Visualizzazione post con etichetta Parvati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Parvati. Mostra tutti i post

sabato 19 marzo 2022

Kirtimukha: il mostro che mangiò se stesso

Kirtimukha
 Ricordate Rahu, il demone decapitato da Vishnu durante il ‘frullamentodell’oceano'? Ebbene, un giorno venne usato da Jalandhara, demone tiranno dalle origini molto complesse di cui un giorno dirò, come proprio messaggero.

Jalandhara era padrone dei tre mondi e, grazie alle austerità che aveva condotto, aveva poteri immensi, ma qualcuno gli fece presente che non aveva proprio tutto. Gli mancava Parvati, la donna più bella del mondo che era andata in sposa a Shiva.

“Cosa se ne fa Shiva, asceta pezzente, di una donna così bella?” si domandò Jalandhara. “La voglio!”
Detto questo, chiamò Rahu e lo mandò da Shiva come suo ambasciatore.
“Va’ da Shiva e digli di darmi Parvati, se rifiuta, sarà la guerra.”
Da buon messaggero, Rahu si presentò da Shiva e, in nome di Jalandhara, chiese Parvati.
Ascoltata la richiesta, Shiva divenne furibondo e dal suo terzo occhio nacque una creatura terribile con la criniera di leone, gli occhi di fuoco, il corpo esile ed emaciato. Un mostro violento e fortissimo, che aveva in sè tutta l'ira del dio assoluto, un mostro affamatissimo che si avventò immediatamente su Rahu.
Il malcapitato si rivolse a Shiva e al suo senso di giustizia e lo pregò di essere risparmiato, in fin dei conti lui non era che un messaggero senza colpa.
Shiva intervenne e ordinò al demone di non mangiare Rahu.
“Ed allora chi mangio? - replicò il mostro - Tu mi hai creato con questa fame insaziabile, come la posso almeno lenire?”
“Mangia te stesso,” disse Shiva.
E così il mostro mangiò le proprie gambe, le proprie braccia, il proprio corpo e rimase soltanto una testa furiosa.
“D’ora innanzi – gli disse Shiva compiaciuto – tu sarai Kirtimukha, il volto glorioso. Ti voglio sempre davanti alla mia porta e chi entrerà nella mia casa senza aver prima venerato te, non otterrà niente di ciò che chiede.”
Per questo motivo sui portali dei templi hindu, su quelli dei palazzi e delle case spesso c’è un volto mostruoso, è il volto della gloria, il Kirtimukha.


domenica 9 dicembre 2018

Nandin: the joyful devotee of Shiva

The vahana of Shiva, the vehicle of the great God, is a bull Nandin.  
Nandin in Sanskrit means "joyful" and this placid animal is also the most fervent devotee of Mahadeva.
The bull symbolizes vigor, virtue, the moral rectitude and wisdom, but also the sexual instinct dominated by Shiva. 
Along with the cow, the bull is considered a sacred animal in India, the bearer of good fortune and wisdom. 
Its imprint, nandipada, it is equally sacred and bearer of good fortune. 
Nandin is always guarding the door of Shiva and prevents jamming to distract Shiva from his occupation: meditating or loving with Parvati. 
In all the temples, in front of the room where is placed the image of Shiva, the Lingam, is always placed Nandin because it is disrespectful for a mere mortal to apply directly to the great God, the faithful whisper in bull's ear their requests. It will then be the bull in reference to their God. Especially in South India, the images and statues of the bull Nandin are widespread. 





One of the biggest bull is Nandin in Mysore, city of Karnataka, where on the Chamundi Hill is a huge bull, five meters high, carved from a single block of stone in 1659 and depicted in the photo to the side. 

Another huge Nandi is before the wonderful Brihadishvara Temple, the Shiva temple of Thanjavur (or Tanjore). A six-meter long statue of granite that looks toward the main door of the temple.









Faithful Shaiva in Temple of Goddess Meenakshi in Madurai whisper in the ear of Nandin their requests to God Shiva.










