domenica 5 giugno 2011

I Samskara

Secondo la Manusmirti i sacramenti o “riti di trasformazione” per i “nati due volte” – cioè per gli appartenenti alle prime tre caste (brahmani, kshatriya e vaisya) - sono dodici per altri testi sedici. I samskara possono essere definiti come i sacramenti induisti e segnano un momento importante nella vita dell’indiano, un passaggio, un’abilitazione.
Guardiamo quali sono i sedici samskara necessari, quelli cioè che un buon indù deve celebrare, non dimenticandoci che nella realtà ci sono zone dell’India o particolari caste che celebrano anche più di cinquanta sacramenti diversi e che gli stessi riti possono anche avere nomi diversi.
Il primo samskara è il Garbhadhana, il rito del concepimento o dell’infusione del seme che dovrebbe essere celebrato prima del concepimento per propiziare una buona gravidanza e una buona nascita.
Il Pumsavana si celebra trascorsi sei mesi di gravidanza ed è un rituale per avere un figlio maschio.
Al quarto, sesto o ottavo mese (a seconda delle circostanze) della prima gravidanza si svolge anche il samskara del Simantonnayana nel quale si dividono i capelli della madre con una scriminatura centrale.
Il Jatakarman è il rituale della nascita che va celebrato prima che il cordone ombelicale del bambino venga reciso. Con un cucchiaio d’oro viene dato al bambino latte, miele e burro e viene sussurrata al suo orecchio “vac” che in sanscrito significa parola. In questo momento viene dato il nome segreto del bambino, quello che conoscono solo i genitori mentre il nome vero, quello ‘pubblico’ verrà dato dopo (almeno) dieci giorni dalla nascita nel rito del Namakarana che è il quinto samskara.
Il Niskramana letteralmente significa ‘uscire’ ed è la cerimonia che si celebra dopo circa quattro mesi dalla nascita quando il bambino per la prima volta esce di casa e incontra il mondo e vede il sole.
Con il settimo samskara, Annaprasana, si rende pronto il bambino ad assumere cibi solidi e si celebra verso il sesto/settimo mese, infatti in sanscrito ‘anna’ significa ‘cibo’.
Il Cuda o Cudakarana è il taglio cerimoniale che va fatto, a seconda dei casi, al primo o al terzo anno di vita del bambino.
Tra il sesto e il sedicesimo mese dalla nascita (o anche più tardi) si celebra il Karnavedha, ossia la foratura del lobo degli orecchi sia dei maschi che delle femmine.
Il Vidyarambha che letteralmente significa inizio della conoscenza,  può considerarsi come il primo giorno di scuola, quando la vita del bambino non è più fatta soltanto di giochi, ma anche di apprendimento.
Importantissimo è l’Upanayana, che rappresenta la seconda nascita per i nati nelle prime tre caste. In questa cerimonia il bambino indossa per la prima volta il sacro cordone Yagyopavit che  è fatto di fibra diversa a seconda della casta di appartenenza. In questo momento il ragazzo è affidato a un guru, un maestro spirituale che dovrà introdurlo nello studio dei testi sacri e fare di un ragazzo un adulto.
Il rito del Vedarambha  è celebrato all’inizio dello studio dei sacri Veda e delle Upanishad.
Col Kesanta – a sedici anni – si celebra una nuova rasatura rituale.
Il ragazzo torna a casa dopo aver terminato il periodo di studi presso il maestro con la celebrazione del Samavartana. Il ragazzo è diventato adulto.
Il matrimonio si celebra col rito del Vivaha mentre i riti funebri vanno sotto il nome di Antyesti (ultimi riti).
Riassumendo
  1. Garbhadhana, letteralmente ‘dono dell’embrione’;
  2. Pumsavana. ‘generare un maschio’
  3. Simantonnayana, ‘dividere i capelli’ (della madre);
  4. Jatakarman, ‘rito (karman) della nascita (jata)’
  5. Namakarana, ‘cerimonia (karana) del nome (nama)’;
  6. Niskramana, ‘uscita’;
  7. Annaprasana, ‘mangiare (prasana) il cibo (anna)’;
  8. Cudakarana, ‘cerimonia del ciuffo o dei capelli (cuda)’;
  9. Karnavedha, ‘perforazione dell’orecchio (karna)’;
  10. Vidyarambha, ‘inizio (arambha) della conoscenza (vidya)’;
  11. Upanayana, ‘introdurre’ nella casta e nella società;
  12. Vedarambha, ‘inizio (dello studio) dei Veda’;
  13. Kesanta, ‘eliminare i capelli’;
  14. Samavartana, ‘ritono (casa)’;
  15. Vivaha, ‘matrimonio’;
  16. Antyesti, ‘ultima (antya) celebrazione.

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