso di Indra,  col proprio corpo mortale. 
Vasishta si rifiutò, dicendo che non era possibile e il re si rivolse allora ai figli del saggio. Questi si adirarono e maledissero Vasishta obbligandola a diventare un candala, ossia un fuori casta, e costringendolo a dodici anni di esilio. 
Durante il suo esilio si verificò una tremenda carestia e Satyavrata, grazie alle capacità acquisite durante l'esilio, sfamò la famiglia del saggio Visvamitra, grande avversario di Vasishta che aveva preso il suo posto alla corte del re.
Qua le tradizioni divergono, ma mi piace raccontare quella che narra come Satyavrata sfamasse i poveri affamati con Kamadhenu, la sacra vacca che emerse dal samutramanthanil frullamento dell'oceano e che apparteneva proprio a Vasishta.
Per questo motivo Satyavrata è conosciuto anche come Trishanku, ossia 'triplice peccatore', avendo commesso tre gravissimi peccati: rubare una vacca, ucciderla, mangiarne le carni.
Ovviamente del triplice peccato fu felicissimo Visvamitra che promise a Satyavrata di celebrare il grande sacrificio per consentirgli di salire nel paradiso di Indra col corpo mortale come lui desiderava.
I figli di Vasishta tentarono di ostacolare il sacrificio, ma Visvamitra li ridusse in cenere e lanciò contro di loro una terribile maledizione: sarebbero dovuti rinascere per settecento volte come fuoricasta.
Alla fine il sacrificio venne regolarmente svolto con la partecipazione di rishi e saggi da tutta l'India e Satyavrata ascese col proprio corpo mortale fino al paradiso. Ma una volta giunto alle porte dell'Indraloka proprio Indra e gli altri dei si opposero al suo ingresso:"Non è consentito ad un corpo mortale entrare nel paradiso di Indra!"
Mentre il povero Satyavrata si trovava tra il paradiso e la terra, appeso per aria a testa in giù, nacque una grande diatriba tra gli dei e il saggio Visvamitra che andò su tutte le furie e minacciò gli dei di creare un altro paradiso, il paradiso di Trishanku, un altro Indra e altri dei in sostituzione di quelli esistenti a cominciare da Indra. 
Detto fatto, il saggio, con i grandi poteri che aveva acquisito in anni e anni di austerità e meditazione, creò una nuova costellazione e stava per creare il nuovo paradiso e, soprattutto, nuovi dei, quando Indra propose un accordo.
"La nuova costellazione può rimanere e Satyavrata può restare tra le nuove stelle, ma non entra nel paradiso e tu Visvamitra desisti dai tuoi propositi."
Visvamitra capì che non poteva tirare oltre la corda ed accettò.
Così il povero Satyavrata-Trishanku è là in cielo a testa in giù e non può nè tornare sulla terra nè accedere al paradiso.
Per questo motivo in certe zone dell'India ancora oggi, quando una persona si trova in una situazione di incertezza, si dice "sei come Trishanku" e la situazione di incertezza è detta "il paradiso di Trishanku".