Nandin has many epithets, including Tandavatalika when he plays and accompanies the dance of Shiva Nataraja and Nandikeshvara which means 'joy of the Lord'. 












In this bas-relief brass at the base of the flag of a Shaiva temple is depicted Nandin leading Shiva and Parvati represented by the Shivalingam.














Nandin: il gioioso devoto di Shiva

Il vahana di Shiva, il veicolo del grande Dio, è un toro: Nandin, 
In sanscrito Nandin significa "il gioioso" e questo placido animale è anche il più fervente devoto del Mahadeva.
Il toro simboleggia il vigore, la virtù, la dirittura morale e la saggezza, ma anche l'istinto sessuale dominato da Shiva.
Insieme alla vacca, il toro è considerato un animale sacro in India, portatore di buona sorte e saggezza.
La sua impronta, nandipada, è altrettanto sacra e portatrice di fortuna.
Nandin è sempre a guardia della porta di Shiva ed impedisce ai disturbatori di distogliere Shiva dalle sue occupazioni: meditare o amoreggiare con Parvati.
In tutti i templi, davanti alla sala dove è collocata l'immagine di Shiva, il Lingam, è posto sempre Nandin e poichè è poco rispettoso per un semplice mortale rivolgersi direttamente al grande Dio, i fedeli sussurrano in un orecchio di Nandin le proprie richieste. Sarà poi il toro a riferirle al Dio.
Soprattutto nell'India del sud, le immagini e le statue del toro Nandin sono molto diffuse. 



Uno dei Nandin più grandi è a Mysore, città del Karnataka, dove a metà della collina di Chamundi c'è un toro enorme, alto cinque metri, scolpito in un unico blocco di pietra nel 1659 e raffigurato nella foto di lato.
Un altro Nandi enorme è dinnanzi al meraviglioso Brihadishvara temple, il tempio di Shiva di Thanjavur (o Tanjore). 
Una statua lunga sei metri di granito che guarda verso la porta principale del tempio.


Fedeli
 shivaiti nel Tempio della Dea Meenakshi a Madurai che sussurrano nell'orecchio di Nandin le proprie richieste al Dio Shiva.

Nandin ha molti epiteti, tra questi Tandavatalika quando suona e accompagna la danza di Shiva NatarajaNandikeshvara che significa 'Signore della gioia'.







In questo bassorilievo in ottone posto alla base della bandiera di un tempio shivaita è raffigurato Nandin che conduce Shiva e Par-vati rappresentati dallo Shiva- lingam.












domenica 4 ottobre 2015

Chinnamasta, the self-decapiting Goddess




Goddess Parvati was bathing in the cool waters of the river Mandakini, when her two attendends Dakini and Varnini, also known as Jaya and Vijaya, told her that they were hungry and wanted to eat.
The Goddess asked them to wait, but they  insisted the same lot.
Parvati then with the nail of his thumb (or with a sword) cut cleanly through her own head and it fell on her hand.
Severed neck began to flow three spurts of blood that fell directly into the mouth of Dakini and Varnini, while the third went to the mouth of Parvati same.
Was born Chinnamasta or Chinnamundi, the "goddess headless" (in Sanskrit 'chinna' means 'separate' and 'masta' means 'head').
Chinnamasta is one of the ten Mahavidyas I mentioned in this post.
The iconography (see photo) generally rapresents her as a woman holding her head on a hand and neck severed three springs gush of blood that are consumed by the two maids and her own head.
The  Goddess is represented above a man and a woman in the sexual act, they are the God of love, Kama, and his wife Rati, the Goddess of sexual desire.
The neck of the goddess is adorned with skulls and human heads.
The meaning of this deity is controversial.
For more traditional Hinduism, the goddess refers to Vedic sacrifice after which the sacrificial victim was decapitated and to the idea according to which life is born from death in a circular path powered.
The separation of the head from the body and overpower the two deities of desire, also  symbolize detachment from material things, the phenomenal reality and, above all, the ability to control sexual desire, emblematic symbol of all that hinders the attainment of liberation.
In Tantrism instead the meaning of the Goddess is different.
The blood gushing represent the kundalini, the energy that resides in the last chakra of our body and that goes back to the head. In tantric ritual it is in fact central consumption of body fluids. Energy is awakened from its wish-fulfillment represented by the sexual Kama and Rati that then they would not be submissive position, but would be the basis of energy Chinnamasta.







