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domenica 28 agosto 2011

Kama, il dio dell'amore


Kama insidia Shiva

Il demone Taraka era diventato troppo potente e minacciava gli dei ed il loro potere, doveva essere eliminato, ma grazie ad una concessione di Brahma, Taraka poteva essere ucciso soltanto dal un figlio di Shiva.
Il grande dio però, dopo la morte della moglie Sati, era in perenne meditazione, doveva essere svegliato dal suo stato affinché si innamorasse di Parvati e con lei avesse quel figlio che avrebbe salvato gli dei.
Kama, il dio dell’amore, viene allora inviato a distogliere Shiva dalla meditazione. Appena Kama giunge sul suo pappagallo i fiori sbocciano, il clima si fa mite, l’aria è intrisa di profumo. Kama è infatti sempre accompagnato da Vasant e dalla sua sposa Rati (Desiderio o Lussuria), il Signore della primavera. Shiva resta in meditazione, Kama prende il suo arco fatto di canna di zucchero e con la corda, fatta di api, scocca una delle sue cinque frecce ciascuna delle quali al posto della punta ha un fiore.
Shiva si risveglia dalla sua meditazione ed apre il suo terzo occhio che incenerisce in un sol colpo Kama.
Rati, la sposa di Kama, disperata si cosparge il corpo con le ceneri del marito ed implora Shiva di farlo tornare in vita.
Il grande dio, commosso, promette a Rati che Kama rinascerà come Pradyumna, figlio di Krishna e Rukmini.
Kama è il dio dell’amore. Molti saggi sono stati distratti nelle loro meditazioni ed austerità da questo dio, spesso inviato da Indra proprio a distogliere gli umani che si avvicinavano troppo alla divinità.
Nasce da se stesso o è figlio di Dharma e di Shradda, in altre tradizioni è figlio della dea Lakshmi. Sul suo vessillo rosso è dipinto il pesce Kamara ed il sua vahana è un pappagallo.
E’ chiamato anche Smara (Ricordo), Dipaka (L’infiammatore), Manmatha (Colui che turba lo spirito), Ishma (il possessore di frecce),  Mada (Ebbrezza), Shamantaka (Distruttore della pace).
Kama (काम), in sanscrito, significa amore, amare si dice kamayati (कामयति) e "io ti amo" si dice "tvam kamayami" (त्वां कामयामि).
Prima di essere il dio mitologico dell’amore, Kama è un importante concetto metafisico che compare già nei Veda. E’ il desiderio, il motivo per cui l’Uno indistinto si fece molteplice (cfr. post).
Il bellissimo inno del Rig Veda (X, 129) che narra dell’inizio dei tempi  ci ricorda come Kama, cioè il desiderio, fu il germe originale della creazione e in tal senso è Aja, cioè Non nato, e Ananyaja cioè Nato da nessun altro o anche Atmabhu, l’esistente di per se stesso. L’Atharva Veda invece lo chiama ‘motore della creazione’ e ‘primo nato’.
Kama è anche uno dei quattro purusartha, gli scopi che ogni uomo deve perseguire durante la sua vita terrena che sono dharma, cioè la rettitudine morale, artha, cioè il benessere materiale, kama appunto, cioè la soddisfazione dei desideri ed infine moksha, cioè la liberazione dal samsara, il ciclo delle rinascite.

Kama, the God of love

Kama on his parrot
The demon Taraka had become too powerful and threatening the gods and their power. He had to be eliminated, but thanks to a grant of Brahma Taraka could be killed only by a son of Shiva.
The great god, however, after the death of his wife Sati, was in perpetual meditation, had to be woken from his state to fall in love with Parvati and to generate with her a son who would save the gods.
Kama, the god of love, is then sent to distract Shiva from meditation. Kama just come on his parrot flowers bloom, the weather is mild, the air is full of perfume. Kama is in fact always accompanied by his wife Rati (Lust or Desire) and Vasant, the Lord of the spring. Shiva is in meditation, Kama takes his bow made of sugar cane and by the rope, made of bees, he strikes one of his five arrows each of them instead of the tip has a flower.Shiva from his meditation awakens and opens his third eye that incinerates Kama in one fell swoop.Rati, Kama's wife, desperate sprinkle the body with the ashes of her husband, and implored Shiva to bring him back to life.
The great god, moved, promises that Kama reborn as Pradyumna, son of Krishna and Rukmini.
Kama is the god of love. Many shadu have been distracted in their meditations and austerities by this god, often sent by Indra to distract the humans who just got too close to the deity.
He was born from himself or he is the son of Dharma and Shradda, in other traditions he is the son of the goddess Lakshmi. On his red banner is painted the fish Kamara and his Vahana is a parrot.
He i salso called Smara (Memory), Dipak (Inflammation), Manmatha (the one who disturbs the spirit), Ishma (the owner of arrows), Mada (Drunkenness), Shamantaka (Destroyer of peace).
Before being the mythological god of love, Kama is an important metaphysical concept that already appears in the Vedas. He is the desire, why the One became indistinct multiple (see post).
The beautiful hymn of the Rig Veda (X, 129) which tells the beginning of time reminds us as Kama, the desire was the seed of the original creation and in this sense he is Aja, that is not born, Ananyaja, Born from nobody, Atmabhu, the existing by itself. The Atharva Veda instead calls him 'Engine of creation' and 'First Born'.

