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giovedì 8 agosto 2019

Quit India



L'8 agosto 1942, il Mahatma Gandhi inferse l’ultima spallata al dominio britannico in India: il “Quit India”, un chiaro invito agli inglesi: fuori dall'India.
“Vi dò un breve mantra – disse Gandhi a migliaia di attivisti riuniti a Bombay - imprimetelo nel vostro cuore e lasciate che ogni vostro respiro gli dia espressione. Il mantra è ‘do or die’, 'agire o morire’. O saremo liberi o moriremo nel tentativo di esserlo”.
La mobilitazione, che doveva consistere in una disobbedienza civile generalizzata, iniziò in tutta l’India il giorno dopo, ma non vi parteciparono i leader del Congresso perché nella notte tra l’8 e il 9 agosto vennero arrestati in massa a cominciare da Gandhi e da sua moglie Kasturba.
L’arresto dei principali esponenti indipendentisti esacerbò ancora di più gli animi e in tutto il subcontinente si verificarono scioperi, boicottaggi, violenze e scontri. Morirono migliaia di manifestanti e gli arresti furono oltre 60.000.
Col passare del tempo, e a seguito della durissima repressione britannica, la mobilitazione perse vigore, ma solo nel 1944 Gandhi e i leader del Congresso vennero liberati. 
Un altro colpo, forse quello decisivo, venne così dato all’illegittima occupazione britannica in India, la strada per l’indipendenza, che venne ottenuta dopo tre anni, era ormai spianata.
"La nostra non è una spinta per il potere – disse il Mahatma - ma puramente una lotta non violenta per l'indipendenza dell'India".






lunedì 26 novembre 2018

26 novembre 1949: entrata in vigore della Costituzione Indiana

Il 26 novembre 1949 entrò in vigore la Costituzione Indiana che era stata approvata dalla Constituent Assembly il 26 gennaio 1949. Quest'ultima data è ricordata solennemente ogni anno nella Festa della Repubblica.
La Consituent Assembly, che era presieduta da B. R. Ambedkar, era stata eletta a suffragio universale e si riunì per la prima volta il 9 dicembre 1946 quando ancora l'India non aveva ottenuto l'Indipendenza che venne formalizzata il 15 agosto del 1947.
Questo il Preambolo della Costituzione nel testo oggi vigente.

"Noi popolo dell'India, avendo solennemente deciso di costituire l'India come Repubblica Democratica Sovrana Socialista e laica e di assicurare a tutti i suoi cittadini:

  • GIUSTIZIA sociale, economica e politica;
  • LIBERTA' di pensiero, espressione, credo, fede e culto;
  • EGUAGLIANZA di condizioni e di opportunità;
e di promuovere tra tutti FRATERNITA', assicurando la dignità dell'individuo e l'unità e l'integrità della nazione,
nella nostra Assemblea Costituente, questo 26 novembre 1949 adottiamo, promulghiamo e stabiliamo questa Costituzione."