domenica 3 giugno 2018

Yajnavalkya and the rat-girl

File:Shri Surya Bhagvan bazaar art, c.1940's.jpgOnce on the Holy Ganges the wise man Yajnavalkya was bathing when a little mouse, escaping from the beak of a bird, dropped into his hand. By the power of his austerity the mouse changed in a little girl and Yajnavalkya gave the girl to his wife and said to her: “Take this little girl and bring her up with care as though she were our own daughter.”
The girl grew up and reached a marriageable age. 
Yajnavalkya wanted an important and powerfull husband for her, but he wanted she were to choose his own man.
The wise man thought give her to Surya God of Sun.
“This is the Sun - Yajnavalkya said to his own daughter - who lights the three worlds, will you  choose him?” 
The girl answered: “Surya is too hot, I don’t want him.” 
Then Yajnavalkya said to the Sun. “Surya, is there any other more powerful then you?” 
“The Cloud is more powerful then me – Surya answered – when it cover me, I become invisible.” 
“Do you like the Cloud?” the wise man asked to girl. 
“I don’t – she answered – the Cloud is too cold and black.”
“Is there any other more powerful then you?” Yajnavalkya asked to the Cloud.
“The Wind is stronger then me – the Cloud answered – when the Wind blows I scatter in the sky.” 
Therefore Yajnavalkya proposed to her daughter the Wind, but she refused because the Wind was too variable. 
The Wind said to Yajnavalkya the Mountain was stronger then him, because the Mountain could stop him. 
“Give me to some one else – the girl said – the Mountain is too rude and harsh.” 
“But who is greater and stronger then the Mountain?” Yajnavalkya asked. 
“The Rats – the Mountain answered – the Rats can gnaw my body and I cannot prevent it. The Rats are more powerful then me!” 
Yajnavalkya went to King of Rats and asked her daughter if that was the husband she wanted. 
“Yes – she answered – he is one of my own species, father, change me again into a mouse and give me to the Rat." 
And so it was.




Yajnavalkya e la topolina

File:Shri Surya Bhagvan bazaar art, c.1940's.jpg
Surya, Dio del Sole
Un giorno il saggio Yajnavalkya stava compiendo le personali abluzioni nel sacro Gange quando dal cielo cadde nelle sue mani una topolina che si era fortunosamente liberata dal becco di un uccello rapace. 
Con la forza delle proprie austerità e grazie ai poteri che aveva accumulato, il saggio trasformò la topolina in una bellissima bambina. 
Yajnavalkya tornò a casa e consegnò la piccola alla moglie che non riusciva ad avere figli e le disse: 
“Ecco, prendi questa bambina, accoglila e crescila come se fosse nostra figlia.” 
La bambina crebbe serena nella famiglia del saggio e giunse all’età in cui doveva essere data in sposa. Yajnavalkya amava molto quella che era diventata sua figlia e non voleva imporle un marito, ma desiderava che l’uomo scelto fosse di gradimento della ragazza. 
Il saggio pensò subito a una marito bellissimo e soprattutto potente e si rivolse a Surya, il Dio Sole, che si dichiarò disponibile. 
“Surya è troppo ardente – disse però la ragazza – non posso accettarlo.” 
Yajnavalkya allora chiese a Surya: 
“O venerabile Dio del Sole chi è più potente di te?” 
“La nuvola è più potente di me – rispose Surya – infatti quando giunge lei, io divento invisibile.” 
“Ti piace la nuvola?” chiese allora il saggio alla figlia. 
“No – rispose la ragazza – la nuvola è fredda e buia.” 
Yajnavalkya si rivolse allora alla nuvola e le chiese: 
“Potente nuvola, chi ti è superiore?” 
“Il Vento – rispose lei – quando spira il Vento io vengo spazzata via.” 
Ma alla ragazza non piaceva neppure il vento, “è troppo instabile” disse. 
“Oh Vayu, potente Dio del vento – chiese allora Yajnavalkya – chi è più forte di te?” 
“Il Dio della montagna è più forte di me – rispose il vento – quando lo incontro non riesco mai ad oltrepassarlo e la mia corsa si deve fermare.” 
 “Dammi un altro marito – disse però la ragazza – la montagna è troppo aspra e dura, non voglio sposarla.” 
Ma chi ci poteva essere di più potente di una montagna? 
Yajnavalkya chiese allora umilmente alla montagna: 
“O possente, chi è più forte di te?” 
E la montagna rispose: 
“I topi, loro sono più potenti di me perchè scavano fori nel mio corpo senza che io possa farci niente, rivolgiti a loro.” 
Yajnavalkya andò allora dal Re dei topi e chiese a sua figlia se quello era il marito che voleva. 
“Oh sì – disse lei raggiante – finalmente uno della mia specie, padre ti prego trasformami nuovamente in topo poiché è lui il marito che voglio!” 
E così fu.




