Ekam Sat India
giovedì 24 settembre 2026
The Sun Sacrifices His Rays for Love
Surya, the sun god who consumes himself in the cosmic sacrifice of the universe,
was a young man of great beauty and strength. He travelled across the celestial
spheres in his fiery chariot drawn by seven horses and driven by Aruna, the
bird-man brother of Garuda, the mount of the god Vishnu. One day he saw a
beautiful young woman and fell in love with her. She was Samjna, daughter of
Visvakarman, the architect of the gods. The two were married. But the radiance
and heat of Surya—or perhaps the intensity of his love—were unbearable for
Samjna, who could not even draw near to her beloved husband. One night, while
Surya was away, she fled into the forest and had herself replaced by Chaya
(Sanskrit for “shadow”), who was identical to her in every way yet able to
endure Surya’s light. Surya did not notice the substitution and lived with Chaya
until one day, when she harshly scolded one of Samjna’s children, the sun god
discovered the truth. He immediately set out in search of his wife and found her
in the forest, where she had transformed herself into a mare so as not to be
recognised. Surya in turn transformed himself into a stallion and united with
her, afterwards revealing his true identity. The two returned to the celestial
sphere, but the problem of Surya’s heat and light remained unsolved.
Visvakarman, the architect of the gods and father of Samjna, then proposed
reducing Surya’s rays, and Surya agreed. Visvakarman cut away part of the solar
rays so that Surya and Samjna could live close to each other. From the severed
rays some of the most powerful weapons ever seen in the universe were fashioned:
the *trishula* (trident) of Shiva, the *chakra* (discus) of Vishnu, the spear of
Karttikeya, and the Sun Temple of Konarak.
sabato 25 marzo 2023
Il sole sacrifica i suoi raggi per amore
| Surya sul suo carro trainato da sette cavalli |
Surya, il dio sole, che consuma se stesso nel sacrificio cosmico dell'universo, era un giovane molto bello e forte. Percorreva le sfere celeste sopra il suo carro di fuoco trainato da sette cavalli e guidato da Aruna, l'uomo-uccello fratello di Garuda il veicolo del dio Vishnu. Un giorno vide una bellissima ragazza e se ne innamorò. Era Samjna, figlia di Visvakarman, l'architetto degli dei. I due si sposarono.
Ma lo splendore e il calore di Surya, o forse la forza del suo amore, erano intollerabili per Samjna che non poteva neppure avvicinarsi all’amato sposo.
Una notte allora, quando Surya non c’era, fuggì nella foresta e si fece sostituire da Chaya (in sanscrito ‘ombra’) in tutto e per tutto uguale a lei, ma capace di sostenere la luce di Surya.
Surya non si accorse della sostituzione e visse con Chaya finchè un giorno, quando lei brontolò duramente uno dei figli di Samjna, il dio sole scoprì la verità.
Surya andò subito in cerca della moglie e la trovò nella foresta trasformatasi, per non essere scoperta, in una cavalla. Surya si trasformò a sua volta in uno stallone e si unì a lei svelando poi la sua vera identità.
I due tornarono nella sfera celeste, ma il problema del calore e della luce di Surya non era stato risolto.
Visvakarman, l’architetto degli dei e padre di Samjna, propose allora di ridurre i raggi di Surya che accettò. Visvakarman tagliò parte dei raggi solari in modo che Surya e Samina potessero vivere vicini.
Con i raggi tagliati vennero realizzate alcune tra le più potenti armi mai viste nell’universo, il trishula (tridente) di Shiva, il chakra (disco) di Vishnu, la lancia di Karttikeya, il tempio del sole di Konarak.
sabato 19 marzo 2022
Kirtimukha: il mostro che mangiò se stesso
| Kirtimukha |
Jalandhara era padrone dei tre mondi e, grazie alle austerità che aveva condotto, aveva poteri immensi, ma qualcuno gli fece presente che non aveva proprio tutto. Gli mancava Parvati, la donna più bella del mondo che era andata in sposa a Shiva.
“Cosa se ne fa Shiva, asceta pezzente, di una donna così bella?” si domandò Jalandhara. “La voglio!”
Detto questo, chiamò Rahu e lo mandò da Shiva come suo ambasciatore.
“Va’ da Shiva e digli di darmi Parvati, se rifiuta, sarà la guerra.”