Kama  (काम) in sanskrit means love, to love is kamayati (कामयति) and "I love you" is "tvam kamayami" (त्वां कामयामि).
Kama is also one of the four purusarthas, the goals that every man should pursue during his earthly life: dharma, or moral rectitude, artha, or material wealth, kama, that the satisfaction of desires and finally moksha, or liberation from samsara, the cycle of rebirth.

venerdì 10 giugno 2011

Pradakshina e Prasavya

Particolare di colonna d'ottone in un tempio di Ernakulam
Girare intorno a un centro. La deambulazione circolare intorno a qualcosa è un rituale molto diffuso in India e ha un simbolismo molto significativo.
Si gira intorno alla statua di una divinità o di un lingam, si gira intorno al bue Nandin, si gira intorno al sacro fuoco Agni, si gira intorno a reliquie, a fiumi, a montagne, ad alberi sacri, si gira intorno al cadavere nei riti della cremazione.
Ognuna di queste deambulazioni circolari ha un significato e delle regole ben precise.
Innanzitutto la deambulazione può essere in senso orario o in senso antiorario.
Nel primo caso abbiamo la Pradakshina, che significa ‘verso destra’ ed è una deambulazione riservata ad i riti fausti, propiziatori o ai riti in onore delle divinità. Che la deambulazione ‘fausta’ segua il senso orario è dovuto alla circostanza che quello è il corso del sole e degli altri astri e quindi è considerato un movimento positivo, benevole, propiziatorio.
Tra le pradakshina più importanti mi piace ricordare il Giripradakshina (‘giri’ in sanscrito significa ‘montagna’ o ‘collina’) che consiste nella deambulazione intorno alla collina di Arunachala (‘colonna di fuoco’) a Tiruvannamalai in Tamil Nadu considerata come una rappresentazione del dio Shiva. Il pellegrinaggio viene svolto a piedi nudi per i 14 km del percorso.
Esiste anche il pellegrinaggio intorno al fiume Gange dalle sorgenti alla foce e viceversa, un percorso di migliaia di kilometri che dura anni, mentre il percorso intorno alla città sacra di Varanasi misura circa sessanta chilometri.
Anche gli sposi durante il rito matrimoniale del Vivaha effettuano sette giri in senso orario intorno al fuoco recitando il Gayatri mantra.
Da un punto di vista simbolico questa deambulazione è una metafora di quella che dovrebbe essere la vita del devoto. Come in questo rito al centro della deambulazione c’è dio o una sua immagine, così nella vita di ognuno il centro dovrebbe essere occupato da Dio innanzi al quale tutti siamo uguali. Infatti come ogni punto della circonferenza è equidistante dal centro così ogni devoto è uguale di fronte a Dio.
Quando invece la deambulazione è antioraria abbiamo la Prasavya (in sanscrito significa ‘verso sinistra’). E’ un movimento riservato ai riti funebri e ad altri riti non fausti o – addirittura – ai riti di magia nera.
Anche nei tradizionale rito funebre detto Antyesti l’erede maschio appicca il fuoco alla pira dove giace il corpo del defunto dopo avere fatto tre (o sette) giri antiorari intorno alla pira funebre.