Chinnamasta, la Dea senza testa

La Dea Parvati stava facendo il bagno nelle fresche acque del fiume Mandakini, quando le sue due ancelle, Dakini e Varnini, conosciute anche come Jaya e Vijaya, le dissero che avevano fame e che volevano mangiare. 
La Dea chiese loro di attendere, ma le stesse insistettero molto. 
Parvati allora con l'unghia del suo dito pollice (o con una spada) si tagliò di netto la testa che le cadde sulla mano destra. 
Dal collo mozzato cominciarono a sgorgare tre zampilli di sangue che caddero direttamente nella bocca di Dakini e Varnini, mentre il terzo andò nella bocca di Parvati stessa. 
Era nata Chinnamasta o Chinnamundi, la "dea senza testa" (in sanscrito 'chinna' significa 'separato' e 'masta' significa 'testa').
Chinnamasta è una delle dieci Mahavidya di cui ho parlato in questo post.
L'iconografia (vedi foto sopra) generalmente la rappresenta come una donna che tiene su una mano la propria testa mentre dal collo mozzato sgorgano tre zampilli di sangue che vengono bevuti dalle due ancelle e dalla sua stessa testa.. 
La Dea è rappresentata sopra un uomo e una donna nell'atto sessuale, sono il Dio dell'Amore, Kama, e sua moglie Rati, la Dea del desiderio sessuale. 
Il collo della dea è ornato di crani o teste umani.
Il significato di questa divinità è controverso.
Per l'induismo più tradizionale, la Dea rimanda al sacrificio vedico al termine del quale la vittima sacrificale veniva decapitata e alla concezione in base alla quale la vita nasce dalla morte in un percorso circolare autoalimentato.
La separazione della testa dal corpo ed il sovrastare le due divinità del desiderio, simboleggerebbero inoltre il distacco dalle cose materiali, dalla realtà fenomenica e, soprattutto, la capacità di controllare il desiderio sessuale, simbolo emblematico di tutto ciò che ostacola il raggiungimento della liberazione.
Nel tantrismo invece il significato della Dea è di tuttaltro tenore. 
Il sangue zampillante rappresenterebbe la kundalini, l'energia che risiede nell'ultimo chakra del nostro corpo e che risale fino alla testa. Nel rituale tantrico è infatti centrale il consumo dei fluidi corporali. L'energia è risvegliata proprio dal soddisfacimento del desiderio rappresentato dall'atto sessuale di Kama e Rati che quindi non sarebbero in posizione sottomessa, ma sarebbero la base energetica di Chinnamasta.







domenica 19 ottobre 2014

Nandin: il gioioso devoto di Shiva

Il vahana di Shiva, il veicolo del grande Dio, è un toro: Nandin, 
In sanscrito Nandin significa "il gioioso" e questo placido animale è anche il più fervente devoto del Mahadeva.
Il toro simboleggia il vigore, la virtù, la dirittura morale e la saggezza, ma anche l'istinto sessuale dominato da Shiva.
Insieme alla vacca, il toro è considerato un animale sacro in India, portatore di buona sorte e saggezza.
La sua impronta, nandipada, è altrettanto sacra e portatrice di fortuna.
Nandin è sempre a guardia della porta di Shiva ed impedisce ai disturbatori di distogliere Shiva dalle sue occupazioni: meditare o amoreggiare con Parvati.
In tutti i templi, davanti alla sala dove è collocata l'immagine di Shiva, il Lingam, è posto sempre Nandin e poichè è poco rispettoso per un semplice mortale rivolgersi direttamente al grande Dio, i fedeli sussurrano in un orecchio di Nandin le proprie richieste. Sarà poi il toro a riferirle al Dio.
Soprattutto nell'India del sud, le immagini e le statue del toro Nandin sono molto diffuse. 