sabato 19 maggio 2018

Rudraksha, meditating cat

Mahabalipuram, The birth of Ganges
the cat is under the elephant  tusks
There once in India a very smart cat who, to catch mice without too much effort, pretended to be a sage in meditation.
The cat then - imitating the great Rishis of Hinduism - was standing on one leg with its own legs raised and the 'hands' clasped.
The cat was named Rudraksha, because he had also the traditional Hindu rosary, the japamala which consists of rudraksha seeds, the tears of Shiva.
The news spread quickly and everyone, men and animals, went to pay homage to the 'holy'.
Even the rats, won their initial fear, they went to worship the cat.
But after a while time, the mice began to realize that their number decreased as the cat gained weight more.
Discovered the trick, the cat Rudraksha had to emigrate and went to deceive other mice in other places.
Of this story we also have the narrative in a beautiful sculpture. In fact in Mammalipuram (or Mahabalipuram) near Chennai on the southeastern coast of India in the wonderful bas-relief about the birth of the river Ganges, we can see Rudraksha, the cat in meditation.
In India cats are considered unreliable and hypocritical so that the Manusmriti (Laws of Manu) suggests wise man "not to offer even a bit of water to the one who acts like a cat," and then explains that "who is covetous, displays the flag of virtue, treacherous, hypocritical and swindler, he acts like a cat "(Manusmriti IV, 192).






Rudraksha, il gatto in meditazione

Particolare del bassorilievo di Mahabalipuram,
il gatto è sotto le zanne dell'elefante
C’era una volta in India un gatto molto astuto che, per poter catturare i topi senza troppo sforzo, fingeva di essere un saggio in meditazione. 
Il gatto quindi – imitando i grandi rishi dell’induismo – stava fermo ritto su una gamba con le zampe anteriori alzate e le 'mani' giunte. 
Lo chiamavano Rudraksha, perchè aveva anche il tradizionale rosario induista, il japamala che è formato da semi di rudraksha, le lacrime di Shiva.
La notizia si diffuse rapidamente e tutti, uomini ed animali, si recavano a rendere omaggio al ‘santo’. 
Anche i topi, vinto il loro iniziale timore, si recarono a venerare il gatto. 
Ma dopo un po’ di tempo i topi cominciarono a rendersi conto che il loro numero diminuiva mentre il gatto ingrassava sempre più. 
Scoperto il trucco, il gatto Rudraksha dovette emigrare e andare ad ingannare altri topi in altri luoghi. 
Di questo racconto abbiamo anche la narrazione scultorea. Infatti a Mammalipuram (o Mahabalipuram) vicino a Chennai sulla costa sud orientale dell'India nel meraviglioso bassorilievo che narra la nascita del fiume Gange possiamo vedere Rudraksha, il gatto in meditazione.  
In India i gatti sono considerati animali inaffidabili ed ipocriti tanto che il Manusmriti (Le Leggi di Manu) suggerisce all’uomo saggio di “non offrire neppure un po’ d’acqua a colui che si comporta come un gatto” e poi spiega che “chi fa della religione solo apparenza, chi è avido, infido, ipocrita ed imbroglione, chi è disposto a stringere alleanze con chiunque è uno che si comporta come un gatto” (Manusmriti IV, 192 ss.).


martedì 1 maggio 2018

Il credo più profondo dell'India

"Il credo più profondo dell'India è la ricerca dell'unità nella molteplicità, dell'unità nella diversità.
L'India non ammette la diversità sia un motivo di conflitto, né vede un nemico in ogni straniero.
Quindi non respinge nessuno, non distrugge nessuno e si sforza di trovare un posto per tutti in un vasto ordine sociale. Riconosce ogni sentiero e riconosce la grandezza ovunque si trovi.
Poiché l'India ha questo predisposizione all'unificazione, non dobbiamo temere nemici immaginari.
Possiao guardare avanti alla nostra espansione come risultato finale di ogni nuova lotta.
Induisti e buddhisti, musulmani e cristiani non devono morire combattendo sul suolo indiano; qui troveranno l'armonia.
Quella armonia non sarà 'non-hind'; al contrario, sarà particolarmente induista. E per quanto cosmopolite possano essere le varie membra, il cuore sarà ancora il cuore dell'India ".

