domenica 31 gennaio 2016

The fearless place


The attainment of Brahman, of the knowledge of the Self, the goal Hindu spiritual path, is called from the Katha Upanishad, "reaching the fearless place" (II, 11). That is to reach "the other side of no fear."
Some translations speak of "place of safety", but it seems much more significant and beautiful the literal translation from the Sanskrit word "abhaya", which means "not fear".
And it is obvious that, once reached the Self, there is no more fear, because this achievement corresponds with the awareness of the absence of otherness. And where there is not another can not be afraid, you are afraid of something else, as we remember also the Brhadaryanaka Upanishad (I, 4, 2).
The first otherness that must be eliminated is that of me and mine, to be convinced that I am not my body, my experiences, my life, thinking that I am nama and rupa, name and form and not that I am the Self , tat tvam asi: I'm that one.
The great sage Ramana Maharshi recalls: "I stopped to take what was not me or mine and so I defeated every fear."
Knowledge of Brahman is the first self-knowledge as the Self and this Self, Brahman, is not knowable by the study, with the works, with the intelligence. "Only the man without wishes who want just the Self can reach it" (KU II 23).
"Close the doors of the  eleven gates fortress and look inside of you". (KU IV 1).




Il luogo della non paura

Il raggiungimento del Brahman ossia della conoscenza del Sè, obiettivo del cammino spirituale hindu, è chiamato dalla Katha Upanishad, "il raggiungimento del luogo della non paura" (II, 11). Si parla in particolare di raggiungere "l'altra sponda della non paura". 
Alcune traduzioni italiane parlano de "il luogo della sicurezza", ma mi sembra molto più significativa e bella la traduzione letterale dal sanscrito della parola "abhaya", che significa appunto "non paura".
Ed è ovvio che, una volta raggiunto il Sè non c'è più la paura, perchè tale raggiungimento corrisponde con la consapevolezza dell'assenza di alterità. E là dove non c'è un altro è impossibile avere paura, si ha paura di qualcosa d'altro, come ci ricorda anche la Brhadaryanaka Upanishad (I, 4, 2).

La prima alterità che va eliminata è quella dell'io e del mio,  l'essere convinti che io sia il mio corpo, le mie esperienze, la mia vita, pensare che io sia nama e rupa, nome e forma e non che io sia il Sè, tat tvam asi: io sono quello.
Il grande saggio Ramana Maharshi ricorda: "smisi di tenere a ciò che non era né me né mio e così sconfissi la paura".
La conoscenza del Brahman è innanzitutto la conoscenza di se stessi come il Sè e questo Sè, il Brahman, non è conoscibile con lo studio, con le opere, con l'intelligenza. "Solo l'uomo privo di desideri che aneli esclusivamente al Sè può raggiungerlo" (KU II 23).
Chiudere le porte della fortezza dalle undici porte e guardare dentro di sè (KU IV 1). 




martedì 5 gennaio 2016

Trimbakeshwar

I jyoti linga sono i linga naturali, ossia quelle rappresentazioni a iconiche, astratte di Shiva. I luoghi dove si trovano questi linga naturali, sono santuari privilegiati dell'induismo, metà di pellegrinaggi senza sosta. 
I jyoti linga in India sono soltanto dodici ed uno di essi a Trimbak in Maharastra a circa trenta chilometri da Nashik.
Il linga e' conservato nel garbaghra, la stanza più sacra, del Tempio Trimbakeshwar.
Non credete a quello che dicono le guide o che si dice in giro, il tempio, fino al linga e' accessibile anche ai non hindu. Basta trovare un bravo brahmano o, come nel nostro caso, un pujari (cioè un esecutore di riti e sacrifici), e ogni porta sarà aperta.
È così per mille rupie, che in India sono un'enormità (circa 14 euro), Parag, il pujari, che abbiamo trovato, ha celebrato un rito per noi è poi ci ha accompagnato nella visita del tempio, fino al linga che è bagnato dall'acqua del fiume sacro Godavari che, dopo un percorso sotterraneo dalle sue sorgenti, zampilla le sue acque proprio dove è stato costruito il tempio.
Trimbak e' una cittadina che ovviamente ruota attorno al tempio e al fiume sacro. Le strade sono molto vivaci e piene di negozi che vendono articoli devozionali e varia chincaglieria.
Punto di ritrovo fondamentale del paese e' la vasca delle abluzioni che potete vedere in questa foto.

                           

Gente di ogni sesso ed età si bagnano nelle acque del Godavari raccolte in questa vasca, in questo modo si lavano dai peccati e purificano la propria anima.
Ai bordi di questa vasca c'è un'umanita' incredibili, una meraviglia, ci sarei rimasto per ore.
Da domani il nostro viaggio cambia marcia e finalità. Quindi con questo post termino il mio resoconto.
Quando sarò tornato in Italia, approfondirò e rifletterò sull'esperienze vissute in India.
Namaste.