Uno dei Nandin più grandi è a Mysore, città del Karnataka, dove a metà della collina di Chamundi c'è un toro enorme, alto cinque metri, scolpito in un unico blocco di pietra nel 1659 e raffigurato nella foto di lato.
Un altro Nandi enorme è dinnanzi al meraviglioso Brihadishvara temple, il tempio di Shiva di Thanjavur (o Tanjore). 
Una statua lunga sei metri di granito che guarda verso la porta principale del tempio.







Fedeli shivaiti nel Tempio della Dea Meenakshi a Madurai che sussurrano nell'orecchio di Nandin le proprie richieste al Dio Shiva.






Nandin ha molti epiteti, tra questi Tandavatalika quando suona e accompagna la danza di Shiva Nataraja, Nandikeshvara che significa 'Signore della gioia'.








In questo bassorilievo in ottone posto alla base della bandiera di un tempio shivaita è raffigurato Nandin che conduce Shiva e Parvati rappresentati dallo Shivalingam.
















Nandin: the joyful devotee of Shiva

The vahana of Shiva, the vehicle of the great God, is a bull Nandin.   

Nandin in Sanskrit means "joyful" and this placid animal is also the most fervent devotee of Mahadeva. 
The bull symbolizes vigor, virtue, the moral rectitude and wisdom, but also the sexual instinct dominated by Shiva. 
Along with the cow, the bull is considered a sacred animal in India, the bearer of good fortune and wisdom. 
Its imprint, nandipada, it is equally sacred and bearer of good fortune. 
Nandin is always guarding the door of Shiva and prevents jamming to distract Shiva from his occupation: meditating or loving with Parvati. 
In all the temples, in front of the room where is placed the image of Shiva, the Lingam, is always placed Nandin because it is disrespectful for a mere mortal to apply directly to the great God, the faithful whisper in bull's ear their requests. It will then be the bull in reference to their God. Especially in South India, the images and statues of the bull Nandin are widespread. 




One of the biggest bull is Nandin in Mysore, city of Karnataka, where on the Chamundi Hill is a huge bull, five meters high, carved from a single block of stone in 1659 and depicted in the photo to the side. 
Another huge Nandi is before the wonderful Brihadishvara Temple, the Shiva temple of Thanjavur (or Tanjore). A six-meter long statue of granite that looks toward the main door of the temple.









Faithful Shaiva in Temple of Goddess Meenakshi in Madurai whisper in the ear of Nandin their requests to God Shiva.










Nandin has many epithets, including Tandavatalika when he plays and accompanies the dance of Shiva Nataraja and Nandikeshvara which means 'joy of the Lord'. 












In this bas-relief brass at the base of the flag of a Shaiva temple is depicted Nandin leading Shiva and Parvati represented by the Shivalingam.













martedì 12 agosto 2014

Ancora Madurai



Mandala dipinto sul soffitto dello Sri Meenakshi Templum

Questo tempio lo vedrei e lo rivedrei. Si chiama Meenakshi Amman Temple ed è dedicato a Shiva e alla sua sposa, la Dea dagli occhi di pesce, Meenakshi appunto.
Questa ragazza, ovviamente bellissima, quando nacque aveva tre mammelle e le venne predetto che avrebbe perso il suo terzo seno quando Shiva l'avrebbe sposata. E così fu. Ora ai due dei e' dedicato questo tempio enorme, si estende per oltre sei ettari, che è sormontato da dodici gopuram, altissime torri (la più alta supera i 60 metri) intarsiate con migliaia di figure del Mahabharata, del Ramayana e dei vari Purana.
L'interno del tempio, costruito nel 1600, è assolutamente suggestivo, i soffitti sono dipinti con migliaia di mandala e storie di dei e i santuari si susseguono fino ad arrivare a quelli di Shiva e Meenakshi.
Di grande impatto la sala delle mille colonne, la sala della danza, il museo e la sala dedicata alla meditazione.


