mercoledì 26 gennaio 2011

Gandhi e l'India


Mohandas Karamchand Gandhi

Durante il mio primo viaggio in India (1984) un’amica indiana mi disse, “Gandhi in India, è solo sulle banconote.”  Forse esagerava un po’, ma senza dubbio l’opinione che gli indiani hanno di Gandhi non è univocamente positiva come potremmo pensare.
Infatti, a fronte di tanti che venerano il Mahatma e lo considerano un padre della patria, ce ne sono altrettanti, oserei dire sempre di più, che non solo non ne condividono le idee, ma addirittura lo odiano.
Quando, neofita di Facebook, un 2 ottobre – giorno della nascita di Gandhi - postai una foto di Gandhi con scritto “Happy Birthday Gandhiji”, scatenai una bagarre clamorosa tra i miei amici indiani e ci furono moltissimi commenti offensivi contro il Mahatma considerato responsabile della morte di centinaia di migliaia di hindu.
Non mi sono meravigliato quindi nel leggere, sia sulla stampa internazionale che su quella indiana che un funzionario governativo dello stato indiano dell'Uttar Pradesh avrebbe denunciato i rappresentanti di Facebook e gli amministratori di un gruppo qui costituito dal nome “I hate Gandhi.” In realtà di pagine e di gruppi contro Gandhi in Facebook se ne contano a decine.
In questo periodo di revanscismo induista, di esasperazione dei conflitti religiosi nel subcontinente e della loro strumentalizzazione politica, gli eroi non sono Gandhi o il suo discepolo Vinoba Bove, ma gli indipendentisti rivoluzionari, i duri e puri, come Subhas Chandra Bose l’indipendentista alleato dei nazifascisti ai tempi della II Guerra Mondiale che voleva liberarsi degli inglesi con la violenza.
Ma cosa imputano a Gandhi i suoi oppositori? L’elenco è lungo. Innanzitutto gli contestano il suo atteggiamento verso i musulmani ai quali Gandhi avrebbe concesso troppo, gli contestano poi la strategia della nonviolenza che – a loro dire – avrebbe ritardato l’indipendenza indiana. Lo ritengono responsabile della partizione del 1947 da cui nacque lo stato islamico del Pakistan. In particolare criticano il periodo del Quit India, quando per protesta contro gli inglesi Gandhi varò il periodo di non collaborazione assoluta degli indiani verso l’Impero Britannico costringendo alle dimissioni da ogni organo rappresentativo i suoi seguaci. Contestano a Gandhi di non aver sfruttato le difficoltà del Regno Unito durante la Seconda Guerra Mondiale. Molti accusano anche Gandhi di avere cospirato con gli inglesi per far catturare ed impiccare un altro indipendentista, Bhagat Singh, o comunque di non aver fatto niente per fermare la sua esecuzione. Gandhi è criticato anche per una certa eterodossia rispetto ai dettami dell’induismo e viene messa sotto accusa la sua contestazione del sistema delle caste e il suo atteggiamento di favore nei confronti dei fuoricasta da lui chiamati harijan, cioè figli di dio.
Che dire? Senza dubbio l’India che oggi ha l’ammirazione dell’occidente, quella della borsa di Mumbay, del PIL a due cifre, della Silicon Valley d’oriente e del consumismo sfrenato, l’India splendente, l’India Superstar, l'India potenza atomica non è l’India di Gandhi. Il modello di sviluppo del Mahatma era quello dell’autarchia, dei villaggi autosufficienti, era quello che ripudiava l’industrializzazione e la produzione di massa, che sosteneva il mantenimento delle tradizioni ed il rispetto dell’ambiente. Nei villaggi dell’India riusciamo ad intuire quale fosse il pensiero di Gandhi e c’è ancora chi crede - come fa Arundhati Roy  in un bellissimo articolo che ho in parte già pubblicato in questo blog – che l’India e solo l’India possa essere esempio di uno sviluppo sostenibile e diverso da quello consumistico occidentale. A me pare però che la strada imboccata da questo meraviglioso paese vada purtroppo in direzione opposta.

2 commenti:

  1. Purtroppo hai ragione Domenico. Credo anch'io che se Gandhi vedesse quello che sta succedendo ora in India rimarrebbe molto deluso e addolorato. Sono troppi i fattori che entrano in gioco per fare una analisi del perchè adesso ci troviamo a questo punto; credo comunque che senza Gandhi l'indipendenza di questo paese - e il pensiero di tutti noi - ci avrebbe rimesso moltissimo.

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  2. E' vero. Gandhi è un patrimonio dell'umanità anche se spesso (soprattutto in occidente) non se ne conosce bene il pensiero e si semplifica molto. Penso che sia un vero rivoluzionario, non-violento, ma radicalmente rivoluzionario.

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