Indian Emblem by User:Indianvipjatt
La Costituzione Indiana è la più lunga delle Costituzioni conosciute contando 395 articoli e 12 allegati. La lunghezza è dovuta anche alla grandezza e alla diversità e alla varietà del territorio e della popolazione dello Stato (culturale, linguistica, religiosa, sociale, etc.).
L'India, denominata con l'antico nome di Barath, viene costituita come Unione, una Repubblica federale parlamentare con la tripartizione dei principali poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) classico nelle costituzioni liberali occidentali.
Gli Stati attualmente sono 29 cui si aggiungono 7 territori con amministrazione speciale tra cui il territorio della capitale Delhi.
I poteri dello Stato Centrale e quelli degli Stati Federali sono suddivisi nel VII allegato alla carta costituzionale:
  • Union List (poteri centrali): 97
  • State List (poteri dei singoli Stati): 66
  • Concurrent List (poteri concorrenti): 47
Inutile dire che detta ripartizione ha molte volte comportato l'intervento del massimo organo giudiziario indiano, l'High Court, per risolvere conflitti sulle competenze.
Ogni Stato ha i propri organi (Presidente, Governatore, Parlamento, etc.) e la propria lingua ufficiale.
L'India ha un Presidente che ha funzioni di garanzia e di rappresentanza e che viene eletto dal Parlamento integrato dalle rappresentante dei Parlamenti statali.
Il Parlamento si divide in Camera Alta o Consiglio degli Stati (Raj Sabha) e la Camera del Popolo (Lok Sabha). Oltre a legiferare, il Parlamento nomina il Primo ministro che abitualmente, ma non obbligatoriamente, è il leader del partito o della coalizione uscita vincitrice dalle urne.
L'Hindi, nella scrittura devanagari, è prevista dall’art. 343 come lingua ufficiale dell'Unione. Venne anche previsto che negli atti ufficiali e nelle corti di giustizia si continuasse ad usare la lingua inglese per quindici anni. Questo termine è stato poi continuamente prorogati fino ad oggi.
Accanto all'Hindi come lingua dell'Unione, vengono riconosciute altre 22 lingue ufficiali elencate nell'allegatp VII e precisamente: assamese, bengali, bodo, dogri, guajarati, hindi, kannada, kashmiri, maithili, malayalam, marathi, oriya, panjabi, sanscrito, santholi, sindhi, tamil, telegu, urdu, napali, konkani e manipuri.





sabato 10 dicembre 2016

Inno nazionale obbligatorio nei cinema indiani





In effetti tutti i film che ho visto in India, li ho visti in cinema del Maharastra. L'ultimo è stato il bellissimo Bajirao Mastani che hop visto in una sala di Nashik.
Prima della proiezione sullo schermo è apparsa la bandiera indiana ed è stato suonato l'inno nazionale indiano. 
Credevo fosse un usanza o un obbligo per tutti i cinema indiani. In realtà ciò avveniva solo nei cinema del Maharastra, lo Stato di Mumbai, e in quelli di Goa.
Fino al 30 novembre, quando la Corte Suprema dell'India ha stabilito che in tutti i cinema indiani prima della proiezione dei film deve apparire sullo schermo la bandiera nazionale indiana e deve essere suonato l'Inno nazionale indiano.
La decisione non è che la risposta ad una petizione rivolta alla Corte da Shyam Narayan Chouksey un ingegnere in pensione che si sentì offeso quando, unico in tutta la sala cinematografica, si alzò in piedi durante l'esecuzione dell'inno e gli altri spettatori gli chiesero di sedersi perchè copriva loro la visuale.
Da questo fatto è partita la sua campagna a favore dell'inno che si è conclusa con la decisione della Suprema Corte.
La Corte ha anche stabilito che durante l'esecuzione, gli spettatori devono alzarsi in  piedi e che tutte le sale cinematografiche dell'India hanno dieci giorni per adempiere a questo obbligo.
Nella sua motivazione, la Suprema Corte ha evidenziato la necessità di instillare il rispetto verso l'inno e la bandiera nazionale e ha evidenziato che i cittadini del paese devono rendersi conto che vivono in una nazione e hanno il dovere di mostrare rispetto per l'Inno nazionale, che è il simbolo del patriottismo costituzionale.
Il testo dell'inno nazionale indiano, Bharata Deshiya Gitam è stato scritto da Rabindranath Tagore e si intitola Jana Gana Mana ossia "Tu sei il dominatore del mondo" eccone una traduzione tratta da Wikipedia:




Sei il dominatore delle menti di tutti,
Colui che regge il destino dell'India.
Il tuo nome risveglia i cuori di Punjab, Sind, Gujarat e Maratha,
Dei Dravida e Orissa e Bengali;
Echeggia nella colline di Vindhya e Himalaya,
Si unisce alla musica dello Yamuna e del Gange ed è cantato dalle
Onde del Mare Indiano.
Essi implorano le tue benedizioni e cantano le tue lodi.
La salvezza di tutti aspetta nella Tua mano,
Tu che reggi il destino dell'India,
Vittoria, vittoria, vittoria a Te.