A Madurai, il Gandhi Museum e' un altro posto che vale la pena visitare. Oltre ad una dettagliata storia dell'India sotto il giogo britannico e della lotta per l'indipendenza, vi si trovano alcuni oggetti appartenuti al Mahatma, oggetti di uso quotidiano come gli occhiali, i sandali, alcune stoviglie per terminare con la veste che indossava al momento del suo assassinio, veste che è ancora macchiata del sangue di Gandhi.
Ma quando siete a Madurai, non limitatevi alle tre attrattive indicate dalle guide (Tempio di Meenaksi, Tirumalai Nayak Palace e Gandhi Museum), andate anche al Tiruparankundram.
Si tratta di un tempio un po' fuori dal centro dedicato a Murugan o Kartikeya (figlio di Dhiva e Parvati).
E' un tempio cui possono accedere anche non hindu ed è frequentato da molti fedeli e pochi turisti. Oltre a innumerevoli tabernacoli dedicati alle divinità shivaiti (Shiva, Parvati, Ganesh) ci sono molte statue e santuari dedicati a Murugan e al suo vahana, il pavone.
Il tempo ad oggi è stato clemente, pur essendo in piena stagione dei monsoni c'è sempre stato il sole.
A domani.

venerdì 18 luglio 2014

Kirtimukha: il mostro che mangiò se stesso

Kirtimukha
Ricordate Rahu, il demone decapitato da Vishnu durante il ‘frullamentodell’oceano'? Ebbene, un giorno venne usato da Jalandhara, demone tiranno dalle origini molto complesse di cui un giorno dirò, come proprio messaggero.
Jalandhara era padrone dei tre mondi e, grazie alle austerità che aveva condotto, aveva poteri immensi, ma qualcuno gli fece presente che non aveva proprio tutto. Gli mancava Parvati, la donna più bella del mondo che era andata in sposa a Shiva.
“Cosa se ne fa Shiva, asceta pezzente, di una donna così bella?” si domandò Jalandhara. “La voglio!”
Detto questo, chiamò Rahu e lo mandò da Shiva come suo ambasciatore.
“Va’ da Shiva e digli di darmi Parvati, se rifiuta, sarà la guerra.”
Da buon messaggero, Rahu si presentò da Shiva e, in nome di Jalandhara, chiese Parvati.
Ascoltata la richiesta, Shiva divenne furibondo e dal suo terzo occhio nacque una creatura terribile con la criniera di leone, gli occhi di fuoco, il corpo esile ed emaciato. Un mostro violento e fortissimo, che aveva in sè tutta l'ira del dio assoluto, un mostro affamatissimo che si avventò immediatamente su Rahu.
Il malcapitato si rivolse a Shiva e al suo senso di giustizia e lo pregò di essere risparmiato, in fin dei conti lui non era che un messaggero senza colpa.
Shiva intervenne e ordinò al demone di non mangiare Rahu.
“Ed allora chi mangio? - replicò il mostro - Tu mi hai creato con questa fame insaziabile, come la posso almeno lenire?”
“Mangia te stesso,” disse Shiva.
E così il mostro mangiò le proprie gambe, le proprie braccia, il proprio corpo e rimase soltanto una testa furiosa.
“D’ora innanzi – gli disse Shiva compiaciuto – tu sarai Kirtimukha, il volto glorioso. Ti voglio sempre davanti alla mia porta e chi entrerà nella mia casa senza aver prima venerato te, non otterrà niente di ciò che chiede.”
Per questo motivo sui portali dei templi hindu, su quelli dei palazzi e delle case spesso c’è un volto mostruoso, è il volto della gloria, il Kirtimukha.