venerdì 20 maggio 2011

Shivalingam


Shiva is the only Hindu deity who is revered as a non-iconic, non-anthropomorphic.
I refer to the lingam (or linga) and in its isolated form as it is combined with the yoni that you can see in this post and the following one.
Obviously there are several anthropomorphic images of Siva and of course the Mahadeva is also revered in his image 'explicit', the fact remains that he is the only Hindu god whose image is very often replaced by an abstract symbol, the lingam, also called just Shivalingam. And that is the lingam is placed and worshiped in Garbhagrha, the most sacred place of the Hindu temples, the place where is stored the image of the god is worshiped mainly in that temple, the sanctum sanctorum in fact.
The worship of the lingam, the main worship for the Lingayat sect of Shaivism, is very old as it is already present in the prevedic period.
This is a totally indigenous cultic element that - after an initial attempt to oust by the Vedism and Brahmanism - came in its own right to be part of Hinduism. Consider that in the Rig Veda despises those who worship the lingam.
As said the lingam can be alone or combined with the yoni.
Lingam in Sanskrit means 'sign ', 'track', mark and even 'phallus'. While yoni means origin, source, womb and indicates the female genitalia.
The lingam is a column, pillar, usually of stone, but can be any other material, in many texts it is described as a pillar of fire. It is built according absolutely predetermined shapes and sizes.
Its base is square and oriented in the four directions and usually is not visible being buried. The second part is octagonal and supported on the yoni.
The three parts of the lingam to be proportional to size based on many parameters including the caste of those who venerate it.
Typically, the surface of the lingam is smooth, but there are also lingam on which are carved images of God or one or more faces of Shiva. In the latter case we speak of Mukhalingam.
When the faces are five - as in the case of the lingam published in this post – the name is Panchamukhalinga. Five is a number of Shiva, as the syllables of his mantra Namah Shivaya.
The lingam is the symbol of Purusha, the cosmic man, the informal, the unchanging, all unspoken. Instead the symbol of the energy  of nature, prakriti, of all that is in the world is the yoni.
One is the immanent cause and the other the efficient cause.
The lingam is in the yoni, it is the power that manifests the unmanifested, is the womb where the lingam deposits its seed to generate all that exists in the universe.

Shivalingam

Lingam di pietra in un Garbhagrha
Shiva è l’unica divinità induista che è venerata anche in una forma aniconica, non antropomorfa.
Mi riferisco al lingam (o linga) sia nella sua forma isolata sia nella sua forma unita alla yoni che potete vedere in questo post e in quello successivo.
Ovviamente esistono molteplici immagini antropomorfe di Shiva e ovviamente il Mahadeva è venerato anche nella sua immagine ‘esplicita’, ciò non toglie che sia l’unico dio hindu la cui immagine è molto spesso sostituita da un simbolo astratto, il lingam appunto detto anche Shivalingam. Ed è il lingam che viene collocato e venerato nel Garbhagrha, la parte più sacra dei templi induisti, il luogo nel quale viene conservata l’immagine del dio principale venerato in quel tempio, il sancta santorum insomma.
Il culto del lingam, principale culto per la setta shivaita dei Lingayat, è antichissimo essendo già presente nel  periodo prevedico.
Si tratta di un elemento cultuale totalmente autoctono che – dopo un iniziale tentativo di estromissione da parte del vedismo e del brahmanesimo – è entrato a pieno diritto a far parte dell’induismo. Si pensi che nel Rig Veda si disprezza coloro che venerano il lingam.
Come detto il lingam può essere da solo o unito alla yoni.
Lingam in sanscrito significa ‘segno’, ‘traccia’ ed anche ‘fallo’. Mentre yoni significa origine, provenienza, grembo e indica l’organo femminile.
Il lingam è una colonna, un pilastro, generalmente di pietra, ma può essere di qualsiasi altro materiale, in molti testi è descritto come una colonna di fuoco.  È costruito secondo forme e misure assolutamente prefissate.
La sua base è di forma quadrata ed orientata nelle quattro direzioni ed in genere non è visibile essendo interrata. La seconda parte è ottagonale e appoggiata sulla yoni.
Le tre parti del lingam devono essere di dimensioni proporzionali in base a molteplici parametri inclusa la casta di chi lo venera. 
Panchamukhalingam
In genere la superficie del lingam è liscia, ma esistono anche lingam sui quali sono scolpiti immagini del dio o uno o più volti di Shiva. In questo ultimo caso parliamo di Mukhalinga.
Quando i volti sono cinque – come nel caso del lingam che pubblico in questo post – si parla di Panchamukhalingam. Cinque è uno dei numeri di Shiva, come le sillabe del suo mantra Namah Shivaya.
Il lingam è il simbolo del Purusha, l’uomo cosmico, l’informale, l’immutabile, il tutto inespresso. Il simbolo dell’energia invece, della natura, di prakriti, di tutto ciò che è nel mondo è la yoni.
Uno è la causa immanente e l’altra la causa efficiente.
Il lingam sta nella yoni, quest’ultima rappresenta il potere che manifesta l’immanifesto, è il grembo in cui il lingam deposita il suo seme per generare tutto ciò che esiste nell’universo.