Per saperne di più The Hindu




sabato 17 maggio 2014

Stravince il BJP

Per la prima volta nella storia dell’India un unico partito ha raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi del Lok Sabhail Parlamento indiano.
La vittoria del Bharatiya Janata Parti (BJP), il partito nazionalista hindu guidato da Narendra Modi che ha come simbolo un fiore di loto, è stata più schiacciante di ogni più roseo sondaggio aggiudicandosi 283 seggi sui 543 a disposizione.
La maggioranza di cui disporrà Modi è ancora più schiacciante se si pensa che la coalizione che lo sostiene, la National Democratic Alliance (NDA) si è aggiudicata 337 seggi, mentre la coalizione guidata dal Congresso ha ottenuto appena 58 seggi.
Il lato opposto della medaglia è dato dal crollo del Partito del Congresso guidato da Sonia e Rahul Gandhi (entrambi rieletti), la cui sconfitta va oltre il peggiore dei sondaggi, tanto che lo storico partito di Nehru e Gandhi è andato sotto le due cifre, conquistandoo 43 seggi a fronte dei precedenti 206 seggi. In pratica il partito che ha guidato l'India per più di cianquant'anni dopo l'indipendenza, è stato spazzato via. Si pensi che nel solo Stato dell’Uttar Pradesh il BJP ha preso più seggi di quanti il Congresso ne abbia presi in tutto il paese.
L’unico Stato rimasto in mano al Congresso è il Kerala, dove però il BJP si è aggiudicato per la prima volta nella storia un seggio. Nel resto dell’India la vittoria è stata univoca.
La vittoria del BJP, caratterizzato da una politica economica liberista e da una forte connotazione religiosa, è stato accolta da un deciso rialzo della borsa di Mumbay e da moltissime manifestazioni di piazza spontanee.
Modesto anche il risultato del partito Aam Aadmi Partyil partito anticorruzione che ha preso solo 4 seggi.
Elevata anche l'affluenza che con il 66,38% dei votanti è la più alta di tutti i tempi in India.
Narendra Modi giurerà come primo ministro il prossimo 21 maggio.





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mercoledì 5 marzo 2014

Elezioni indiane: le date

La più grande democrazia del mondo chiama i suoi 814 milioni di elettori alle urne per eleggere i membri della Lok Sabha, letteralmente la Casa del popolo, ossia il parlamento della Repubblica Indiana.
Sono state rese note le date di questo imponente esercizio di democrazia. Si voterà - a seconda degli stati - dal 7 aprile al 12 maggio, mentre lo scrutinio avverrà il 16 maggio e l'insediamento della nuova assemblea legislativa avverrà entro il 31 maggio.
Si tratta di elezioni cruciali. Difficilmente il partito del Congresso, che ha guidato quasi ininterrottamente l'India dall'indipendenza ad oggi, riuscirà a vincerle ed anche i sondaggi danno in netto vantaggio Narendra Modi, il candidato del partito nazionalista BJP, attuale primo ministro del popoloso stato del Gujarat.
Un ruolo chiave lo svolgeranno i partiti regionali e la neo formazione che ha conquistato nelle settimane scorse il municipio di Delhi, il partito dell'Uomo Comune (AAP). I loro parlamentari saranno essenziali per consentire a uno dei due maggiori partiti nazionali di varare il nuovo governo in quanto difficilmente Congress o BJP otterranno la maggioranza assoluta dei voti.

