venerdì 14 maggio 2021

La pace mentale

"La pace della mente si ottiene coltivando la simpatia delle persone felici, 
la compassione per le persone infelici, 
il piacere nella virtù e
l'indifferenza verso i malvagi."
                                                                         Patanjali

venerdì 26 febbraio 2021

Nimi, il re che sta sopra le nostre palpebre


Perchè gli esseri viventi battono le palpebre? Anche su questo c'è una bella leggenda indiana.


Un giorno il saggio re Nimi voleva eseguire un yajna, un sacrificio particolarmente difficile e lungo (sarebbe durato ben cinque anni!) che, se avesse avuto successo, avrebbe giovato enormemente al suo popolo.
Per celebrare il sacrificio, Nimi aveva bisogno di un brahmano eccezionalmente potente che lo presiedesse e si rivolse al rishi Vasishta.  
                                                     
Rito hindu
Il rishi però non potè accettare perchè impegnato in un altro sacrificio.
Nimi, che teneva molto al benessere del suo popolo, iniziò ugualmente il sacrificio incaricando di presiederlo ad un altro saggio, Gautama.
Quando Vasishta, terminato il suo precedente impegno, si recò da Nimi e vide che il sacrificio era stato iniziato senza di lui, si infuriò e lanciò una maledizione contro Nimi: "Ti maledico, re Nimi: d'ora in avanti vivrai senza corpo."
In quel momento il re Nimi stava dormento, si svegliò di soprassalto, guardò in basso e vide il proprio corpo senza vita ed i suoi sudditi che piangevano la sua dipartita.
Convinto di aver agito correttamente, Nimi maledì a sua volta Vasishta,  "Ho dovuto eseguire lo yajna per il benessere della mia gente. Saggio Vasishta, ti maledico: anche tu vivrai senza corpo!"
In quel suo nuovo stato, Nimi vagava sotto forma di spirito, non era più vincolato dal corpo o dalle responsabilità e trovava la vera gioia di essere uno con il brahman.
Tuttavia i sudditi del re erano molto infelici, non potevano credere che il re che si era preso cura di loro come un padre non ci fosse più. Per questo conservarono il corpo del sovrano con olii e profumi e continuarono con maggior devozione il sacrificio che aveva iniziato l'amato Nimi.
Una volta che lo yajna fu completato, gli Dèi scesero sulla terra chiedendo ai fedeli cosa volessero. "Per un'ingiusta maledizione - risposero - lo spirito del nostro amato re è uscito da questo suo corpo, rivogliamo Nimi tra noi."
Gli dèi acconsentirono e convocarono lo spirito di Nimi, ma restarono meravigliati quando l'anima del re li pregò di non fare niente e di lasciarla libera dal corpo. "Non desidero più avere schiavitù - disse - vi prego, non rimettetemi nel mio corpo."
"Ma la tua gente desidera che tu stia tra loro - replicarono gli dèi - non puoi deluderli."
"Se queste persone vogliono che io stia con loro - disse Nimi - lo farò, ma non nel modo in cui desiderano, trovate voi un modo."
Gli dèi allora posero Nimi sulle palpebre di ogni essere vivente.
Per questo, da quel momento, ogni essere è costretto a battere le palpebre, perchè sopra di esse c'è lo spirito di Nimi che pesa e che quindi rende ogni tanto necessaria una seppur breve pausa.
E' per questo che in sanscrito il battito delle palpebre si chiama nimisha (che è anche un nome proprio femminile abbastanza diffuso).
E sempre per questo, ma ne abbiamo già parlato, uno degli elementi che differenziano gli uomini dalle divinità indiane è che quest'ultime non battono le palpebre, ma hanno lo sguardo fisso, così come non sudano, non fanno ombra e non poggiano i piedi per terra.







giovedì 30 gennaio 2020

Anniversario della morte di Gandhi

Il 30 gennaio 1948 venne ucciso il Mahatma Gandhi. Per saperne un po' di più sull'omicidio e sull'assassino potete cliccare qui e qui.
Oggi lo voglio ricordare con una sua breve considerazione sulla carta stampata che può essere utile anche oggi.

"I giornali hanno un'influenza potente. E' compito dei direttori badare a che nei loro giornali non venga pubblicato niente di falso che possa eccitare il pubblico.
I direttori dovrebbero prestare la massima attenzione alle notizie che intendono dare e al modo di darle.
Dove esiste l'indipendenza, è praticamente impossibile per i governi controllare la stampa. E' compito dei lettori tenere strettamente d'occhio i giornali e mantenerli sul retto sentiero. 
Un pubblico illuminato rifiuterà di appoggiare giornali sediziosi o indecenti."