 Rabindranath Tagore
   (Stato e Società 1904)




The inmost creed of India

"The inmost creed of India is to find the one in the many, unity in diversity. 
India does not admit difference to be conflict, nor does she espy an enemy in every stranger. 
So she repels none, destroys none, and strives to find a place for all in a vast social order. 
She acknowledges every path and recognizes greatness wherever she finds it.
Since India has this genius for unification, we do not have to fear imaginary enemies. 
We may look forward to our own expansion as the final result of each new struggle. 
Hindu and Buddhist, Muslim and Christian shall not die fighting on Indian soil; here they will find harmony. 
That harmony will not be non-Hindu; on the contrary, it will be peculiarly Hinduistic. And however cosmopolitan the several limbs may be, the heart will still be the heart of India."

Rabindranath Tagore
(Society  and State 1904)




lunedì 2 aprile 2018

One who feed Krishna feeds the world

Mahabhalipuram, Tamil Nadu (India)
The twelve years of exile in the forest for the Pandavas were very hard and tiring. They no longer had the command of a flourishing kingdom, no longer lived in sumptuous palaces with servants and maids, but they lived in huts made of bushes and were exposed to the harsh climate and the dangers of the forest.
To make their exile less hard and to enable the five heroic brothers and their wife Draupadi to always have food, the Mahabharata tells us that Surya, the sun God, had given them a copper tray prodigious.
Every time that the Pandavas were hungry, the tray was filled with food and remained full of food until Draupadi had eaten. After the tray remained empty until the next day.
This magic tray made possible not only to the Pandavas to eat, but also to welcome the guests and the wise men who came to visit them with worthy honors. If the hospitality was not worthy and generous, the sages could cast a curse against the Pandavas, and in their situation, they could not afford to be cursed by some ascetic.
One of the most angry rishi was Durvasa. He always pretended to be received with full honors, demanded food for himself and for his many disciples who followed him always, if he had not been satisfied by his guests, he hurled painful curses.
One day, Durvasa went to the palace of Hastinapura where Duryodhana, the evil son of Dritharshtra who had exiled by fraud Pandava cousins, received him with the greatest honors. Durvasa was pleased and said to Duryodhana: "Ask what you want, I will give it."
The evil Duryodhana, who feared the return of the cousins ​​at the end of exile, asked the rishi:
"Oh great and venerable sage, please go to the forest to visit my poor cousins, I are sorry for them and I’m sure they would be happy of your visit."
Duryodhana invited the rishi to go to Pandavas in the evening, after dinner, because he knew that in that way the magic tray would have been hopelessly empty until the next morning.
And so it happened. Durvasa went to the Pandavas and said: "I and my followers are going to do the ritual ablutions, we would like to eat when we come back."
Draupadi was desperate, the tray was empty and she was not able to prepare food in a short time for such a large group. She was terrified, the rishi would hurl a curse against the Pandavas once he was realized that there was nothing to eat. The Queen turned to Lord Krishna, she thought him with all his strength and Krishna appeared to her.
"Hello my Queen Draupadi," said Krishna.
"I need your help, my dear Lord!" Draupadi cried in anguish.
"Wait, I'm hungry, can you give me something to eat first."
"But it is precisely the problem, I’ve nothing to eat," said Draupadi.
"Are you sure? - Krishna insisted - Get the tray and look closely."
Draupadi took the tray and looked into it, it was empty.
"Look closer," said Krishna.
"There is nothing - Draupadi said sadly - there was only a grain of rice and a piece of vegetable."
"Give those to me," said Krishna.
Draupadi gave those to him and Krishna ate two small pieces of food.
"I am satiated - said Krishna to Draupadi - have no concern." And he went.
At the same time, Durvasa and his disciples were returning to the hermitage of the Pandavas and felt incredibly full, satiated, they were no longer hungry, they felt as if they had eaten a large meal.
"Excuse us, Queen - Durvasa said to Draupadi - thank you for your hospitality, but we’ll eat with you another day."
Thus Draupadi and the Pandavas were saved from the curse of Durvasa.
One who feed Krishna feeds the world.