venerdì 28 febbraio 2014

Le elezioni indiane

Maggio si avvicina e con lui le elezioni politiche nazionali che chiameranno alle urne 800 milioni di indiani.
Per il Partito del Congresso (clicca qui), che esprime l'attuale premier Manmohan Singh, saranno elezioni cruciali e difficili.
I molti fatti di corruzione venuti alla ribalta, l'economia che non tira più, la rupia in caduta verticale sul dollaro, l'inflazione a due cifre con una insopportabile riduzione del potere di acquisto, il malcontento di tante fasce della popolazione sono tutti fattori che spingono a ritenere che difficilmente il Partito di Sonia Gandhi replicherà i risultati della precedente tornata elettorale nazionale del 2009.
Questa impressione è confermata anche dalle recenti elezioni che si sono svolte in stati chiave della federazione indiana e che hanno visto il Bharatiya Janata Party (BJP), il partito nazionalista hindu guidato dal suo acclamato e discusso (clicca qui) leader Narendra Modi, vincere anche in modo netto.
Il BJP vince in stati fondamentali e popolosi quali Rajasthan, Madhya Pradesh, Chhattisgarh.
La difficoltà del Partito del Congresso è resa evidente anche dal ritardo col quale il Congress ufficizlizza il nome del candidato premier che si confronterà con Modi. Scontata, nonostante in non lusinghieri sondaggi, la designazione di Rahul Gandhi, figlio di Rajiv e Sonia Gandhi e nipote di Indira.
Da segnalare che nel panorama complicatissimo della politica indiana è nata una nuova stella. Si tratta dell'AAP, Aam Aadmi Party (letteralmente Partito dell'uomo comune, clicca qui), che nasce dall'esperienza dei movimenti anticorruzione di Anna Hazare e che è guidato da Arvind Kejriwal. L'AAP ha vinto nell'importante municipio di Delhi di cui Kejriwal, col sostegno del Congresso, è divenuto Chief Minister lo scorso dicembre per dimettersi qualche giorno fa quando un suo progetto di legge anticorruzione (il Jan Lokpal Bill) è stato bocciato dal parlamento nel quale l'AAP è soltanto partito di maggioranza relativa.
Ma molto probabilmente sia che prevalga il Congress sia che vinca il BJP, i due maggiori partiti indiani non saranno in grado di governare da soli ed avranno bisogno del sostegno della miriade di partiti locali e regionali ed anche dell'AAP dei cui voti difficilmente potranno fare a meno.



Altre notizie quiqui, qui, qui e qui

martedì 22 ottobre 2013

Babri Masjid

Il dio Rama
Babri, imperatore Moghul, non si sarebbe mai immaginato che una sua decisione avrebbe avuto drammatiche ripercussioni in India dopo quasi 500 anni.
Nel 1528 infatti l’imperatore costruì la Babri Masjid, la Moschea Babri anella città di Ayodhya, mitico luogo dove la tradizione vuole sia nato Rama, dio hindu avatara di Vishnu e protagonista del poema epico Ramayana.
Nessun problema è sorto fino a circa una sessantina di anni fa, quando gruppi estremistici hindu hanno cominciato a rivendicare il suolo dove quella moschea era stata costruita (più di 400 anni prima!), sostenendo che in quella precisa area  sorgeva un tempio hindu dedicato a Rama.
Le diatribe e le polemiche sono andate avanti fino al 6 dicembre 1992 quando una folla di estremisti hindu letteralmente rase al suolo la moschea e costruì sulle sue macerie un improvvisato tempio in onore di Rama.
Alla demolizione seguirono violentissimi scontri in tutta l’India durante i quali morirono un numero imprecisato di persone anche se le fonti ufficiali parlano di 2.000 morti per lo più musulmani.
Ovviamente la vicenda non è finita lì, anzi è andata avanti tra alti e bassi fino ad arrivare alla sentenza dell’Alta Corte di Allahabad che nel 2010, salomonicamente, decise che l’area dove un tempo sorgeva la Babri Masjid doveva essere suddivise in tre parti: una destinata al tempietto hindu che già vi sorge e le altre due destinate rispettivamente alla comunità hindu e a quella islamica.
La sentenza ha accontentato tutti e nessuno al tempo stesso e periodicamente il problema rinasce soprattutto a causa delle strumentalizzazioni politiche da parte di partiti che fanno leva sull’ ”identità hindu”.
E così nei giorni scorsi (ricordo che si stanno avvicinando le cruciali elezioni politiche nazionale del 2014) la polizia ha arrestato più di 1200 estremisti  che volevano partecipare nella città di Ayodhya ad una manifestazione non autorizzata indetta dal Vishwa Hindu Parishad, un gruppo nazionalista indiano.