Da buon messaggero, Rahu si presentò da Shiva e, in nome di Jalandhara, chiese Parvati.
Ascoltata la richiesta, Shiva divenne furibondo e dal suo terzo occhio nacque una creatura terribile con la criniera di leone, gli occhi di fuoco, il corpo esile ed emaciato. Un mostro violento e fortissimo, che aveva in sè tutta l'ira del dio assoluto, un mostro affamatissimo che si avventò immediatamente su Rahu.
Il malcapitato si rivolse a Shiva e al suo senso di giustizia e lo pregò di essere risparmiato, in fin dei conti lui non era che un messaggero senza colpa.
Shiva intervenne e ordinò al demone di non mangiare Rahu.
“Ed allora chi mangio? - replicò il mostro - Tu mi hai creato con questa fame insaziabile, come la posso almeno lenire?”
“Mangia te stesso,” disse Shiva.
E così il mostro mangiò le proprie gambe, le proprie braccia, il proprio corpo e rimase soltanto una testa furiosa.
“D’ora innanzi – gli disse Shiva compiaciuto – tu sarai Kirtimukha, il volto glorioso. Ti voglio sempre davanti alla mia porta e chi entrerà nella mia casa senza aver prima venerato te, non otterrà niente di ciò che chiede.”
Per questo motivo sui portali dei templi hindu, su quelli dei palazzi e delle case spesso c’è un volto mostruoso, è il volto della gloria, il Kirtimukha.
venerdì 14 maggio 2021
La pace mentale
"La pace della mente si ottiene coltivando la simpatia delle persone felici,
la compassione per le persone infelici,
il piacere nella virtù e
l'indifferenza verso i malvagi."
l'indifferenza verso i malvagi."
Patanjali
venerdì 26 febbraio 2021
Nimi, il re che sta sopra le nostre palpebre
Perchè gli esseri viventi battono le palpebre? Anche su questo c'è una bella leggenda indiana.
Per celebrare il sacrificio, Nimi aveva bisogno di un brahmano eccezionalmente potente che lo presiedesse e si rivolse al rishi Vasishta.
![]() |
| Rito hindu |
Il rishi però non potè accettare perchè impegnato in un altro sacrificio.
Nimi, che teneva molto al benessere del suo popolo, iniziò ugualmente il sacrificio incaricando di presiederlo ad un altro saggio, Gautama.
Quando Vasishta, terminato il suo precedente impegno, si recò da Nimi e vide che il sacrificio era stato iniziato senza di lui, si infuriò e lanciò una maledizione contro Nimi: "Ti maledico, re Nimi: d'ora in avanti vivrai senza corpo."
In quel momento il re Nimi stava dormento, si svegliò di soprassalto, guardò in basso e vide il proprio corpo senza vita ed i suoi sudditi che piangevano la sua dipartita.
Convinto di aver agito correttamente, Nimi maledì a sua volta Vasishta, "Ho dovuto eseguire lo yajna per il benessere della mia gente. Saggio Vasishta, ti maledico: anche tu vivrai senza corpo!"
In quel suo nuovo stato, Nimi vagava sotto forma di spirito, non era più vincolato dal corpo o dalle responsabilità e trovava la vera gioia di essere uno con il brahman.
Tuttavia i sudditi del re erano molto infelici, non potevano credere che il re che si era preso cura di loro come un padre non ci fosse più. Per questo conservarono il corpo del sovrano con olii e profumi e continuarono con maggior devozione il sacrificio che aveva iniziato l'amato Nimi.
Una volta che lo yajna fu completato, gli Dèi scesero sulla terra chiedendo ai fedeli cosa volessero. "Per un'ingiusta maledizione - risposero - lo spirito del nostro amato re è uscito da questo suo corpo, rivogliamo Nimi tra noi."
Gli dèi acconsentirono e convocarono lo spirito di Nimi, ma restarono meravigliati quando l'anima del re li pregò di non fare niente e di lasciarla libera dal corpo. "Non desidero più avere schiavitù - disse - vi prego, non rimettetemi nel mio corpo."
"Ma la tua gente desidera che tu stia tra loro - replicarono gli dèi - non puoi deluderli."
"Se queste persone vogliono che io stia con loro - disse Nimi - lo farò, ma non nel modo in cui desiderano, trovate voi un modo."
Gli dèi allora posero Nimi sulle palpebre di ogni essere vivente.