Kirtimukha: the monster who ate itself

Kirtimukha
Do you remember Rahu, the demon decapitated by Vishnu during the 'churning of the ocean'? Well, one day he was used by Jalandhara, demon tyrant very complex origins of that one day I will say, as his messenger.
Jalandhara was master of the three worlds and, thanks to his hard austerities, had immense power, but someone pointed out that he didn't have all. He missed Parvati, the most beautiful woman in the world, the goddess  who had been married to Lord Shiva. 
"Shiva, the ascetic beggar, why did he have a woman so beautiful?" wondered Jalandhara. "I want her!" 
That said, he called Rahu and sent him as his ambassador to Shiva. 
"Go to Shiva and  tell him to give me Parvati, if he refuses, it will be war." 
As a good messenger, Rahu went to Shiva and told him the request of his master. 
Heard the request, Shiva became furious and was born from his third eye a terrible creature with a lion's mane, eyes of fire, its body thin and emaciated. A monster violent and very strong, but above all very hungry who immediately pounced on Rahu. 
The victim turned to Shiva, the asolute god and begged to be spared. 
Shiva intervened and ordered the demon  not to eat Rahu. 
"And then who am I eating? You created me with this insatiable hunger, like I can at least soothe it? "
"Eat yourself," said Shiva. 
And so, the monster ate its own legs, its arms, its bodies and he was only one furious head.
"Henceforth - Shiva told him - you'll be Kirtimukha, the glorious face. I want you always in front of my door and who will enter my home without having worshiped before you, he will not get anything of what he asks for. "
For this reason, on the portals of the Hindu temples, palaces, and houses there is often a monstrous face, is the face of glory, Kirtimukha.



sabato 30 novembre 2013

The popularity of Ganesh


One day the great god Shiva promised paradise to all those who had worshiped him in the form of the lingam at the temple of Somnath in Gujarat.
Heard about it, all men and all women of any kind, good and bad, saints and sinners, young and old, went on a pilgrimage to Somnath to worship the lingam and obtain heaven.
Shiva had made ​​the promise and could not retract it and so the heaven became too crowded.
The other Gods began to complain about the crowding and confusion, someone said that even under these conditions had become more livable hell then heaven.
It was decided to ask for help to God who solves every problem, Ganesh.
The elephant-headed God promised to intervene, so he went to Somnath, sat near the temple of Shiva and asked a group of people who came to worship the lingam:
"Where are you going in such large numbers?"
"Do you not know - answered - we go to worship Mahadeva who promised us heaven!"
"What fools - Ganesh said - I do not think a good thing to promise something to someone when he'll dead, worshiped me and you'll get now, in life, everything you want."
"You - Ganesh said pointing to a man - what do you want?"
"A beautiful house - he replied - and plenty of food." And so it was. Ganesh made ​​him have a beautiful home filled with all the most delicious food.
"We want a child!" cried then a married couple who were suffered satisfied.
"I want to be passed at school," said a boy who, thanks to Ganapati, brilliantly passed his exams.
People no longer wanted to go to heaven but to live a better life. Heaven, with great joy of the Gods emptied gradually, and people returning home told about God that answered prayers on this earth.
For this reason, Ganesh, son of Shiva and Parvati, has become the most popular deity in all India.

La popolarità di Ganesh

Un giorno il grande dio Shiva promise il paradiso a tutti coloro che lo avessero venerato nella sua forma di lingam presso il tempio della città di Somnath in Gujarat.
Saputa la cosa, tutti gli uomini e tutte le donne di qualsiasi tipo, buoni e cattivi, santi e peccatori, giovani e vecchi,  andarono in pellegrinaggio a Somnath per venerare il lingam e ottenere così il paradiso.
Shiva aveva fatto la promessa e non poteva ritrattarla e per questo il paradiso divenne troppo affollato.
Gli altri dei cominciarono a protestare per l'affollamento e la confusione, qualcuno disse addirittura che in tali condizioni l'inferno era divenuto più vivibile del paradiso. 
Si decise allora di chiedere aiuto al dio che risolve ogni problema, Ganesh.
Il dio dalla testa di elefante promise di intervenire, così si recò a Somnath, si mise a sedere nei pressi del tempio di Shiva e chiese a un gruppo di persone che si recavano a venerare il lingam:
"Dove state andando così numerosi?"
"Non lo sai - risposero - andiamo a venerare Mahadeva che ci ha promesso il paradiso!"
"Che sciocchi - replicò Ganesh - non mi pare una bella cosa promettere qualcosa a qualcuno per quando egli sarà morto, venerate me ed otterrete ora, in vita, tutto ciò che desiderate."
"Tu - disse poi Ganesh indicando un uomo - cosa desideri?"
"Una bella casa - rispose quello - e cibo in abbondanza." E così fu. Ganesh gli fece avere una bellissima casa piena di ogni più prelibato cibo.
"Noi vogliamo un figlio!" gridarono allora una coppia di sposi che vennero subiti soddisfatti.
"Io voglio essere promosso a scuola," chiese un ragazzo che poi, grazie a Ganapati, superò brillantemente i suoi esami.
Nessuno desiderava più andare in paradiso bensì vivere una vita migliore. Il paradiso, con grande gioia degli dei si svuotò a poco a poco, e la gente, tornando a casa, raccontò del dio che esaudiva i desideri su questa terra.
Per questo motivo Ganesh, il figlio di Shiva e Parvati, è divenuto la divinità più popolare di tutta l'India.



