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sabato 15 aprile 2017

Ancora sul politeismo


Un'altra riflessione sul (presunto) politeismo 
delle religioni hindu.






"Dio si manifesta in infinite forme 
proprio perchè non ha forma 
e viene invocato con infiniti nomi 
proprio perchè non ha nome".










Sul politeismo: clicca qui e qui




sabato 31 dicembre 2011

Trecentotrenta milioni di dèi

Shitala, divinità indiana venerata
soprattutto nell'India del nord e in Nepal
330.000.000? Trecentotrentamilioni? Ma è possibile che le divinità indiane siano così tante? Eppure è questa la risposta che ci sentiamo dare quando chiediamo quanti sono gli dèi del subcontinente, questo è quello che troviamo scritto nei testi e questo è quello che scopriamo andando in India, visitando le città ed i villaggi. Scopriamo costantemente nuovi nomi, nuovi dèi, diverse manifestazioni o diversi nomi di dei già conosciuti.
Non ci sono solo Shiva, Brahma, Vishnu, i loro avatar quali Rama e Krishna, non ci sono solo le loro spose Parvati, Kali, Saraswati, Laksmhi e Sita, non ci sono solo i loro figli come Ganesh e Kartikeia, non ci sono solo gli dèi vedici più noti come Indra e Varuna, Agni e Prajapati, Daksha e Yama, ma esistono milioni di dei dai nomi per noi sconosciuti. Shitala, Mansa, Chamunda, Rahu, Muruga, Himawan, i Marut, Aditi e gli Aditia, Mutappan, Yellamma, Usha, Gauri, Ayappa, Nirrita, Aptya, Amsha, Kubera, Revati. Ogni regione, ogni villaggio, ogni famiglia, ogni tribù, ogni villaggio ha una propria divinità sconosciuta nelle altre parti dell’India.
In proposito la Brhadaranyaka Upanishad – la cui lettura consiglio a tutti vivamente – ci riporta un dialogo tra Vidgdha Sakalya e il saggio Yajnavalkya.
“Ma quanti sono gli dèi?” chiede Vidagdha.
“Tre e trecento, tre e tremila” risponde Yajnavalkya.
“Va bene – replica Vidagdha – ma in realtà quanti sono gli dèi?”
“Trentatre,” risponde il saggio.
“Sì, è corretto, ma quanti sono veramente?” insiste Vidagdha.
“Sei,” replica Yajnavalkya.
“Certo, ma quanti sono?”
“Tre,” risponde Yajnavalkya.
“Sì, va bene, ma veramente quanti sono?” chiede ancora Vidgdha.
“Due,” dice Yajnavalkya.
“Ma in realtà quanti sono gli dèi?”
“Uno e mezzo.”
“Ma infine, dimmi o Yajnavalkya, quanti dèi esistono?”
“Uno.”
Insomma, ekam sat vipra bahuda vadanti, Dio è uno, ma i saggi lo chiamano in modo diverso.

domenica 12 dicembre 2010

Induismo e Politeismo

Spesso con superficialità si pensa che gli indiani siano politeisti e si annovera l'induismo tra le religioni politeiste e pagane. Ciò deriva da ignoranza occidentale, da erronee traduzioni ed interpretazioni della parola sanscrita deva tradotta come dei mentre etimologicamente significa 'essere splendente'.
Hanuman
In realtà i molteplici 'dei' che gli induisti venerano non sono altro che manifestazioni dell'unico essere supremo, il Brahman. Attraverso i vari dei i devoti (coloro che praticano la bakti) cercano di raggiungere l'esperienza del Brahman.
Alain Danielou, in Miti e dei degli India, a proposito di monoteismo e politeismo è illuminante. Dio non è un numero - dice in sostanza Danielou - quindi non è nè 1 nè 2 nè 1.000, ma sicuramente 1 è ciò che di più lontano dall'infinito esista, non potendo avere un'immagine complessiva di Dio, forse ne abbiamo una un po' più esatta quando pensiamo a più divinità. Dio non può essere un numero, Dio è neti neti, nè questo nè quello. I vedantisti dicono che Dio è 'non due' è cioè l'Essere senza alterità, senza secondo.