Per questo, da quel momento, ogni essere è costretto a battere le palpebre, perchè sopra di esse c'è lo spirito di Nimi che pesa e che quindi rende ogni tanto necessaria una seppur breve pausa.
E' per questo che in sanscrito il battito delle palpebre si chiama nimisha (che è anche un nome proprio femminile abbastanza diffuso).
E sempre per questo, ma ne abbiamo già parlato, uno degli elementi che differenziano gli uomini dalle divinità indiane è che quest'ultime non battono le palpebre, ma hanno lo sguardo fisso, così come non sudano, non fanno ombra e non poggiano i piedi per terra.
giovedì 30 gennaio 2020
Anniversario della morte di Gandhi
Il 30 gennaio 1948 venne ucciso il Mahatma Gandhi. Per saperne un po' di più sull'omicidio e sull'assassino potete cliccare qui e qui.
Oggi lo voglio ricordare con una sua breve considerazione sulla carta stampata che può essere utile anche oggi.
"I giornali hanno un'influenza potente. E' compito dei direttori badare a che nei loro giornali non venga pubblicato niente di falso che possa eccitare il pubblico.
I direttori dovrebbero prestare la massima attenzione alle notizie che intendono dare e al modo di darle.
Dove esiste l'indipendenza, è praticamente impossibile per i governi controllare la stampa. E' compito dei lettori tenere strettamente d'occhio i giornali e mantenerli sul retto sentiero.
Un pubblico illuminato rifiuterà di appoggiare giornali sediziosi o indecenti."
Harijan 19 ottobre 1947 Mohandas Karamchenad Gandhi
domenica 10 novembre 2019
Il verdetto di Ayodhya
Vi ricordate di Ayodhya, mitica città natale del dio Rama, e della Babri Masjid, la Moschea Babri costruita da Babur, il primo imperatore moghul, nel 1528 e distrutta il 6 dicembre 1992 da una folla di estremisti hindu che rivendicavano il luogo in quanto proprio lì sarebbe nato il protagonista del Ramayana?
| Ayodhya in India (da Google Map) |
La Corte Suprema dell'India ha messo la parola fine alla vicenda con una lunghissima decisione che ribalta la precedente sentenza dell'Alta Corte di Allahabad che nel 2010 decise che l’area doveva essere suddivise in tre parti: una destinata al tempio hindu che già vi sorge e le altre due destinate rispettivamente alla comunità hindu e a quella islamica.
La Suprema magistratura dell'India ha invece stabilito - all'unanimità dei suoi cinque componenti - che il sito va interamente assegnato agli hindu, riconoscendo ai musulmani un'altra area nella stessa città.
I giudici hanno sì dichiarato che la demolizione della Babri Masjid è stata "una grave violazione dello stato di diritto" e "un atto calcolato di distruzione di un luogo di culto pubblico", ma i musulmani non avrebbero provato il possesso incontestato del sito mentre dalle prove processuali emergerebbe un continuativo culto induista svolto nel luogo.
Non ci sono prove certe, ma applicando il principio della "preponderanza delle probabilità" come standard di prova, la Corte ha considerato la rivendicazione della parte hindu più plausibile di quella musulmana.
La decisione rappresenta una vittoria per gli estremisti hindu che da sempre rivendicano il loro diritto di considerare quel sito proprio della religione induista.
Esponenti della comunità islamica, pur non approvando la decisione che è considerata "una vittoria della fede sui fatti", hanno dichiarato che il verdetto verrà accettato.
Non ci sono prove certe, ma applicando il principio della "preponderanza delle probabilità" come standard di prova, la Corte ha considerato la rivendicazione della parte hindu più plausibile di quella musulmana.
La decisione rappresenta una vittoria per gli estremisti hindu che da sempre rivendicano il loro diritto di considerare quel sito proprio della religione induista.
Esponenti della comunità islamica, pur non approvando la decisione che è considerata "una vittoria della fede sui fatti", hanno dichiarato che il verdetto verrà accettato.
I supremi giudici hanno dichiarato che la precedente decisione della Corte di Allahabad era "illogica" e non avrebbe garantito "un senso duraturo di pace e tranquillità". Speriamo che ci riesca questa decisione del supremo organo giurisdizionale indiano.
Per saperne di più: The Indian Express, The Times of India, The Hindu
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