sabato 12 ottobre 2013

Ganesh, Ganapati, Gajanana

Ganesh
Ho già raccontato in altri post (qui e qui) le due principali tradizioni sulla nascita di Ganesh o Ganapati, il popolarissimo dio dalla testa di elefante figlio di Shiva e Parvati. Ne ho trovate altre due che voglio raccontarvi.
Ebbene Parvati aveva fatto il bagno e si era spalmata tutto il corpo con oli e creme versando poi l'acqua nelle sacre acque del Gange. Qui vi dimorava Malini, dea dalla testa di elefante, che bevve l'acqua concepì e partorì un figlio con quattro braccia e cinque teste di elefante.
Nacque subito una disputa di chi fosse questo figlio, se di Parvati dalle cui acque era nato, di Ganga, la dea del fiume Gange o di Malini che aveva partorito il bambino.
Intervenne Shiva che decise che il figlio fosse di Parvati e gli eliminò quattro delle cinque teste di elefante assegnandogli l'epiteto di Gajanana che significa "dalla faccia d'elefante".
In un'altra storia si narra come Shiva e Parvati potessero vivere sotto forma di vari esseri viventi proprio perchè insieme rappresentavano dio e dio pervadeva tutti gli esseri, le due divinità vivevano la propria vita sotto svariate forme.
Nel periodo in cui i due dei vivevano sotto forma di elefanti, Parvati concepì un figlio. Quando i due dei dovettero riassumere la loro forma 'umana', Parvati era disperata in quanto non voleva abbandonare il suo cucciolo di elefante.
Anche in questo caso risolse la situazione Shiva che stabilì che il piccolo avrebbe avuto la testa di elefante e il corpo di bambino e che sarebbe stato il più grande aiuto dell'umanità per risolvere i problemi, rimuovere gli ostacoli ed avere successo nella vita.

Ganesh, Ganapati, Gajanana

Ganesh
I already told in other posts (here and here), the two main traditions about the birth of Ganesh or Ganapati, the popular elephant-headed God, son of Shiva and Parvati. 
I've found two more tradition that I want to tell.
Well, Parvati had bathed and had spread throughout her own body with oils and creams, then she poured the water in the holy waters of the Ganges. Here dwelt  Malini, the elephant-headed goddess, who drank the water, became pregnant and bore a child with four arms and five elephant heads.
A dispute arose immediately: whose was this child? Was he of Parvati from whose waters had been born? Or was of Ganga, the goddess of the river Ganges or of Malini who had given birth to the child?
Intervened Shiva, who decided that the son was of Parvati and eliminated four of the five elephant heads assigning the epithet of Gajanana which means "elephant-faced " .
In another story is told as Shiva and Parvati could live in the form of various living beings just because together they accounted for god and god pervading all beings, the two deities were living their lives in many forms.
In the period in which the two gods lived in the form of elephants, Parvati conceived a child. When the two of them had to sum ​​up the form 'human' , Parvati was desperate because she did not want to leave her baby elephant.
Also in this case resolved the situation Shiva who established that the small being would have the head of an elephant and the body of the child and that he would be the biggest help to solve the problems of mankind, remove obstacles and succeed in life.