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sabato 6 luglio 2013

Un decreto contro la fame

In una delle sue ultime riunioni il Governo indiano ha approvato il National Food Security Bill, un disegno di legge contro la fame e la malnutrizione in India.
Il progetto prevede la fornitura di 5 kg di cereali per persona al mese per 67% della popolazione del paese ad un prezzo calmierato tra 1 e 3 rupie al kg (1 rupia corrisponde a 0,013 euro) nonché pasti gratuiti a donne incinte, madri che allattano, bambini tra i sei mesi e i 14 anni, bambini malnutriti e senzatetto.
Il programma, che deve essere approvato dal Parlamento Indiano, dovrebbe riguardare circa 800 milioni di persone ed il costo complessivo sarà di circa 22 miliardi di dollari, diventando così il più grande programma di sicurezza alimentare nel mondo. 
Il progetto, che secondo alcuni è eccessivamente costoso per il Paese, è visto dagli osservatori come un compromesso tra quello che il presidente del Congresso Sonia Gandhi voleva e ciò che il governo di Manmohan Singh era disposto a fornire.
Rajnath Singh, presidente del BJP principale partito d’opposizione, ha criticato il ritardo con il quale il provvedimento è stato preso, ma ha dichiarato che il suo partito non si opporrà al progetto, ma che proporrà alcuni emendamenti.
Uno dei punti deboli dell’iniziativa pare essere la mancanza di chiarezza in merito ai criteri per l'individuazione dei beneficiari. L'intenzione è di fare questa scelta in base ai risultati del censimento socio-economico e di casta che dovrebbero essere disponibili entro ottobre.
Gli osservatori giudicano il provvedimento molto importante in un paese dove, secondo dati governativi, il 43% dei bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione cronica.
Molti evidenziano anche la necessità che il progetto venga protetto dalla corruzione che risulta essere la minaccia più grande alla sua attuazione. Diversi studi infatti hanno dimostrato che in questi anni tra il 35 e il 55% delle risorse provenienti da programmi alimentari sono state dirottate e rivendute al mercato libero.