lunedì 4 gennaio 2016

Nashik, la seconda Varanasi

Abbiamo raggiunto Nashik da Aurangabad col Janshatabdi Express delle 6 e siamo arrivati alle 9. Costo del biglietto 845 rupie in due (circa 11 euro).
A differenza di Aurangabad e nonostante il milione e mezzo di abitanti, Nashik - per quanto abbiamo visto - e' una città pulita e ordinata, le strade sono ben messe e lo smog non ti prende la gola.
Quando Surpanakha, sorella del demone Ravana, tento' il fratello di Rama, Lakshmana, di cui si era innamorata, questi le taglio il naso (nasika). Il fatto avvenne proprio qui e per questo la città si chiama Nashik.
Si tratta di una città molto importante per l'induismo, in quanto è adagiata sulle sponde del secondo fiume più importante per gli hindu dopo il Gange, il Godavari. Per questo è anche conosciuta come la Varanasi del sud.
Le cose da vedere a Nashik sono molte, ma soprattutto c'è tutta un'atmosfera da vivere.
D'obbligo una (lunga) visita al Ramkund, il gath lungo il Godavari. Qui c'è di tutto. Persone che si immergono nell'acqua per lavare i propri peccati, santoni in meditazione, astrologi che ti leggono il futuro, bancherelle che vendono oggetti devozionali. Una meraviglia! Lungo il gath ci sono anche piccoli templi e tabernacoli molto interessanti.
Non molto distante dal Ramkund, vale la pena di visitare il Kalaram Mandir, tempio molto suggestivo. Meno suggestivo invece è il moderno Bhakti Dham Shrin Templum, con statue dai colori sgargianti. Se volete ripassare i dieci avatara di Vishnu, può essere utile farci un salto.
Poco fuori Nashik, sulla strada per Mumbai, si trova il Jain Mandir che vi consiglio di visitare.






domenica 3 gennaio 2016

Aurangabad






Aurangabad, oltre un milione di abitanti, è una città molto caotica. Le strade, anche quelle 'centrali', sono sporche e mal ridotte, il traffico è infernale, smog e polveri ti prendono alla gola, gli edifici sono realizzati senza criteri. Ma se ci siete, molto probabilmente come base per andare a Ellora e Ajanta, tanto vale che le dedichiate un po' di tempo, diciamo almeno una mezza giornata. Se prendete un guidatore di moto risciò sveglio, potrete vedere due o tre cose interessanti.
Innanzitutto merita sicuramente una visita il Bibi-qua-Maqbara (foto in alto). Si tratta di una versione ridotta del Taj Mahal, realizzata nel1679 da Azam Khan, figlio del Maharaja Aurangzeb. L'edificio che vedete qui sotto e' il mausoleo della madre di Azam. A differenza del Taj Mahal, il Bibi ha solo il basamento di marmo mentre l'intero edificio è rivestito di malta, è di dimensioni più piccole e il giardino circostante è ridotto, ma è ugualmente suggestivo soprattutto se ci arrivate al tramonto.
Nell'interno è posta la tomba della sposa di Aurangzeb.
Anche il Panchakki è un posto che merita una visita. Originariamente c'era una ruota ad acqua (Panchakki significa appunto ruota ad acqua) alimentata dall'acqua proveniente da un bacino che serviva a far girare una macina gigante. Ora ci sono solo due grandi vasche, una piccola moschea e la tomba di un santo sufi. Impressionante il baniano gigante, un albero enorme che risale al 1600!
Avete ancora voglia di girare per le strade polverose di Aurangabad? Potete andare al Ganesh Mandir nel quartiere Mahesh Nagar, è un tempio semplice frequentato da persone semplici, molto istruttivo per imparare rituali e devozioni hindu.

sabato 2 gennaio 2016

Ellora

Le grotte di Ellora sono bellissime. Si tratta di un complesso di 34 grotte induiste, buddhiste e jainiste, tutte ricavate 'per sottrazione' da una collina di basalto. Si estendono per circa due chilometri nei pressi del villaggio di Ellora che dista una trentina di chilometri da Aurangabad (circa quaranta minuti in auto).
Le grotte sono tutte belle. Quelle jainiste all'interno hanno statue del fondatore Mahavira e degli altri profeti del jainismo.
In quelle buddhiste nella cella centrale c'è sempre una statua di Buddha con le mani (mudra) nel segno della predicazione. Purtroppo in queste grotte i dipinti non si sono conservati come in quelle di Ajanta.
Ma il capolavoro più incredibile di tutti e' il Tempio Kailasa. Un tempio hindu ricavato dalla roccia alto trenta metri, largo sessanta e lungo novanta.
Si tratta di un monumento strepitoso, possente e al tempo stesso leggero, ricco di bassorilievi di tutte le divinità, di scene tratte dal Mahabharata e dal Ramayana.
Il tempio, ricavato da un unico monolite, è realizzato nella classica forma di carro, con torre nella parte posteriore ed è dedicato a Shiva e alla sua dimora posta, appunto, sul Monte Kailasa sull'Himayala.
Di tutte le statue, i bassorilievi, le colonne, voglio ricordare soltanto il complesso statuario dedicato ai tre fiumi sacri dell'induismo rappresentati da altrettante dee. Al centro la dea Ganga con ai lati la dea Saraswati e Yamuna, gli affluenti di destra e di sinistra del grande fiume Gange.


Ellora - La dea dell'abbondanza



                                                  Interno di grotta jainista