venerdì 8 luglio 2011

Il pianto di Shiva e i semi di rudraksha

Seme di rudraksha
Forse pianse per il dolore alla gola che gli provocò il veleno che bevve per salvare il mondo durante il Samutramanthan, il Frullamento dell’oceano cosmico, o forse le sue erano lacrime di gioia per aver distrutto Tripura la città dei demoni, altri testi ancora assicurano che si trattava di lacrime di dolore perché non era riuscito a sostenere la meditazione o addirittura erano lacrime che sgorgarono dopo che lui aveva constatato la condizione del mondo.
Fatto sta che Shiva pianse e che da quelle sacre lacrime nacque la pianta della Rudraksha i cui semi sono considerati sacri.
Il nome deriva dal sanscrito, Rudra è uno dei nomi di Shiva e akshan significa occhio.
Secondo l’induismo i semi di rudraksha hanno poteri e significati religiosi, mistici e curativi.
Si tratta dei semi con i quali sono realizzati i rosari indiani, i japamala, anche se la stragrande maggioranza di quelli che si trovano in commercio non sono fatti con questi semi, ma con altri materiali meno costosi. Con i rudraksha si possono anche fare bracciali, orecchini, pendenti e altri monili.
Da un punto di vista botanico l’albero della rudraksha è un sempreverde chiamato Elaeocarpus ganitrus che nasce in certe regioni dell’India e dell’Asia e produce una bacca bluastra grande più o meno come una noce.
I semi sono molto particolari perchè sono divisi in spicchi e sono percorsi da scanalature e hanno un foro al centro.
Japamala di rudraksha
Secondo la medicina ayurvedica i semi di rudraksha emettono onde elettromagnetiche che hanno effetti benefici su cuore, sistema nervoso e pressione sanguigna ed alleviano lo stress, la depressione, l’ansia e la stanchezza mentale.  
I semi vengono distinti in base al numero degli spicchi o facce in cui sono suddivisi dette mukhi (mukhia in sanscrito significa faccia) e ci sono rudraksha rarissimi, come quello con  una sola mukhi di cui si dice ne nasca uno ogni tre anni.
I rudraksha più rari costano molto e spesso commercianti senza scrupoli vendono rudraksha falsi. Esistono delle indicazione per rendersi conto se il seme è vero o no (in acqua non galleggiano, resistono anche se vengono bolliti, non hanno scanalature intorno al foro, etc.) ma solo una persona esperta può evitare di essere ingannato. I rudraksha più comuni invece sono più a buon mercato.
Ogni seme ha un dio di riferimento, uno specifico mantra e determinati poteri e benefici.
Il rudraksha con una sola mukhi è, per esempio, dedicato al dio Shiva, quello a due mukhi a Vishnu, quello a tre ad Agni, quello a quattro a Brahma, quello a otto mukhi è invece dedicato a Ganesh.

2 commenti:

  1. ciao, potresti indicarmi dei siti affidabili dove acquistarli?

    Grazie

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    Risposte
    1. Ciao Davide, non ho mai comprato semi di rudraksha via internet, ma solo in India e di persona. Questo perchè volevo prima vederli e 'testarli', essendoci in giro molti prodotti non genuini. Quindi, mi dispiace, ma non posso esserti utile.

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