Harijan 19 ottobre 1947            Mohandas Karamchenad Gandhi








domenica 10 novembre 2019

Il verdetto di Ayodhya

Vi ricordate di Ayodhya, mitica città natale del dio Rama, e della Babri Masjid, la Moschea Babri costruita da Babur, il primo imperatore moghul, nel 1528 e distrutta il 6 dicembre 1992 da una folla di estremisti hindu che rivendicavano il luogo in quanto proprio lì sarebbe nato il protagonista del Ramayana?
Ayodhya in India (da Google Map)
Beh, se volete rinfrescarvi la memoria potete cliccare qui.
La Corte Suprema dell'India ha messo la parola fine alla vicenda con una lunghissima decisione che ribalta la precedente sentenza dell'Alta Corte di Allahabad che nel 2010 decise che l’area doveva essere suddivise in tre parti: una destinata al tempio hindu che già vi sorge e le altre due destinate rispettivamente alla comunità hindu e a quella islamica.
La Suprema magistratura dell'India ha invece stabilito - all'unanimità dei suoi cinque componenti - che il sito va interamente assegnato agli hindu, riconoscendo ai musulmani un'altra area nella stessa città.
I giudici hanno sì dichiarato che la demolizione della Babri Masjid è stata "una grave violazione dello stato di diritto" e "un atto calcolato di distruzione di un luogo di culto pubblico", ma i musulmani non avrebbero provato il possesso incontestato del sito mentre dalle prove processuali emergerebbe un continuativo culto induista svolto nel luogo.
Non ci sono prove certe, ma applicando il principio della "preponderanza delle probabilità" come standard di prova, la Corte ha considerato la rivendicazione della parte hindu più plausibile di quella musulmana.
La decisione rappresenta una vittoria per gli estremisti hindu che da sempre rivendicano il loro diritto di considerare quel sito proprio della religione induista.
Esponenti della comunità islamica, pur non approvando la decisione che è considerata "una vittoria della fede sui fatti", hanno dichiarato che il verdetto verrà accettato.
I supremi giudici hanno dichiarato che la precedente decisione della Corte di Allahabad era "illogica" e non avrebbe garantito "un senso duraturo di pace e tranquillità". Speriamo che ci riesca questa decisione del supremo organo giurisdizionale indiano.



Per saperne di più: The Indian Express, The Times of India, The Hindu

domenica 13 ottobre 2019

Shantanu, Ganga e la morte dei loro sette figli

Shantanu, re di Hastinapura, stava cacciando nella foresta. Rincorrendo una preda, si ritrovò sulle rive del Gange e si accorse subito di non essere solo. Davanti a lui era infatti apparsa una ragazza misteriosa, bellissima, dalla pelle vellutata, gli occhi nerisissimi, i capelli sciolti sulle spalle. Shantanu se ne innamorò all’istante e, senza saper niente di lei, chiese la sua mano.
La fanciulla accettò l’offerta del potente re, ma ad una condizione: “Non mi farai mai domande né mi ostacolerai, né contesterai o criticherai qualsivoglia mio comportamento.”
Il Gange a Varanasi

Al re la condizione sembrò leggerissima, accettò e sposò la donna con una maestosa cerimonia ad Hastinapura.
La vita della coppia scorreva felice e questa felicità accrebbe quando il re seppe che la regina, che in ricordo al luogo in cui gli amanti si erano incontrati venne chiamata Ganga, attendeva un bambino. Ma la felicità durò poco perché la madre, non appena partorito l’erede al trono lo portò sulle rive del Gange e ve lo gettò. Il re rimase sconvolto, ma non disse niente alla moglie memore della condizione che aveva accettato e il cui peso cominciava a comprendere solo ora.
La regina rimase incinta altre sei volte e per altre sei volte condusse il proprio neonato sulle rive del Gange e ve lo gettò senza che il re facesse o chiedesse niente.
Ma quando la regina restò incinta per l’ottava volta e partorì un bel bambino, il re si recò sulle rive del Gange prima della moglie e quando giunse la regina col neonato la fermò. “Perché uccidi i tuoi figli – le disse -  perché ti comporti in modo così terribile?”
La regina sorrise, “hai rotto il tuo giuramento, vuol dire che hai proprio bisogno di questo figlio, ecco tuo figlio, è salvo, ma mi perderai, così le maledizioni si sono adempiute.”
Il re chiese spiegazioni e la regina gliele fornì. Lei era davvero la dea Ganga, ma in una precedente vita quando ancora mortali e dei vivevano insieme, Shantanu, che allora aveva il corpo del re Mahabhishek, alla corte di Indra si innamorò di Ganga. Un mortale, seppur re, non poteva unirsi ad una dea e pertanto gli dei maledirono i due amanti imponendo a entrambi di rinascere come mortali. In quella loro nuova forma si sarebbero potuti amare. E così era avvenuto.
La seconda più terribile maledizione riguardava i figli di Ganga, tutti, tranne uno, uccisi appena erano nati.
In realtà gli otto figli di Shantanu e di Ganga non erano altro che le reincarnazioni degli otto fratelli Vasu  i quali in una precedente vita per compiacere le loro mogli avevano rubato la vacca Nandini (chiamata anche Kamadhuk o Kamadhenu e citata da Krishna nella Bagavadgita 10.28) che apparteneva al saggio Vasishta. Quando il saggio tornò al sua ashram e capì cosa era accaduto, maldisse gli otto Vasu condannandoli a rinascere come mortali. I fratelli si recarono subito dal saggio a riportare Nandini e a chiedere perdono, ma una maledizione una volta che è stata lanciata non può essere revocata.  Vasishta però mitigò la maledizione acconsentendo che per sette fratelli la pena fosse breve, durasse cioè il tempo di una gravidanza e, una volta nati, avrebbero subito potuto riacquistare la libertà. Per l’ottavo fratello invece, colui che materialmente aveva rubato la vacca, la pena sarebbe durata per un’intera vita.
Per questo motivo  Ganga aveva ucciso i primi sette figli, per liberarli dalla maledizione, mentre l’ottavo restò vivo e visse una vita gloriosa. Venne chiamato Devavrata, che in sanscrito significa "Devoto agli dei", ma più tardi assunse il nome di Bhishma, il più saggio ed eroico personaggio del Mahabharata.