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sabato 7 luglio 2012

Polemiche sulla candidatura Sangma

Mumbay, Gate of India
Sempre più accese le polemiche politiche in India con l’avvicinarsi della data delle elezioni presidenziali previste per il 19 luglio (clicca qui e qui per i precedenti). 
Il candidato del Congresso, partito di Governo, è l’esperto politico Mukherjee mentre l’opposizione a sorpresa ha candidato Purno Agitok Sangma, cristiano e tribale sostenuto anche dal Bharatiya Janata Party (BJP) partito d’opposizione legato all’integralismo hindu. 
La candidatura di Sangma sembra però essere puramente strumentale. In pratica – come si legge nell’articolo di Ratnadip Choudhury su Tehelka – Sangma partecipa ad una corsa per vincerne un’altra e la candidatura alle presidenziali servirebbe soltanto ad ottenere visibilità in vista delle prossime elezioni politiche. 
“Sangma è sceso in campo per le elezioni presidenziali – scrive Choudhury – con in mente le elezioni del Parlamento del 2013 e del Lok Sabha del 2014. Presentandosi come il candidato presidenziale dei tribali e dei cristiani, ha preso un rischio calcolato che potrebbe essergli molto utile nella lunga corsa elettorale.” 
La figura di Sangma – un tempo membro del partito del Congresso – è molto controversa e la sua alleanza con il BJP e alcune sue dichiarazioni hanno aumentato le polemiche. 
Recentemente ad una emittente televisiva che gli chiedeva come giustificava, lui cristiano, l’appoggio del BJP sospettato di connivenza con le violenze anticristiane attuate dai movimenti integralisti hindu, Sangma ha dichiarato: "Dove sono le prove che il Bjp è responsabile dei pogrom anticristiani di Kandhamal? Non saltiamo alle conclusioni... Non lanciamoci in simili accuse". 
La reazione crstiana non si è fatta attendere, “Quella di Sangma – ha dichiarato Cedric Prakash, direttore di "Prashant", centro gesuita di Ahmedabad (Gujarat) che si occupa di diritti umani, giustizia e pace - è la tipica posizione di un opportunista. Sarà un giorno molto triste per il Paese e per i sacri valori della democrazia, se egli dovesse essere eletto presidente dell'India.” 
“Il Bjp - ha continuato Prakash - non aveva nessuno da presentare come suo candidato. Inoltre, in futuro potranno rivendicare di aver sostenuto un "cristiano" e un "tribale": gruppi che invece hanno sempre demonizzato e tormentato e che di sicuro, continueranno ad attaccare anche in futuro.” 
Un'organizzazione cristiana ha addirittura chiesto che il Papa scomunichi Sangma (qui).
Ma la ‘virata’ di Sangma non ha irritato solo i cristiani, Lenin Raghuvanshi, attivista ateo per i diritti umani e direttore esecutivo del People's Vigilance Committee on Human Rights (Pvchr) ha bollato le dichiarazioni del candidato alla presidenza come "ridicole" e "da condannare in pieno", segno evidente che "gli ultranazionalisti indù del Bjp stanno manipolando PA Sangma. E dire – ha continuato – che Sangma è sostenuto anche dalla Federazione delle Chiese dell'Andhra Pradesh (Apfc)". 
Secondo Raghuvanshi, con le sue dichiarazioni Sangma tenta di ripulire l'immagine dei nazionalisti indù, sperando di attirare per sé la simpatia e i voti dei tribali.

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domenica 1 luglio 2012

Elezioni Presidenziali 2012


Pranab Mukherjee e il Segretario USA Geithner
A meno di un mese dalle elezioni del Presidente Indiano, le posizioni si sono chiarite. I due principali schieramenti, il Partito del Congresso ed i suoi alleati, ed il BJP, il partito di opposizione, non hanno trovato un accordo per un candidato comune.
Dovremmo  così  avere due candidati, uno è l’attuale Ministro delle finanze Pranab Mukherjee sostenuto dal Congresso e l’altro è Sangma, cristiano e tribale sostenuto dal BJP e da altre formazioni politiche.
Lo scorso 29 giugno, il ministro Mukherjee ha presentato la propria candidatura alla presenza del Primo Ministro Singh, della Presidente del Partito del Congresso Sonia Gandhi e di suo figlio Rahul.
Il giorno prima era stata la volta del candidato delle opposizioni, P.A. Sangma che nel suo appello ha giocato la carta ‘tribale’ e ha rinnovato le accuse a Sonia Gandhi per le sue origini straniere.
Se vincesse Sangma sarebbe la prima volta che un cristiano e un tribale raggiunge la più rappresentativa carica istituzionale indiana.


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sabato 12 maggio 2012

Chi sarà il prossimo Presidente indiano?