giovedì 8 agosto 2019

Quit India



L'8 agosto 1942, il Mahatma Gandhi inferse l’ultima spallata al dominio britannico in India: il “Quit India”, un chiaro invito agli inglesi: fuori dall'India.
“Vi dò un breve mantra – disse Gandhi a migliaia di attivisti riuniti a Bombay - imprimetelo nel vostro cuore e lasciate che ogni vostro respiro gli dia espressione. Il mantra è ‘do or die’, 'agire o morire’. O saremo liberi o moriremo nel tentativo di esserlo”.
La mobilitazione, che doveva consistere in una disobbedienza civile generalizzata, iniziò in tutta l’India il giorno dopo, ma non vi parteciparono i leader del Congresso perché nella notte tra l’8 e il 9 agosto vennero arrestati in massa a cominciare da Gandhi e da sua moglie Kasturba.
L’arresto dei principali esponenti indipendentisti esacerbò ancora di più gli animi e in tutto il subcontinente si verificarono scioperi, boicottaggi, violenze e scontri. Morirono migliaia di manifestanti e gli arresti furono oltre 60.000.
Col passare del tempo, e a seguito della durissima repressione britannica, la mobilitazione perse vigore, ma solo nel 1944 Gandhi e i leader del Congresso vennero liberati. 
Un altro colpo, forse quello decisivo, venne così dato all’illegittima occupazione britannica in India, la strada per l’indipendenza, che venne ottenuta dopo tre anni, era ormai spianata.
"La nostra non è una spinta per il potere – disse il Mahatma - ma puramente una lotta non violenta per l'indipendenza dell'India".






sabato 25 maggio 2019

Nessuna idea sull'India



Ho avuto una discussione con un mio amico entusiasta dopo la lettura di "L'odore dell'India" di Pier Paolo Pasolini e "Un'idea dell'India" di Alberto Moravia.

Per sintetizzare la mia opinione sui due libretti, trascrivo le mie brevi recensioni a suo tempo pubblicate su Anobii.


L'odore dell'India di Pier Paolo Pasolini

Valido esempio di supponenza occidentale. E' raro trovare analoghi esempi di persone che paiono non aver capito niente dell'India, vista come nazione che "si affaccia ora" (nel 1961!) nella storia, vittima di una religione "degenerata" e caratterizzata esclusivamente dalla povertà. Vale la pena leggerlo perché dimostra come, anche in menti illuminate come quella di PPP, il colonialismo e l'arroganza culturale occidentale annebbino la ragione.


Un'idea dell'India di Alberto Moravia

Se hai un dito davanti agli occhi non vedi niente, neppure una montagna. In India (se c'e stato) Moravia non aveva il dito davanti agli occhi, ma la montagna. La stessa che aveva il suo compagno di viaggio Pasolini. Era la montagna dell'arroganza coloniale e culturale dell'occidente, la boria della presunta superiorità di una civiltà in realtà agonizzante. Volete avere un'idea dell'India? Non leggete questo libro. Volete un'idea della boria occidentale e di come e perché e' esistito/esiste il colonialismo? Questo libro è perfetto.