L'India in una mappa del 1853
Chi sarà il tredicesimo Presidente della Repubblica Indiana? Il prossimo luglio scadrà il mandato della signora Pratibha Devisingh Patil, attuale Presidente e prima donna ad aver rivestito questa carica.
Il mondo politico indiano è in fermento, sono da tempo iniziate le grandi manovre per una scelta che non è per niente facile.
In India il Presidente della Repubblica – che dura in carica cinque anni - ha funzioni prevalentemente rappresentative e di garanzia, ma si tratta di una carica molto importante che simboleggia l’unità di un Paese in cui le diversità sono moltissime e, talvolta, molto profonde.
Il Presidente viene eletto dai membri dei due rami del Parlamento nazionale e dalle assemblee legislative dei singoli stati federali e abitualmente si raggiunge un accordo tra le principali forze politiche.
Negli oltre sessant’anni di storia dell’India indipendente si è sempre cercato di scegliere il Presidente tenendo conto della grande varietà della società indiana e delle diversità derivanti da culture, religioni, caste, lingue, sesso, etnie.
Per esempio, nonostante gli induisti siano la stragrande maggioranza dei cittadini e dei parlamentari e quindi avrebbero potuto eleggere sempre un rappresentante di quella religione, sono stati scelti Presidenti anche musulmani e sikh. Hanno ricoperto questa carica persone provenienti dai vari Stati indiani ed appartenenti a varie caste, sono stati Presidenti dalit, cioè fuori casta, e anche donne – come l’attuale Presidente.
Oggi molti sono i pretendenti ed è difficile fare previsioni. Molto quotata pare la candidatura dell’attuale Ministro delle Finanze Pranab Mukherjee nonché dell’attuale Vice presidente, Hamid Ansari, si fanno anche i nomi di Meira Kumar, lo speaker del Parlamento, quello dell’attuale Primo Ministro Manmohan Singh e quello del Primo Ministro del Punjuab Parkash Singh Badal.
Determinante sarà l’indicazione del Partito del Congresso che sta lavorando con i rappresentanti degli altri partiti per individuare un candidato condiviso.
E’ da segnalare anche la presa di posizione di alcuni partiti e organizzazioni che propongono che il prossimo presidente sia un tribale, un rappresentante cioè di quelle popolazioni autoctone del subcontinente. Altri propongono per la massima carica dello Stato un cristiano, alla luce che mai uno di loro è stato presidente e che la loro presenza è sia quantitativamente che qualitativamente rilevante in India e in tal senso si fa il nome dell’attuale Ministro della difesa A.K. Antony o quello di P.A. Sangma, leader del Nationalist Congres Party che proviene dalle comunità tribali ed è cristiano.
Alcuni commentatori contestano questo approccio alla scelta ed evidenziano come queste trattative avvengono nelle stanze del potere centrale mentre “le vite degli indiani continuano a trascorrere nella più profonda oscurità e nei pozzi senza fondo di povertà e analfabetismo, negazione e privazione” e si augurano che la più alta carica della Repubblica sia una persona di “elevata statura morale, integrità e coraggio, che sappia adempiere ai suoi obblighi costituzionali, senza paura o favoritismi.”

domenica 15 aprile 2012

La riforma della scuola indiana

File:Flag of India.svg
La bandiera indiana
Ha creato grande scalpore l’attesa sentenza della Corte Suprema dell’India chiamata a decidere sulla costituzionalità del Right to Education Act, la riforma della scuola approvata nel 2010 che – tra l’altro – ha previsto la scuola obbligatoria e gratuita per i ragazzi dai 6 ai 14 anni. 
In particolare la Corte ha dichiarato costituzionale una delle disposizioni più controverse e che avevano suscitato maggiori polemiche e dubbi di costituzionalità e cioè quella che dispone che tutte le scuole private e pubbliche devono riservare il 25% dei posti ai ragazzi di famiglie povere. 
Le scuole riceveranno finanziamenti sia dallo Stato centrale che dai vari Stati federali, anche se molte scuole private sostengono che tali finanziamenti non saranno sufficienti a consentire l’accesso gratuito previsto dalla legge. 
Sono escluse dall’obbligo le scuole delle minoranze che non ricevono sussidi pubblici. Tale esclusione è stata criticata da alcune associazioni che ritengono assurdo che siano esonerate dall’obbligo le scuole delle minoranze cui appartengono i ragazzi maggiormente bisognosi. 
Nella sua sentenza la Corte ricorda che su 1.250.755 scuole di istruzione primaria, l'80,2% sono governative, il 5,8% private che godono di aiuti, il 13,1% private che non ricevono aiuti. 
La Corte ha basato il suo verdetto sul principio che quello all’educazione è un diritto fondamentale di tutti i ragazzi tra i 6 e i 14 anni di età.